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ECOLOGIA

Patrimonio Mondiale Naturale: Italia propone le faggete vetuste dei parchi

Presentato in sede Unesco il dossier per estendere il Patrimonio Mondiale Naturale con alcune oasi verdi italiane di particolare pregio ambientale.

L’Italia è piena di Parchi e Riserve, che puntano a salvaguardare l’eccezionale patrimonio naturalistico del nostro paese. Per affermare ulteriormente questa vocazione green, il Ministero dell’Ambiente ha candidato le faggete vetuste dei Parchi Nazionali dell’Aspromonte, del Gargano e del Pollino come siti del Patrimonio Mondiale Naturale.

La presentazione ufficiale del dossier è avvenuta negli scorsi giorni a Parigi, presso l’Unesco, evidenziando le caratteristiche uniche, sotto il profilo botanico, di tali distese di specie arboree della famiglia delle Fagaceae.

Ecco le parole del ministro dell’ambiente Sergio Costa: “Auspico che anche questo nuovo processo possa avere un esito favorevole, rafforzando ancor più i riconoscimenti Unesco italiani, a riprova dell’attenzione e dell’impegno che assicuriamo nella tutela e nella conservazione del nostro eccezionale patrimonio“.

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Per entrare più nello specifico, andiamo alla scoperta delle località del Belpaese inserite nella proposta di estensione del Patrimonio Mondiale Naturale “The Ancient and Primeval Beech Forests of the Carpathians and Other Regions of Europe”:

– La faggeta “Pollinello”, estensione di quella di “Cozzo Ferriero” già facente parte del sito, nel Parco Nazionale del Pollino.
– La foresta “Valle Infernale” nel Parco nazionale dell’Aspromonte.
– Un’ulteriore parte della “Foresta Umbra”, già riconosciuta.

La candidature presentate hanno coinvolto, oltre all’Italia, anche Bosnia-Erzegovina, Francia, Montenegro, Repubblica Ceca, Repubblica di Macedonia, Polonia, Serbia e Svizzera. Sarà una bella sfida green.

Ricordiamo che il Patrimonio Mondiale Naturale copre attualmente 12 Paesi (Albania, Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Italia, Germania, Romania, Slovenia, Slovacchia, Spagna e Ucraina) per un totale di 77 componenti.

Fonte | Ministero dell’Ambiente

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