
C’è poco da fare: il concetto di “acqua pubblica” e di “bene comune” a questo governo proprio non piace. Dopo aver emanato il decreto Ronchi sulla privatizzazione della gestione dell’acqua, dopo aver tentato di ammazzare il referendum sull’acqua (per il quale sono state raccolte 1.400.000 firme), ora si passa a massacrare le “Case dell’acqua”.
Le case dell’acqua sono una bella e giovane invenzione che permette di risparmiare soldi, rifiuti e plastica: un punto di distribuzione (quasi sempre gratuito e sempre gestito dal comune) di acqua microfiltrata. I cittadini si portano le bottiglie o i bidoni da casa e fanno il pieno, invece di comprarsi le bottiglie di acqua minerale al supermercato.
Bene, secondo un recente regolamento del Minsitero della Salute le case dell’acqua sarebbero “attività di somministrazione di bevande non alcoliche”. Come i bar, i ristoranti o i chioschetti privati. Veramente assurdo. Insorge Legambiente, per bocca del responsabile scientifico Stefano Ciafani:
Con le ‘Case dell’acqua’ i cittadini usufruiscono di un servizio pubblico in più, che fa apprezzare sia la qualità dell’acqua sia l’economicità. Parliamo anche di un concreto esempio di sostenibilità, grazie al quale stanno cambiando le abitudini di migliaia di persone che in questo modo risparmiano e danno una mano all’ambiente, diminuendo la produzione e la circolazione di plastica e, quindi, le emissioni di CO2 in atmosfera
Prossima mossa? Se vuoi leggere un libro di sera su una panchina del parco devi portarti da casa il contatore dell’Enel: stai usufruendo del lampione.
Via | Il Cambiamento
Foto | Flickr
La trasmissione televisiva dell’emittente “Testé sur des humains“, in Quebec, ha messo in scena un esperimento al confine tra il flash mob e la candid camera. Tema: i rifiuti riciclabili. Protagonisti: un attore che lascia cadere una bottiglia di plastica a terra all’interno di un centro commerciale, decine di persone che fanno finta di non vederla e una ragazza, ignara di tutto, che alla fine raccoglie la bottiglia e la butta nell’apposito cestino della raccolta differenziata.
Appena la bottiglia cade nel secchio il centro commerciale esplode in un clamoroso applauso. La ragazza, tra l’incredulo e il terrorizzato, sorride e ringrazia.
L’esperimento è interessante, anche divertente. E utile perché nel montaggio dello scherzo sono stati inseriti dati sui rifiuti nel mondo e nel Quebec (ogni anno nel mondo vengono prodotti 671 milioni di chili di plastica, ogni anno in Quebec 400 milioni di contenitori non vengono riciclati, ci sono 18.000 pezzi di plastica che galleggiano su ogni chilometro quadrato di oceano). Alla fine la domanda: “il 91% dei quebecchesi si preoccupa dell’ambiente. E voi?”
Noi, gli italiani, regaliamo acqua minerale alle multinazionali della bottiglia di plastica.
Via | Chilopesa

Nella giornata mondiale dell’acqua Legambiente con Altrocunsumo diffonde il suo dossier Acque minerali: la privatizzazione in Italia in cui emerge un quadro piuttosto sconfortante del business della minerale in bottiglia.
Innanzitutto l’Italia resta il Paese che di più in Europa consuma acqua in bottiglia e più spesso queste sono bottiglie di plastica: ne consumiamo 192 litri pro-capite e nel 2009 sono state imbottigliati 12,4miliardi di litri e l’80% è andato all’estero. Il doppio che nel resto della Ue. Il business è di 2,3 miliardi di euro, invariato rispetto al 2009 ma con tendenza alla crescita. Le tariffe di concessione pagate dalle aziende imbottigliatrici alle Regioni sono rimaste sostanzialmente le stesse. Infatti, le linee guida nazionali del 2006 prevedevano un adeguamento delle tariffe di concessione per tre fasce come ricorda il dossier:
da 1 a 2,5 euro per metro cubo o frazione di acqua imbottigliata; da 0,5 a 2 euro per metro cubo o frazione di acqua utilizzata o emunta; almeno 30 euro per ettaro o frazione di superficie concessa.
Ma le amministrazioni regionali sono restie agli aumenti alle società di estrazione e imbottigliamento e spesso non arrivano neanche a coprire le spese di gestione per controlli e smaltimento delle bottiglie di plastica. Il business dell’acqua minerale in bottiglia è pesante anche dal puno di vista dell’impatto ambientale e non solo per lo sfruttamento delle fonti ma per l’utilizzo di 350mila tonnellate di PET, plastica per le bottiglie, ogni anno, ossia 700mila tonnellate di petrolio per 1 milione di tonnellate di CO2. E’ stato calcolato che solo il 78% delle bottiglie di plastica viene poi riciclato mentre il resto finisce negli inceneritori. Vogliamo parlare dell’impatto dei trasporti? Solo il 15% delle bottiglie viaggia su treno il resto viaggia su gomma. Ma alle Regioni evidentemente non interessa aumentare il canone neanche per ripagare i cittadini dell’inquinamento costante che subiscono mentre le aziende fanno affari d’oro. So che in molti stanno pensando che sarebbe più facile smettere di consumare acqua in bottiglia. Se ne siete capaci: tirate fuori delle buone idee su come convincere gli italiani.
La classifica delle Regioni più virtuose (dopo il salto), ossia che hanno adeguato quantomeno le tariffe dei canoni di concessione vede in testa Abruzzo e Lombardia, in coda Veneto e Puglia dove la normativa è addirittura peggiorata.
