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Tutti gli articoli con tag Cina

L'Italia insegna alla Cina a raccogliere l'olio usato

pubblicato da Marina Perotta

Oli usati e rigenerati, l'Italia insegna il suo sistema alla Cina

Il COOU, Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati ha stretto un accordo con la Cina attraverso il protocollo siglato a Anqing dal presidente Paolo Tomasi e la China National Resources Recycling Association durante il 4° Convegno Annuale sull’Industria della Rigenerazione degli Oli Usati. Gli italiani, insegneranno ai cinesi il sistema raccolta e rigenerazione degli oli usati, così come funziona da noi.

L’olio lubrificante è un rifiuto pericoloso e se disperso nell’ambiente è altamente inquinante. Ricorda il COOU:

In Italia la raccolta e il corretto riutilizzo dei lubrificanti usati sono garantiti dal Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati, istituito per legge e in attività dal 1984. In questi anni il Consorzio ha ottenuto importanti risultati: oltre 4,53 milioni di tonnellate di olio lubrificante usato raccolto e circa 2,9 miliardi di euro risparmiati sulle importazioni di petrolio. Oggi, il nostro Paese si colloca ai vertici in Europa per percentuali di lubrificante usato raccolto ed è al primo posto per la percentuale di olio usato rigenerato.

Via | Comunicato stampa

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Fotovoltaico: nuovo atto della guerra commerciale tra Obama e la Cina

pubblicato da SerenaVariabile

obama

Nuova stangata in arrivo sulle importazioni di pannelli solari cinesi in Usa: dopo la prima stretta annunciata in marzo, il Dipartimento del Commercio americano chiude l’indagine per dumping avviata in seguito alla denuncia presentata dalla filiale Usa della tedesca SolarWorld.

L’amministrazione Obama sanziona, dunque, con un balzello che varierà dal 30% al 250% - il più alto mai imposto - il comportamento commerciale scorretto della Cina, che di fatto immetterebbe sul mercato pannelli a prezzi inferiori ai costi di produzione. Con la conseguenza di penalizzare fortemente l’industria fotovoltaica a stelle e strisce, costretta a licenziare già 2.000 addetti.

La difficoltà nel competere con i prezzi stracciati delle aziende cinesi è un tema che arroventa da tempo la singolar tenzone che contrappone le politiche commerciali americane e cinesi, che si erano confrontate tempo fa anche sulla questione delle terre rare (ne avevamo parlato qui). Ed è un tema particolarmente sentito anche in Europa, dove la riduzione degli incentivi sembra minacciare di ridurre ai minimi termini il comparto delle rinnovabili nei due dei maggiori mercati, Italia e Germania.

Gli ambientalisti americani non sembrano essere, però, persuasi della bontà della nuova misura introdotta dal Dipartimento: la disponibilità di pannelli a buon mercato avrebbe contribuito all’alfabetizzazione energetica degli americani, educandoli all’utilizzo di fonti rinnovabili. Ora, con i nuovi dazi, i prezzi aumenteranno per tutti, proprio nel momento in cui il costo del barile stava rendendo più competitiva l’energia solare.

Una vicenda certamente complessa, quella del fotovoltaico e della green economy in senso lato, che dall’Europa agli Stati Uniti si conferma il terreno di confronto tra interessi strumentali della politica – con le elezioni presidenziali USA alle porte – e interessi delle multinazionali. Con logiche lontane anni luce dalla necessaria cooperazione energetica tra stati.

Via | FoxNews
Foto | Flickr

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Incentivi alle rinnovabili: l'Europa accusa la Cina di concorrenza sleale

pubblicato da Marina Perotta

Fotovoltaico dalla Cina, l'Europa pensa a multe anti dumping

Il risveglio di primavera dell’Europa in merito alle energie rinnovabili, tra cui spiccano eolico e fotovoltaico è brusco: da incubo. In un articolo piuttosto piccato su Euractiv si annunciano multe e azioni legali contro la Cina a causa delle pratiche scorrette in merito al fotovoltaico. Ma per la verità a me viene solo il dubbio che in Europa fatte le regole del liberismo non si sappiano poi applicare.
Gli Usa, invece, la notizia è di ieri, hanno deciso di difendersi applicando una tassa diciamo di perequazione che serva a riportare i prezzi troppo bassi dei pannelli solari cinesi in linea con i prezzi dei pannelli fotovoltaici americani.

