Tutti gli articoli con tag IPCC

I Senatori anti Kyoto

pubblicato da Peppe Croce in: Clima Italia Persone Politica

Nove senatori contro Kyoto

Nove Senatori della Repubblica tornano alla carica e chiedono di dichiarare decaduto l’accordo europeo sul 20-20-20, cioè il cosiddetto “Pacchetto clima“. I Senatori in questione portano i nomi di Antonio D’Alì (primo firmatario), Valerio Carrara, Andrea Fluttero, Cosimo Izzo, Vincenco Nespoli, Guido Possa, Cosimo Sibilia, Sergio Vetrella, Guido Viceconte.

Sono tutti e nove del Pdl, e il documento con il quale chiedono che l’Italia abbandoni la lotta al cambiamento climatico è l’Atto di Sindacato Ispettivo n° 1-00248, in pratica una mozione con delle richieste al Governo.

Non è affatto la prima volta che i Senatori del Pdl tentano di affondare le politiche di riduzione delle emissioni di CO2. Ci avevano già provato l’anno scorso e, allora, furono in 39 a firmare. Questa volta i Senatori negazionisti, i cui santini sono riportati nella gallery a futura memoria, prendono spunto dal recentissimo “Clima gate” e chiedono che l’Italia si spenda affinchè si faccia un po’ di pulizia etnica all’interno della Commissione Ipcc, cioè il board internazionale di scienziati che studia i cambiamenti climatici e redige i rapporti sui quali si dovrebbero modellare le politiche virtuose in fatto di clima.

Pulizia etnica? Sì, in un certo senso, perchè la richiesta è che si mandino a casa il Presidente dell’Ipcc Pachauri e il Commissario De Boer e, contemporaneamente si promuova una “maggiore e più qualificata” presenza italiana dell’Ipcc. Più italiani, quindi, magari scelti dal Pdl.

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Franco Prodi:"Pensate all'ambiente e lasciate stare i cambiamenti climatici"

pubblicato da Marina in: Clima Scienza Europa Persone Politica

Franco Prodi analizza i cambiamenti climatici Molto spesso sul blog abbiamo discusso di cambiamenti climatici, di origini antropiche delle emissioni di CO2, di azioni da intraprendere per contrastarli. Il punto, però come già ci aveva fatto notare Guido Guidi, maggiore dell’aeronautica militare, meteorologo televisivo nonché blogger di climatemonitor è che mancano evidenze scientifiche o meglio modelli di previsione certi che ci dicano come e quando il presunto riscaldamento globale influirà sui cambiamenti climatici.

Dice Franco Prodi, già direttore dell’Istituto di Scienze dell’atmosfera e del clima del Cnr che da 40 anni si occupa di clima:

Non sono negazionista né catastrofista ma la scienza sa ancora troppo poco dell’evoluzione climatica e i nostri modelli, quelli dell’Intergovernmental panel of climate change (Ipcc), sono nella loro infanzia. Questo non significa che il clima non può peggiorare. Anzi, proprio perché non è lineare ed è scarsamente prevedibile, il futuro potrebbe essere peggiore delle peggiori previsioni. Bisogna però evitare che di clima parlino solo gli economisti, gli agronomi o qualsiasi incompetente di passaggio.

Spiega Prodi a proposito del vertice di Copenaghen:

A Copenhagen mica ci vanno gli scienziati del Cnr, ci vanno quelli che ha nominato il ministero…Adesso il filone dominante è quello dell’ “adattamento”, ossia si deve correre ai ripari per rimediare a un cambiamento climatico in atto. E si prende come dato di fatto un rapporto (quello dell’Ipcc, NdR) di scenari possibili. Ma se non siamo neppure certi se sarà di 1 grado o di 8, che genere di previsione è mai possibile? Si discute soltanto di “principio di precauzione”. Ricordo una discussione che feci con mio fratello Romano, quando era presidente del Consiglio. Lui sosteneva che il politico deve comunque prendere in mano il problema e provvedere. Io gli risposi che la conoscenza scientifica, quella vera, si ha soltanto con una spiegazione e una previsione. Questo mi hanno insegnato all’università. La spiegazione e la previsione sul clima, oggi, non ci sono.Perché non si conoscono le nubi, la loro variabilità per effetto indiretto dell’aerosol (particelle e corpuscoli in sospensione in atmosfera, ndr), gli effetti diretti dell’aerosol stesso sui bilanci di radiazione… La CO2 influisce, ma lo stesso fa il metano. Se uno prende un modello di radiazione e l’adatta alla CO2 “vede” il riscaldamento, ma poi bisogna tener conto di tante altre variabili e incognite.

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De Boer (UNFCC): "Russia, Usa e Giappone non si battono abbastanza contro i cambiamenti climatici"

pubblicato da Orangeskies in: Inquinamento Clima Internazionale Politica


I grandi paesi industrializzati non mostrano l’ambizione che sarebbe loro necessaria nella lotta contro i cambiamenti climatici. E’ l’opinione di Ivo De Boer, segretario olandese dell’UNFCC (United Nations Framework Convention on Climate Change), organismo dell’ONU che si occupa di clima, durante una conferenza a Bonn, preparatoria del congresso di Copenaghen in cui si dovrebbe superare il Protocollo di Kyoto.

