
Greenwashing Ferrarelle atto secondo. Il Giurì di Autodisciplina Pubblicitaria il 15 aprile del 2011 aveva bollato come ingannevole la dicitura prodotto a impatto zero sulle bottiglie da un litro e mezzo. Concetto ribadito più volte anche negli altri canali della campagna pubblicitaria del marchio: dal portale della Ferrarelle ai cartelloni stradali.
Secondo il Giurì la frase poteva risultare ingannevole per i consumatori, portati a credere che l’intera attività della Ferrarelle fosse a impatto zero, mentre la compensazione delle emissioni, grazie ad un accordo siglato con Lifegate, si riferiva solo a 26 milioni di bottiglie, ripagati da attività di riforestazione.
Le emissioni per la produzione delle bottiglie da un litro e mezzo ammontano però ad appena il 7% delle intere emissioni annue del ciclo produttivo dell’azienda. Senza contare che l’impegno ambientale di Ferrarelle in questo progetto è durato solo due mesi. Un breve lasso di tempo e minimi sforzi su cui il marchio ha costruito una reputazione 100% sostenibile. L’utilizzo del claim impatto sostenibile non è riconducibile all’adozione di tecniche produttive ecocompatibili, ma a un progetto terzo, per di più limitato nel tempo, che per quanto resti comunque apprezzabile è una goccia di verde.

In Italia l’energia elettrica costa troppo? Sono in molti, moltissimi, a pensarlo e facendo paragoni con i vicini di casa europei spesso si nota che è anche vero. Come mai?
Su questo, invece, non sono tutti d’accordo: perché non abbiamo il nucleare, dice Tizio. Perché dobbiamo pagare un salasso di conto energia per le rinnovabili, dice Caio. Perché abbiamo infrastrutture elettriche da terzo mondo e quasi il 20% dell’energia che gira in Italia si spreca nei cavi elettrici, dice Sempronio.
Poi arriva uno e dice: perché qualcuno fa il furbetto. Senza neanche nascondersi nel quartierino, ci sarebbe da aggiungere. “Uno”, in realtà, non è “uno qualunque”: è l’Antitrust che ha appena diramato una nota con la quale comunica di aver iniziato un accertamento nei confronti di due società del gruppo svizzero EGL (EGL Italia e Calenia Energia), due società del gruppo svizzero Repower (Repower Italia e SET) e Tirreno Power (controllata da EblAcea e Energia Italiana) per una possibile “intesa restrittiva della concorrenza sui mercati dei servizi di dispacciamento acquistati dalla società Terna”.
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L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha diramato oggi una nota, tramite il suo sito web, con la quale chiede al Governo, alla Conferenza Stato-Regioni e ai presidenti delle Regioni italiane di accelerare l’iter che dovrebbe portare all’approvazione delle linee guida sullo sviluppo delle fonti rinnovabili.
Previste dal decreto legislativo 387 del 2003, le linee guida dovrebbero fornire un quadro normativo omogeneo e chiaro per tutte le Regioni in fatto di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili: cosa, quanto e dove si può installare e cosa no. Ma, dopo quasi sette anni, ancora le linee guida sono allo stato di bozza.
L’antitrust, però, chiede che si faccia in fretta perchè senza le linee guida si rischiano discriminazioni tra gli operatori:
Nell’attesa dell’approvazione della regolamentazione a livello nazionale, le Regioni hanno legiferato in modo autonomo, adottando leggi e atti di indirizzo (tra cui Linee Guida e Piani energetici regionali) privi di un comune denominatore che hanno dato origine a contesti normativi di riferimento significativamente difformi, con particolare riguardo alle condizioni richieste per operare nel settore. Ciò si è tradotto nell’introduzione di ostacoli diretti e indiretti nell’accesso al mercato, nonché di ingiustificate distorsioni della concorrenza tra operatori localizzati in diverse aree del territorio nazionale
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Qualche tempo fa parlammo del problema dei prezzi del gas in Sardegna e sottolineammo come per i cittadini dell’isola questo bene avesse un costo decisamente superiore rispetto a quello sostenuto dagli abitanti del resto d’Italia. Da parte dei lettori, sempre in quell’occasione, ci fu una divisione di vedute e se da un lato vi erano gli scettici su un reale rialzo dei prezzi in Sardegna dall’altro vi erano quelli che avevano avuto esperienza di come effettivamente il prezzo del gas fosse decisamente troppo alto.
Ebbene, proprio facendo riferimento a quel post, riportiamo quanto accaduto in questi giorni. L’Antitrust ha infatti sanzionato pesantemente due società erogatrici del gas in Sardegna con multe pesanti per un totale di 22 milioni di euro. Amministratori delegati e alti responsabili delle due società pare si incontrassero periodicamente e con frequenza, lontano da occhi indiscreti, concordando delle variazioni dei prezzi di listino nella stessa misura in seguito agli aggiornamenti delle quotazioni internazionali della materia prima.
Una tecnica questa che permetteva di operare quindi in un regime di oligopolio mantenendo i prezzi molto più alti rispetto a quelli che sarebbero effettivamente dovuti essere. Ovviamente nessuna traccia scritta, ma l’Antristrust ricorda che le variazione avvenivano per tutte le voci del listino (relative a ripartizioni territoriali e tipologie di prodotto) e questo sia per i prezzi delle bombole che per quello dei piccoli depositi.