Cosa accade? In Cina l’investimento sulle energie rinnovabili è cresciuto a dismisura negli ultimi anni, poiché cercano di raggiungere l’obiettivo di fornire il 15% del consumo di energia da fonti rinnovabili entro il 2015. Nel 2010, la Cina ha superato gli Stati Uniti come il leader globale nella capacità eolica installata - da 41,8 GW a 40,2 GW - ed ha messo a disposizione 30 miliardi di prestiti e sussidi alle sue aziende di energia solare.

D’altronde i cinesi spiegano di non avere altra scelta se devono raggiungere gli obiettivi di contenimento delle emissioni di CO2 e e di sviluppo di energie rinnovabili così come richiesto dal UN Framework Convention on Climate Change. Il punto è che le aziende europee si lamentano che sono però di fatto estromesse dal mercato cinese non potendo contare su altrettanti incentivi e sgravi fiscali da parte dei loro governi. Dunque l’Europa è invasa da prodotti cinesi quali pannelli fotovoltaici a basso prezzo; in Cina non entra un pannello fotovoltaico europeo a cauda dei prezzi elevati.

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Terre rare: Usa, Europa e Giappone in guerra con la Cina

pubblicato da Marina Perotta

Obama scatena la guerra delle Terre rare contro la Cina Proprio in queste ore Usa, Europa e Giappone hanno aperto un fronte di ostilità contro la Cina a causa delle Terre rare, ossia quei 17 minerali (scandio, ittrio, neodimio, lantanio, gadolinio, cerio, europio, praseodimio, lutezio, samario, tulio, itterbio, erbio, promezio, olmio, disprosio, terbio) usati in tutta l’elettronica mondiale. La Cina da un anno ha imposto un tetto sia alle estrazioni sia alle esportazioni. I minerali sono stati centellinati probabilmente per tenerli gelosamente vincolati ai prodotti interni, si dice in attesa del boom delle batterie delle auto elettriche.

Attualmente sono esportati dai cinesi 30mila delle 60mila tonnellate richieste. Ma il mercato ha fame di questi minerali che compaiono in tutti i prodotti elettronici: dai telefonini ai pc. Una prima risposta arriva dalle nuove esplorazioni che si stanno effettuando in Mozambico, Namibia e Sudafrica e nell’attesa che le nuove miniere diano le risorse gli Usa hanno deciso di ricorrere al WTO per imporne l’esportazione alla Cina. Ma le Terre rare, sono appunto rare e in via di esaurimento: ne scrivevo un anno fa. A due anni fa, invece, risale la decisione della Cina di sospendere il rilascio di nuove licenze per sondaggi e estrazioni arrivando a porre massimali sia alla produzione sia all’esportazione. Per i cinesi è diventato prioritario proteggere l’ambiente e l’estrazione delle Terre rare è devastante per gli ecosistemi.

Il sospetto di Usa, Europa e Giappone però è che l’ambiente sia solo un mezzo per controllare ulteriormente le materie prime estratte. La Cina attraverso la XinHua fa sapere:

Le quote di esportazione di Terre rare sono eque e legittime e sono semplicemente volte a tutelare l’ambiente e le sue risorse naturali. Sono inoltre conformi alle pertinenti norme del WTO. Per lungo tempo, la disordinata estrazione mineraria di Terre rare è stat accusata di produrre danni ambientali in Cina. Ad esempio nelle province meridionali dello Jianxi il Governo locale ha speso 38miliardi di Yuan (circa 6 miliardi di dollari Usa) per bonificare il locale ecosistema devastato dall’estrazione di Terre rare.

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L'Europa vende troppi rifiuti alla Cina e perde materie prime

pubblicato da Marina Perotta

l'europèa manda troppi rifiuti in cina

Malgrado le iniziative da Bruxelles per promuovere i rifiuti come risorsa preziosa questi sono spesso spediti via mare in Asia e verso le economie in forte espansione. Invece di essere riutilizzati in Europa.

