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Tutti gli articoli con tag api

Api in pieno centro a Roma, tutto normale?

pubblicato da Nestor Carnevali


Su 06Blog, il blog della nostra piattaforma tutto dedicato alle notizie della capitale, è giunta una segnalazione molto curiosa. Una lettrice ha raccontato di essere stata costretta a rivolgersi (dopo il diniego dell’assistenza da parte di Vigili del Fuoco e del Comune) ad apicultori privati per far rimuovere un favo che ospitava oltre seimila esemplari nel pieno centro di Roma, a pochi passi da Piazza dal Popolo.

Sotto il cornicione del nostro terrazzo si era formato un enorme favo di api enorme; persino l’apicultore poi intervenuto ha detto di non averne mai visto uno così grande in città. Avrete capito che le api, essendo una specie in via d’estinzione, non si possono e non si devono (!) eliminare. Assolutamente!

Purtroppo quando ho chiamato i Vigili del Fuoco, il Comune di Roma ed un altra ventina di numeri che mi davano, ricevevo sempre la stessa risposta: “non è di nostra competenza”. Alla fine abbiamo capito che gli unici capaci ad intervenire sono gli apicultori privati e quindi a pagamento. Ma almeno ci si può fidare.

Sono venuti di notte dopo aver affittato una scala di quelle che si usano per potare gli alberi. In due sono arrivati fin lassù vestiti tipo astronauti e mentre uno aspirava le api, rigorosamente dormienti (sono venuti a posta dopo la mezzanotte) con una vera e propria piccola aspirapolvere che le risucchiava in una cassa di legno, l’altro rimuoveva il favo tagliando col coltello la cera e il miele.

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I Cellulari disorientano e uccidono le Api

pubblicato da Nestor Carnevali

Le Api messe in pericolo dai telefoni cellulari
A cosa è dovuto il calo della popolazione delle api, certificato dall’ONU, secondo rapporti che provengono da diverse parti del mondo? L’inquinamento da pesticidi? I cambiamenti climatici? Non soltanto. Una nuova spiegazione sembra poterla fornire l’Istituto Federale Svizzero della Tecnologia che ha condotto una ricerca sull’interazione fra i segnali dei nostri cellulari e gli insetti che si occupano dell’impollinazione di una miriade di specie vegetali.

Daniel Favre e il suo team hanno condotto 83 esperimenti che dimostrerebbero come le api vengano disorientate dal segnale dei cellulari, fanno fatica a svolgere il compito che la natura le ha assegnato e a riprodursi. I ricercatori hanno registrato le reazioni delle api quando sono in prossimità di telefoni cellulari nelle tre modalità: spenti, in standby o durante una chiamata.

I risultati? Quando sono vicine ad un cellulare in funzione le api emetto un “rumore” 10 volte maggiore. Questo aumento viene normalmente utilizzato dagli insetti per comunicare con fra loro la necessità di lasciare l’alveare. Non è chiaro se le api percepiscano come una minaccia le radiazioni emesse dai telefoni cellulari, ma appare evidente che abbandonando l’alveare e perdendo l’orientamento rischiano una morte prematura giustificando, insieme ai fattori legati ai cambiamenti climatici, lo spopolamento.

[Via | Fastcompany]

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Unione Europea: dalla parte delle api

pubblicato da alessandra

Ieri, la Commissione Europea ha presentato un piano d’azione per la salvaguardia delle api mellifere. La questione era già stato sollevata dal Parlmento Europeo alla fine del mese scorso rilevandone gli aspetti di urgenza e improcrastinabilità.

E’ un dato certo, infatti, il costante - a partire dal 2006 - aumento della mortalità di questa specie segnalata in moltissimi Paesi senza che, tuttavia, sia stata fatta luce sulle cause e la reale ampiezza del fenomeno. Sul banco degli imputati, certamente, stazionano in primis il cambiamento climatico e l’uso dei pesticidi che, da più parti, hanno mostrato, senza margine di dubbio alcuno, la loro pericolosità soprattutto per gli insetti e gli anfibi. Notoriamente, la sopravvivenza delle api è un dato fondamentale e di vasta portata tanto da investire l’intero settore agricolo europeo a causa della funzione prioritaria di queste sul processo di impollinazione degli alberi da frutto. Non solo una questione limitata e circoscritta alla produzione di miele, propoli e pappa reale, quindi. Ma c’è molto di più in gioco e interessi per milioni di euro…

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Prorogato lo stop ai neonicotinoidi killer delle api

pubblicato da Marina

Prorogato lo stop ai  neonicotinoidi killer delle api

Una buona notizia giunge e la porta l’Unaapi, Unione nazionale apicoltori italiani, è stato prorogato lo stop, per la terza volta, fino al 30 giugno 2011, ai concianti dei semi di mais.

