Ultimo appello per i Dongria Kondh, popolazione minacciata in India, per gli effetti della ricchezza di bauxite sul loro territorio da parte di una delle più importanti multinazionali per la produzione di alluminio, la Vedanta Resources. Ultimo appello, rivolto a James Cameron, il regista di “Avatar”, perchè possa scuotere l’opinione pubblica in mondo sempre più globalizzato ma, insieme, più sensibile a un film che s’ispira alla realtà piuttosto che a quella realtà che potrebbe avere costituito l’ispirazione stessa dell’atto di creazione fantastica.
In Avatar i Na’vi descrivono la foresta di Pandora come il loro “tutto”, da cui dipendono, e sono disposti anche a sovvertire i propri parametri pur di mantenerla intatta contro una speculazione economica. La dinamica è la stessa sulle colline di Niyamgiri, dove vivono in Dongria. Per questo, desta scalpore l’appello pubblicato, sulla rivista dell’industria cinematografica “Variety” per mezzo di Survival International, l’associazione a difesa dei diritti dei popoli indigeni nel mondo.
Avatar non è solo fantasia… è anche realtà. La tribù dei Dongria Kondh, in India, sta combattendo per difendere la sua terra da una compagnia mineraria determinata a distruggere la sua montagna sacra. La prego, aiuti i Dongria. Noi abbiamo visto il suo film – ora lei guardi il nostro…
Via | Survival
Foto | cinematografo