Portiamo in Cina, India e Indonesia sopratutto plastica, vetro e carta e non solo, come spesso viene denunciato, materiali pericolosi e rifiuti elettronici. Dal 1995 al 2005 le esportazioni di carta da macero sono passate dagli 1,2 milioni di tonnellate ai 7,8 milioni di tonnellate e nella sola Cina si è passati da 0 tonnellate a 4,5 milioni di tonnellate; le esportazioni di rifiuti di plastica sono aumentate da 0,2 a 1,6 milioni di tonnellate, di cui la metà finiscono in Cina e a Hong Kong.

Per quanto riguarda i metalli portiamo in Cina acciaio, rame, alluminio e nickel. Tuttavia, più materiali sono esportati sotto forma di rifiuti elettronici, come telefoni e computer portatili. Le esportazioni di rottami di ferro e acciaio sono aumentate di 6,7-8,1 milioni di tonnellate, mentre le esportazioni di rame, alluminio e nickel dall’UE dei Venticinque ha raggiunto quasi 1,6 milioni di tonnellate nel 2005.

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Wikileaks: La Cina nasconde i dati sull'inquinamento

pubblicato da Gabriele Capasso


Secondo gli ultimi documenti rilasciati da Wikileaks la Cina nasconderebbe i dati sull’inquinamento atmosferico. La rivelazione proviene dall’ultimo aggiornamento del portale dell’organizzazione internazionale no profit che, ormai lontana dal clamore dei media tradizionali, continua a diffondere i “cable” interni della diplomazia americana. L’ambasciata statunitense a Guangzhou riferiva, in una comunicazione interna, che la Cina non misurerebbe l’inquinamento da Pm 2.5 per “timore delle conseguenze politiche“.

Non una semplice contraffazione dei dati, ma la decisione di evitare l’avvio di un programma di monitoraggio e, in caso contrario, l’indicazione di non diffonderne le risultanze. Un esempio? Nel distretto industriale di Guangdong i livelli di Pm 2.5 nel 2006 erano fra 5 e 10 volte superiori a quelli raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, ma questi dati non vennero mai diffusi pubblicamente e rimanere nella cerchia di pochi ricercatori e politici.

In un documento datato 19 settembre 2006 si legge:

Academics and research scientists in Guangdong, who are increasingly concerned about the region’s serious air pollution, but feel pressured to tone down their comments lest they face cuts in research funding … Scientists acknowledge that lack of transparency for existing air pollution data is a major problem both for research and policy making.

Il problema dell’inquinamento veniva dunque insabbiato e nascosto, nonostante le preoccupazioni dei pochi a conoscenza di quei numeri.

Via | Guardian

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In Cina un'altra marea nera, ma tenuta nascosta

pubblicato da Gabriele Capasso


Quando avvenne il disastro della Deepwater Horizon nel Golfo del Messico, con la gigantesca marea nera che ha messo in ginocchio l’ambiente e l’economia locale, tutti gli occhi del mondo erano puntati sull’enorme pasticcio provocato dalla piattaforma della BP. Questo non poteva certamente consolare, ma può aver contribuito a diffondere la verità incontestabile della pericolosità per l’uomo e per l’ambiente di questo tipo di attività estrattive.

Non in tutto il mondo succede lo stesso. Negli scorsi giorni le notizie della piattaforma Penglai 19-3, proprietà dell’azienda statale cinese Cnooc e della statunitense ConocoPhillips, sono state puntualmente silenziate. Le due aziende avevano inizialmente smentito la fuoriuscita, salvo poi dichiarare che era tutto “sotto controllo“.

Ora anche gli addomesticati media cinesi sono furiosi perché con il passare delle ore diventa evidente che il disastro non solo c’è stato, ma è ormai palese il tentativo delle due aziende di nascondere la verità. Secondo il China Daily, che ha duramente criticato la censura delle autorità, complici dei proprietari della piattaforma, una gigantesca macchia d’olio che si sviluppa su 4200 chilometri quadrati nel mare a nord della Cina si avvicina alla costa e le prime particelle essiccate di petrolio sono state ritrovate sulla spiaggia di Dongdaihe, nella provincia di Liaoning. Certamente più facile negare l’evidenza quando i media non vengono (o non vogliono essere) messi nella posizione di informare i cittadini.