Gli obiettivi di riduzione dei paesi più ricchi, presentati finora da una trentina tra i paesi più industrializzati, tra cui quasi tutti quelli dell’Unione Europea, prevedono una riduzione delle loro emissioni, da qui al 2020, tra il 17 e il 26%.

Il gruppo ONU intergovernativo di esperti in cambiamenti climatici (IPCC), d’altra parte, ritiene necessario che le emissioni si riducano tra il 25 e il 40%, rispetto ai livelli del 1990, e questo sarebbe lo sforzo minimo da attuare per evitare danni al pianeta maggiori di quelli che si sono già verificati.

Ma la cosa più grave, secondo De Boer, è che tra i paesi che finora hanno presentato proposte, non figurano alcuni dei colossi del mondo industrializzato: in particolare, nell’elenco non figurano gli Stati Uniti (nonostante il new deal di Obama), il Giappone e la Russia.

Via | Informador
Foto | Flickr

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Cambiamenti climatici: le mucche sono da assolvere?

pubblicato da Marina in: Animali Inquinamento Clima Italia Internazionale Alimentazione La posta di ecoblog

Le mucche responsabili dei cambiamenti climatici? Mi scrive Caludio Costa, medico veterinario consulente ambientale coopagri il quale mi spiega che secondo i dati da lui analizzati relativi al Rapporto ISPRA sulle emissioni zoogeniche, per intenderci le emissioni di metano ad opera dei ruminanti, che interessano gli allevamenti, sono errati e in un certo senso colpevolizzano la zootecnia.

Fino ad oggi la tendenza è stata quella di dire che gli allevamenti intensivi di bovini, ma anche di altri animali, inquinano quanto i SUV.

Secondo il rapporto dell’ISPRA, gli allevamenti inquinano, anche se i gas serra sono in diminuzione,:

risulta che nel 2006 il 79% delle emissioni è stato determinato dagli allevamenti bovini: il 41% deriva dalle vacche da latte, e il 38% dagli altri bovini. L’80% delle emissioni di metano dovute a fermentazione enterica provengono da Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte (in testa alle emissioni), Sardegna, Veneto, Campania, Lazio e Sicilia.

Ma rispetto alla responsabilità dei bovini delle emissioni nell’atmosfera di metano non è d’accordo Claudio Costa. Dopo il salto le sue motivazioni.

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Cambiamenti climatici: è il sole non il tuo Suv

pubblicato da Marina in: Clima Scienza Internazionale Persone

Sole contro suv Prima di sparare sulla sottoscritta, vi chiarisco il titolo: E’ il sole non il tuo SUV è un libro scritto da John Zyrkowski che proviene dal settore automobilistico avendo lavorato anche per Toyota. Bè direte, cosa volevi scrivesse, uno che si occupa di automobili, che il cambiamento climatico sia dovuto proprio alle vetture? Certemente le assolve!

Ebbene, ad avergli dato credito è stata APS American Physical Society attraverso il DailyTech.

E infatti Jeffrey Marque editor di APS ha detto:

Vi è una notevole presenza di persone, all’interno della comunità scientifica, che non sono d’accordo con la conclusione che IPCC che le emissioni di CO2 siano di origine antropica e che sia l’uomo il principale responsabile del riscaldamento globale che si è verificato dopo la rivoluzione industriale.

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Come cambia il clima secondo il Worldwatch Institute

pubblicato da Roberto Bosio in: Inquinamento Clima Natura Informazione Internazionale Nord America

Il Worldwatch Institute è uno dei più importanti istituti di ricerca ambientale degli Stati Uniti, e da venticinque anni pubblica un rapporto annuale - lo State of the World, tradotto in più di trenta lingue - ricco di dati e informazioni, che rappresenta una fonte importante per conoscere, non solo lo stato del mondo, ma anche quello dei sistemi umani nelle loro relazioni con i diversi ecosistemi e le risorse naturali di tutto il mondo.

L’edizione 2009 si concentra sui cambiamenti climatici e raggruppa 47 tra i principali studiosi al mondo sul tema. Parte dai dati del quarto rapporto di valutazione dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) . I gas ad effetto serra sono aumentati, passando dai 22,6 miliardi di tonnellate di anidride carbonica prodotti nel 1990 ai 31 miliardi del 2007 - per una crescita del 37% -, provocando un aumento della concentrazione di CO2 (+2,2 parti per milione l’anno, e non più 1,5), e delle temperature globali - 11 degli ultimi 12 anni sono tra i più caldi da quando ci sono misurazioni.

Per questo la task force di scienziati ONU ha affermato chiaramente che “il riscaldamento del sistema climatico è inequivocabile, come è ormai evidente dalle osservazioni degli aumenti nelle temperature medie globali dell’aria e degli oceani, il diffuso scioglimento delle nevi e dei ghiacci, e l’aumento della media globale del livello dei mari”.