Sembra proprio che i conflitti di competenza tra Stato e Regioni in fatto di energia non debbano terminare mai: dopo la decisione presa dal Governo di impugnare di fronte la Corte Costituzionale le leggi anti-nucleare di Puglia, Campania e Basilicata, ora arriva quella di impugnare anche la legge regionale abruzzese che bloccava le attività del Centro Oli di Ortona. Non è, tra l’altro, la prima volta che accade perché la stessa legge era già stata impugnata in precedenza esattamente un anno fa.
In pratica il Governatore abruzzese Giovanni Chiodi non ha fatto altro che bloccare fino al 31 dicembre 2010 tutte le attività di ricerca ed estrazione di petrolio e gas naturale nei parchi e nelle aree protette, cioè buona parte di quelle che contengono i pozzi e i giacimenti di gas e petrolio.
Il Governo, da parte sua, come aveva impugnato la legge che bloccava le estrazioni fino al 31 dicembre 2009, ha impugnato anche questa proroga di un anno. Riproponendo anche la stessa tesi, cioè quella che le attività industriali relative al settore idrocarburi sono da inquadrare nel settore della produzione di fonti di energia, che è materia regolata dal diritto comunitario e statale, non regionale.
Continua a leggere: Scontro Governo-Regioni anche sul petrolio: trivelle in azione in Abruzzo
Che l’Italia sia un paese ad altissimo rischio idrogeologico è ormai tristemente noto. I recenti fatti del messinese sono solo l’ultima drammatica testimonianza che, a furia di modificare il territorio, l’uomo ha fatto danni spesso irreversibili. Esistono, poi, testimonianze di questo fenomeno molto meno drammatiche ma assai significative perché riescono a mettere in luce come, dopo secoli di pacifica convivenza tra uomo e ambiente, basti veramente poco per rompere l’equilibrio.
E’ il caso del sito archeologico di Kamarina, in territorio di Ragusa, che dopo 2.600 anni di storia si trova minacciato da una galoppante erosione costiera. Apparentemente venute dal nulla e inspiegabili, le onde in appena un anno hanno già inghiottito decine di metri di costa e di reperti archeologici. Come sempre, però, la spiegazione al disastro c’è ed è un’opera dell’uomo: il principale imputato della distruzione di Kamarina, infatti, è il molo del vicino porto di Scoglitti che è stato prolungato per venire in contro alle esigenze dei pescatori.
A denunciare lo sbriciolamento della costa ci hanno pensato alcuni cittadini della zona pubblicando un video su YouTube che, nella sua semplicità e “spontaneità” tecnica, è una forte testimonianza dell’entità dell’erosione costiera lungo tutto il perimetro del sito archeologico. Da quel video è passato un anno. Ieri, finalmente, la Soprintendenza ai Beni Archeologici e Culturali di Ragusa ha effettuato un sopralluogo insieme ai cittadini che per primi si sono interessati alla vicenda e ad un drappello di Legambiente. Sono stati promessi finanziamenti e progetti per salvare il sito ma, onestamente, resta l’amaro in bocca se si pensa che quando a Palermo è stata firmata la Valutazione di Impatto Ambientale per i lavori di prolungamento del molo del porto di Scoglitti qualcuno avrebbe potuto e dovuto avere qualche lecito dubbio. Ma non ne ha avuto nessuno.
Per le riprese del video si ringrazia VideoUno.
Il progressivo allontanamento delle giovani generazioni dalla natura e, più in particolare, da un rapporto continuativo e simbiotico con la stessa, altera il normale sviluppo psicofisico nell’infanzia e nell’adolescenza conducendo a sintomi che vanno dall’iperattività, all’obesità, ai disturbi dell’attenzione e alle difficoltà di socializzazione. E’ quanto emerge da una serie di studi incrociati che si stanno svolgendo su scala globale, in particolare sotto l’egida degli Stati Uniti, in cui evidentemente, il problema viene captato come estremamente rilevante. Per arginare queste conseguenze, è stata promossa, negli Usa, la campagna “No child left inside” sostanziatasi in Italia nel progetto “Equilibri naturali” promossa nel 2009 dal Parco Nazionale dei Monti Sibillini.
Il progetto, che si sostanzia in attività di formazione specifiche per quanti lavorano nel campo della tutela delle aree protette e in una serie di incontri con l’infanzia volti a rafforzare il legame con la “Madre terra” in tutta la vastità delle sue accezioni, sta vivendo una fase di rapida espansione sotto il coordinamento dell’AIDAP-Unione per i Parchi e la Natura d’Italia.
Martedì 9 febbraio, presso l’ambasciata Usa a Roma, le esperienze maturate in un anno nel nostro Paese e negli Stati Uniti verranno confrontate per individuare una strategia comune finalizzata alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica sul tema del “disturbo da deficit di natura” e sull’importanza delle aree protette come laboratori en plein air. Affinché i bambini possano ricominciare a interfacciarsi con la magia del mondo naturale perdendosi tra giochi, sogni, escursioni e amicizia.. Sarà possibile seguire la conferenza in diretta su facebook
Nella giornata di ieri, sulla scia delle discussioni relative all’articolo 38 che condurrebbe, se approvato anche alla Camera, a una stagione venatoria praticamente onnipresente, l’Associazione Vittime della Caccia (AVC) ha presentato un interessante dossier al Senato contenente i numeri degli incidenti relativi a questa discutibile attività nell’arco dei soli 5 mesi in cui essa, al momento, è consentita.
Nel periodo 2 settembre 2009 - 31 gennaio 2010, dunque, si sono contati 23 morti e 72 feriti. Per lo più concentrati nei mesi di ottobre (25 feriti, 6 morti) e novembre (17 feriti, 4 morti). Il primato negativo, con 4 feriti e 9 morti, tocca a un’atterita Emilia Romagna. Più in dettaglio, le donne colpite al volto - fra cui la moglie di un cacciatore deciso a mandar via gli uccelli dal giardino di casa inforcando il fucile.. - sono state 5. Impallinati, tra gli altri, anche innocenti frequentatori dei boschi e gaudenti cercatori di funghi, oltre a ciclisti e operai… Non stupisce, evidentemente, il fatto che le più numerose vittime si contino, però, proprio tra gli stessi cacciatori. Insomma: ce n’è per tutti i gusti… E abbastanza per riflettere anche per quanti non pongono esattamente al primo posto fra i propri interessi la tutela degli animali…
Foto | Flickr

Herbman è un personaggio di dimensioni fuori dal normale, il cui corpo è interamente ricoperto di piante ed erbe officinali, che gira il mondo per spiegare alla gente gli usi e gli effetti delle piante di cui è vestito.
Il progetto Medical Herbman Cafè è una iniziativa di educazione sostenibile, che utilizza i fondi raccolti tramite la vendita di tè e cibi naturali per la costruzione di aree parco giochi nei Paesi in via di Sviluppo.
Gli ideatori del progetto girano il mondo in un container, che fermano in un grande prato e allestiscono come Cafè grazie ad una cucina da campo: di fronte all’area ristoro si ferma the Herbman, pronto a spiegare ai visitatori di quali erbe sono fatti i suoi muscoli, di quali piante medicinali abbondano le sue ginocchia, cosa si cura con le foglie che ricoprono la sua pancia.
Se vi dovesse capitare di incontrarlo, sappiate che il suo vestito cambia in base alla zona in cui si ferma, perché ognuno deve conoscere le piante locali, che crescono in modo naturale. Benvenuto Herbman, speriamo di incontrarti presto in Italia!
via | Inhabitat
Gordon Hempton è un ecologista che cerca nei suoni della natura la ragione per proteggere e preservare la bellezza della terra, o cerca il segno della natura nei pochi posti in cui è ancora possibile ascoltarla.
In The Soundtracker, Gordon Hempton spiega questa sua ricerca, cominciata nel 1984, quando nell’area di Washington si contavano 21 luoghi incontaminati in cui era possibile ascoltare distintamente la voce dalla natura, lontano dal traffico e dall’azione dell’uomo. Oggi ne rimangono soltanto tre, ma la questione non è relativa ai suoni quanto ai luoghi, che devono essere protetti, e registrarne le voci è solo un altro modo per dirlo. E voi, quante volte avete ascoltato la voce della natura?
via | newsweek