Grazie alla segnalazione di un lettore scopro che è appena scoppiata la guerra tra l’acqua in bottiglia e l’acqua di rubinetto. Già da qualche settimana la Coop ha reso noto attraverso uno spot che è meglio bere acqua del rubinetto; ma se proprio si vuole bere acqua in bottiglia allora nei loro supermercati si trova quelle delle fonti più vicine al punto vendita. Luciana Littizzetto testimonia dell’operazione (il video dopo il salto).
Scrive Coop per la presentazione della campagna Acqua di casa mia:
Invitiamo i nostri soci e consumatori a riflettere: è bene sapere che per l’imbottigliamento e il trasporto su gomma di 100 litri d’acqua che viaggiano per 100 km (ma mediamente ne fanno di più) si producono emissioni almeno pari a 10 kg di CO2. Se invece si sceglie l’acqua di rubinetto per ogni 100 litri erogati si emettono circa 0,04 kg di CO2.
Ebbene gli industriali delle minerali non ci stanno e hanno iniziato a diffondere sulla stampa nazionale (per ora) il messaggio che vedete accanto, e che recita le virtù dell’acqua minerale (imbottigliata, beninteso) messe a confronto con quelle dell’acqua potabile che sgorga dal rubinetto. Diciamo che si tratta di pubblicità comparativa, fatta però non su due prodotti di pari livello, ma su un prodotto industriale commerciabile contro un servizio e bene pubblico.
Ricordate la pubblicità dello scorso anno dell’acqua San Benedetto? Quella che diceva “– plastica + natura”? Ebbene l’ Autorità garante per la Concorrenza e il Mercato ha comminato una multa da 70mila euro per pubblicità ingannevole. San Benedetto, intanto, ha presentato ricorso al TAR.
In pratica secondo l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato le pubblicità diffuse durante la primavera 2009 con lo slogan “– plastica + natura”, non fornivano prove rispetto alla riduzione di peso delle bottiglie, che avrebbero dovuto avere un 30% in meno di plastica né se ci sia stata sulla produzione dei nuovi contenitori un risparmio energetico:
equivalente all’anidride carbonica fissata da 16000 ettari di nuovo bosco impiantato.
Ecco quanto scrive l’Autorità garante nella sua valutazione conclusiva pubblicata sul Bollettino 52 dell’Agcm, 18 gennaio 2010):
L’accresciuta sensibilità ambientale dei consumatori ha indotto i professionisti a conferire sempre maggior risalto, nella pianificazione delle proprie campagne pubblicitarie, alle caratteristiche di compatibilità ambientale dei prodotti o servizi offerti. I cosiddetti claim ambientali […] sono, quindi, diventati un potente strumento di marketing in grado di incidere significativamente sulle scelte di acquisto dei consumatori […] costituisce onere informativo minimo imprescindibile a carico dei professionisti che intendono utilizzare tali vanti nelle proprie politiche di marketing quello di presentarli in modo chiaro, veritiero, accurato, non ambiguo né ingannevole.
Via | SoldiBlog
Foto | Roberto La pira

E’ possibile misurare, in maniera credibile, il proprio impatto sull’ambiente circostante? Il National Geographic dice di sì, dopo aver impiegato due anni per creare il suo indice Greendex, che cerca di verificare se facciamo abbastanza come singoli e famiglie.
Lo studio consiste di due parti: la prima contiene i dati di 19 paesi, tra cui non c’è l’Italia, con una “classifica” guidata da indiani e brasiliani, che hanno un minore impatto sull’ambiente, rispetto ad esempio a spagnoli e inglesi, perché inquinano di meno, bevono meno acqua minerale, comprano prodotti locali e di stagione, usano meno mezzi di trasporto privati, hanno case più adatte all’ambiente circostante e riutilizzano tutto, preferendo regalare gli oggetti piuttosto che buttarli.
Continua a leggere: Misura quanto sei ecologico con l’indice Greendex
Debutta nel mercato delle acque italiane minerali, dopo gli ottimi risultati della sperimentazione la prima bottiglia biodegradabile al 100% che si decompone completamente in 80 giorni. La bottiglia è realizzata con l’”ingeo” una plastica naturale derivata al 100% dalle piante. E sarà l’acqua “Sant’Anna”, marchio leader di Fonti di Vinadio, azienda a capitale interamente italiano, a mettere in commercio, prima assoluta in Italia e prima al mondo rivolta al mass market, una bottiglia realizzata interamente con una rivoluzionaria plastica naturale che si ricava dalla fermentazione degli zuccheri delle piante anziché dal petrolio.
L’imprenditore Alberto Bertone, CEO e Presidente di Fonti di Vinadio, sta definendo gli ultimi accordi con la grande distribuzione per la commercializzazione della biobottiglia anche all’estero:
“Un esempio concreto - dice Bertone - può spiegare con maggior chiarezza la rivoluzione di Ingeo: se consideriamo 50 milioni di biobottiglie del peso di 27 grammi ciascuna, rispetto alla stessa quantità di bottiglie prodotte in comune PET, risparmiamo 13.600 barili di petrolio, ovvero la stessa quantità di energia che serve a fornire elettricità a 40.000 persone per un intero mese! Inoltre, riduciamo le emissioni di anidride carbonica pari a quelle emesse da 3.000 auto che percorrono in un anno circa 10.000 chilometri ciascuna. A Vinadio siamo in grado di produrre 50 milioni di bottiglie in una settimana di lavoro. E oggi in Italia si devono smaltire ogni anno oltre 5 miliardi di bottiglie.”