[Via | Bluewin]

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Corsa alle rinnovabili: la Cina surclassa gli USA

pubblicato da Gabriele Capasso


Gli americani amano le cosiddette Infographic, quegli strumenti che consentono di organizzare informazioni e dati all’interno di immagini esplicative. La chiarezza e l’immediatezza sono evidenti, anche quando vengono utilizzate per spiegare che “La Cina sta rompendo le ossa” (traduzione elegante) agli Stati Uniti per quanto riguarda l’energia pulita. Questa particolare infografica, la potete trovare qui, realizzata da One Block Off the Grid è particolarmente sconfortante per gli statunitensi.

Con poche semplici immagini viene spiegato come la Cina ha superato gli USA sia come investimenti nelle rinnovabili sia come investimenti che come produzione (103 contro 58 gigawatts) grazie ad una politica di investimenti molto aggressiva che punta a trasformare il paese nel primo mercato per il solare e l’eolico. Già oggi in Cina il 15% dell’energia necessaria al sempre crescente fabbisogno proviene da fonti rinnovabili contro l’8% degli USA. Per semplificare basta tener presente un fatto: per ogni tre dollari finiscono in spese militari in Cina se ne investe almeno 1 nelle rinnovabili, negli Stati Uniti sono necessari 41 dollari utilizzati per gli armamenti e missioni all’estero per trovarne uno che finisca nella creazione di impianti eolici e fotovoltaici.

Sufficientemente chiaro così?

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Agonia e avorio

pubblicato da Marina Perotta

elefanti trucidati per le loro zanne d'avorio

Il titolo in inglese rende meglio: Agony and Ivory e lo pubblica Vanity Fair nella sua edizione Usa. L’avorio è quello degli elefanti e l’agonia è sempre quella degli elefanti trucidati a causa dei loro denti. Il dossier di 8 pagine è firmato da Alex Shoumatoff con le foto di Guillaume Bonn.

Shoumatoff ha viaggiato dal Kenya a Seattle (dove è stato messo a punto un sistema di tracciabilità con il DNA) al Guanzhou in Cina seguendo proprio la rotta dell’avorio clandestino e documentando le varie tappe di questo assurdo commercio. Ha conosciuto però anche chi lo combatte. Ha notato che il numero degli elefanti è in costante diminuzione e che rischiano seriamente la sopravvivenza.

Il racconto di Shoumatoff a tratti commuove e a tratti fa rabbia. Descrive con dovizia di particolari come i bracconieri dopo aver ammazzato gli elefanti con frecce avvelenate infieriscano a colpi di macete per sfilare loro le zanne e di come i turisti, noncuranti, acquistino peli, code, unghie appena tagliati dai pachidermi assassinati. Le carcasse sono poi abbandonate lungo il ciglio delle strade battute e piene di pozze di sangue invase da mosche.

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Cina e Vietnam si contendono il petrolio delle Isole Spratly

pubblicato da Marina Perotta

le isole spratly contese da cina e vietnam

Nel Mar cinese meridionale si sta disputando una guerra fredda per il controllo delle Isole Spratly, che peraltro sono disabitate, ma ricche di risorse naturali quali petrolio e gas.

I cinesi spiegano che non hanno intenzione di scatenare nessuna guerra e che i paesi non coinvolti direttamente in questa vicenda possono anche restare a casa loro. Insomma, fuori dai piedi tutti gli altri e il messaggio è rivolto agli Usa, perché con il Vietnam, sicuramente troveranno un accordo. Per ora i comunicati stampa scrivono di esercitazioni militari nella zona a opera della marina vietnamita; di proteste presso le ambasciate cinesi e Pechino però mantiene la calma.

Spiega Asia News:

A contendere le mire espansionistiche di Pechino vi sono il Vietnam, le Filippine, la Malaysia, il Sultanato del Brunei e Taiwan, cui si uniscono la difesa degli interessi strategici degli Stati Uniti nell’area.

Via | Infooggi, Asia News
Foto | Welt-Atlas

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