All’interno della cornice di Mediterre 2010, la manifestazione appena conclusasi a Bari, dedicata ai Parchi e alle aree protette del Mediterraneo, la Puglia ha detto sì alla Carta Europea del Turismo Sostenibile.
Nel corso del convegno in cui si è parlato dell’importanza del turismo verde come mezzo per tutelare l’ambiente e come risorsa per far fronte alla crisi, la Puglia ha sottoscritto il protocollo d’Intesa tra i suoi Assessorati al Turismo e all’Ecologia e Federparchi, per l’applicazione dei principi della Carta Europea sul Turismo Sostenibile nelle aree protette della regione.
La Puglia è una regione molto ricca dal punto di vista naturalistico: dai boschi della Foresta Umbra alle Isole Tremiti, dal Parco dell’Alta Murgia alle riserve naturali delle Cesine e di Torre Guaceto, dai Laghi Alimini alle scogliere di Porto Selvaggio, tanti e diverse sono le aree protette e quelle ancora da proteggere, sperando che l’apertura della regione porti ad un turismo davvero sostenibile e non rimanga uno sterile accordo sulla carta.

Gli alberi di Pino Pinus longaeva sono tra le piante più vecchie del mondo: in California, sulle cime delle White Mountains, la presenza di pini si risale a circa 5000 anni fa. Per questo gli esemplari di pino che crescono sulle cime di queste montagne sono tra le piante ideali per studiare i cambiamenti climatici ed i loro effetti sulla flora e la fauna.
Uno studio, pubblicato su Pnas, rivista dell’Accademia Nazionale delle Scienze inglese, ritiene che sia stato l’aumento delle temperature dal 1950 in poi a causare la diffusione e la crescita senza precedenti dei pini in zone di latitudine molto vicina a quella in cui i pini non potrebbero crescere.
Dalle analisi effettuate sui pini vicini alla Treeline, ovvero la zona critica in cui ogni aumento o rallentamento di crescita è significativo, risulta che gli alberi sono cresciuti più nei 50 anni che vanno dal 1950 al 2000, che nei precedenti 3700 anni. Il dato è significativo perché indica che i cambiamenti climatici hanno toccato i pini, ma soprattutto che le temperature sono aumentate a causa dell’inquinamento e delle emissioni degli ultimi 60 anni, anche sulle cime delle montagne, in tutte e tre le zone prese in considerazione attraverso l’analisi della miracolosa crescita dei pini.
via | ncdc.noaa.gov

Se invece di avere paura del giardinaggio vi interessate del rapporto tra natura ed ambienti costruiti, questo è un caso di Savethedate che fa per voi: dall’11 febbraio al 18 marzo 2010, tutti i giovedì dalle h.18.00 alle h.20.00 si svolgerà Natura e Architettura, una serie di incontri aperti dedicati al delicato rapporto tra le due.
Nella Saletta Lab, all’interno della mostra Green Life, Legambiente, Promoverde, Nemeton High Green Tech Magazine organizzano una serie di incontri aperti dedicati alla possibile evoluzione in parallelo di Natura e Architettura, alla loro integrazione.
Se da una parte ingegneri e architetti devono imparare a conoscere la natura e le piante per poterle integrare al meglio nelle future costruzioni, dall’altra gli agronomi devono riuscire ad integrarsi al mondo dell’edilizia: tutte le professionalità devono unirsi per poter sfruttare al massimo le potenzialità dell’architettura sostenibile nel limitare le emissioni di CO2.
Chi fosse interessato agli incontri, trova qui il calendario con i dettagli. Vi anticipo soltanto che si parlerà di biopiscine e di giardini verticali e di altri argomenti interessanti anche per chi non è né arch. né ing., ma ha a cuore il futuro delle città.