La differenza sta nelle stime. L’Ipcc prevede un aumento nel livello degli oceani per lo scioglimento dei ghiacci di 59 centimetri in questo secolo, mentre il Worldwatch Institute disegna scenari in cui la crescita dei mari si misura in metri e non in centimetri. Difficoltà di prevedere il futuro che riguardano anche le disponibilità di cereali a seguito dei cambiamenti climatici. In Africa, tra i 75 e i 250 milioni di persone dovranno far fronte a carenze idriche, a causa del cambiamento climatico, entro il 2020. E alcuni paesi africani vedranno anche dimezzarsi la loro produzione agricola per questo problema.

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A Natale regala l’albero da piantare nel bosCo2 in Piemonte

pubblicato da Francesca Cencetti in: Associazioni Parchi & aree protette Italia EcoConsigli EcoComunicazione

Natale ecologicoPer un Natale ecologico Legambiente e l’associazione ambientalista AzzeroCO2 propongono di regalare un albero da piantare in quello che diventerà il bosCo2 di Natale d’Italia. Niente che riguardi la propria casa o l’ufficio, ma un regalo virtuale tra amici e colleghi che permetterà interventi di forestazione, iniziando dal Piemonte nel Parco fluviale del Po e dell’Orba.

Il progetto intende approfittare del Natale per permettere ai cittadini di dare un contributo alla riduzione della Co2, uno dei gas maggiormente responsabili del riscaldamento globale. A garanzia del proprio impegno ci sarà l’attestato che certifica l’acquisto, il tipo di albero e il luogo dove sarà piantato e i più volenterosi potranno anche verificare lo sviluppo del progetto in loco e chiedere un riscontro dei dati che riporteranno la quantità di anidride carbonica assorbita dagli alberi, calcolati sulla base dei Good Practice Guidance for Land Use, Land-Use Change and Forestry della Ipcc.

Via| Legambiente
Foto | Flickr

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Franco Ortolani: "Non confondiamo il cambiamento climatico con l’inquinamento atmosferico"

pubblicato da Marina in: Inquinamento Clima Scienza Internazionale Persone

Inquinamento atmosferico e cambiamento climatico

Ricevo dal prof. Franco Ortolani, ordinario di geologia e Ordinario di Geologia e Direttore del Dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio, Università di Napoli Federico II, due studi inerenti il cambiamento climatico e l’inquinamento atmosferico.

Nel primo,Non confondiamo il cambiamento climatico con l’inquinamento atmosferico, fa riferimento all’analisi dei dati ricavati dagli archivi naturali del Mediterraneo, che hanno consentito agli studiosi di ricostruire gli andamenti climatici nelle ultime migliaia di anni.

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Riscaldamento globale sopravvalutato? Smentita di APS

pubblicato da simona in: Clima

riscaldamento globaleIl riscaldamento globale è stato sopravvalutato? APS ( American Physical Society) nega e riafferma, attraverso il suo sito web, la dichiarazione del 18 novembre 2007: “le emissioni di gas serra causate dalle attività dell’uomo stanno surriscaldando il pianeta”.

La causa di questo malinteso sembra sia stata un articolo pubblicato sul forum di APS da parte di Christopher Monckton, un politico ed ex consulente assicurativo dell’amministrazione di Margaret Thatcher. L’articolo sosteneva che l’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) avrebbe sopravvalutato la sensibilità del clima terrestre all’anidride carbonica o comunque su quanto le temperature medie possano cambiare data una determinata quantità di andride carbonica all’interno dell’atmosfera.

Una nota successiva ha però affermato che l’articolo non sarebbe stato visionato dai colleghi, in disaccordo con le posizioni di Monckton. A dimostrazione di ciò sulla homepage di APS è stata riconfermata la precedente dichiarazione del 2007, dichiarando inoltre l’inoppugnabile evidenza, sostenuta anche dall’intera comunità scientifica, che il surriscaldamento globale esiste e che devono essere prese immediatamente soluzioni per mitigare il problema.

Via | DailyTech.com

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Oggi presentato il rapporto finale dell'IPCC sui cambiamenti climatici

pubblicato da viviana in: Clima

Uscito il Rapporto Finale IPCC Oggi a Valencia l’IPCC, il comitato delle Nazioni Unite per i Cambiamenti climatici, presenta il rapporto finale sui cambiamenti climatici. Un documento che ribadisce quanto detto nei tre precedenti resi pubblici durante l’anno, ovvero, che il cambiamento del clima è in atto e che l’uomo ne è la principale causa. In particolare, in questa sintesi finale l’IPCC vuole portare idee e consigli per il futuro, soprattutto per le misure da adottare alla scadenza del famoso Protocollo di Kyoto nel 2012, che sarà anche il tema della Conferenza Mondiale sul Clima di Bali il prossimo mese.

Dunque il rapporto ci ricorda che le emissioni di gas-serra in atmosfera sono aumentate del 70% e che grazie “a noi” la temperatura media della terra aumenterà tra 1,8°C e 4°C. E che tutto questo provoca lo scioglimento di poli e ghiacciai, l’espansione degli oceani, il rischio di estinzione per il 30% delle specie viventi.

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