Questi prodotti contengono sostante nocive per le api. La decisione è stata presa sia dal ministero per l’Agricoltura sia da quello per l’Ambiente. Come elenca Unaapi i neonicotinoidi sono nocivi per le api, poiché hanno una:

1. micidiale efficacia insetticida su api e insetti utili di dispersione d’infinitesime particelle delle potentissime molecole nelle operazioni di semina del mais;
2. Sostanziale inutilità per la difesa della coltura del mais dai parassiti;
3. comprovata contaminazione cronica e duratura di rugiada, acqua di superficie, terra, polline, nettare;
4. effetti deleteri, gravi, nel tempo sulle famiglie d’api che entrano in contatto con dosi infinitesimali delle molecole insetticide a effetto sistemico e di elevata persistenza.

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Api diminuite di un terzo negli Usa

pubblicato da alessandra

Si è da poco conclusa l’ultima indagine sullo stato di salute delle api negli Stati Uniti confermando un quadro a tinte fosche che, forse, molti credevano di avere in qualche misura già superato. Circa un terzo delle api statunitensi sarebbe scomparso nell’arco del solo inverno 2009-2010. E’ il dato peggiore di sempre da quando, nel 2006, la questione è stata sollevata.

Lo studio, condotto di recente da parte del Dipartimento Usa per l’agricoltura, risulta essere particolarmente pregnante per l’avvallo degli apicoltori che hanno partecipato all’iniziativa - tra i mesi di ottobre e marzo - in maniera massiccia, probabilmente anche a causa dell’andamento spaventosamente decrescente del settore.

Attualmente il numero stimato di colonie statunitensi si aggirerebbe intorno ai 2,4 milioni ma, secondo il settimanale britannico The observer, sarebbero più di tre milioni le colonie di api morte oltre oceano dal 2006 ad oggi. Il 33,8% di esse nel solo inverno appena trascorso. Nonostante le cause del fenomeno siano da ricercarsi prevalentemente nelle monoculture - che renderebbero questi insetti meno resistenti alle patologie - e nell’uso dei pesticidi nell’agricoltura (già abbondantemente sul banco degli imputati anche a proposito della contrazione di altre specie, tra cui gli anfibi) gli scienziati non sono ancora riusciti ad individuare il motivo esatto della moria delle api tra la’ltro, molto spesso, accompagnata dalla sparizione delle stesse negli alveari con l’ormai noto fenomeno della sindrome della nave fantasma per dell’assenza di api morte all’interno degli stessi.

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Nuovi studi confermano l'allarme sulla moria delle api

pubblicato da Simone Muscas

Ape su una pianta melliferaAppena qualche giorno fa abbiamo parlato dell’iniziativa del governo francese di distribuire lungo le strade del Paese numerose piante mellifere per far fronte al problema della diminuzione delle api. In riferimento a quella notizia mi sembra interessante segnalare come nell’ultimo periodo siano stati pubblicati diversi studi in materia che ci indicano come il problema della riduzione del numero di questi insetti sia un fenomeno sempre più preoccupante.

Secondo un primo studio francese si sarebbe scoperto infatti che il problema dell’estinzione starebbe riguardano soprattutto alcune specie di api. Sarebbe infatti emerso che quelle che si nutrono di polline di diverse piante avrebbero un sistema immunitario più forte rispetto a quello che hanno le api che si nutrono invece di una sola pianta.

Tale studio ha concluso che proprio nelle specie di api incapaci di non variare la loro alimentazione si starebbero verificando le più marcate diminuzioni di specie. Vi sarebbe perciò un collegamento tra la varietà alimentare delle api ed il loro sistema immunitario. In sostanza si è scoperto che le api che venivano alimentate con cinque diversi tipi di polline avevano livelli più elevati di glucosio ossidasi (GOX), rispetto a quelle che si nutrivano di un solo tipo di polline di fiore.

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Moria di bombi: i maschi utili indicatori

pubblicato da Luca

Scoperto meccanismo della riduzione di numero dei bombi. Foto di kaibara87Secondo un recente studio inglese dell’Università di Stirling, i maschi dei bombi potrebbero essere utilizzati per monitorare lo stato di salute della popolazione. Come già ripetuto più e più volte, gli insetti impollinatori (api e bombi in massima parte) hanno sofferto una forte riduzione di popolazione a causa di diversi fattori.

Lo studio sostiene che tra le cause della riduzione della popolazione di bombi l’inbreeding (omozigosi) occupi un ruolo fondamentale. Nei bombi solitamente i maschi sono aploidi e le femmine diploidi, ma a causa degli incroci di popolazioni geneticamente uniformi, si formerebbero più individui maschi diploidi inefficienti dal punto di vista riproduttivo.

Ecco che quindi si aggiunge una nuova tessera del puzzle per quello che riguarda la moria di bombi: la riduzione del numero di individui, la consanguineità raggiunta a seguito di una frammentazione ambientale eccessiva, un’agricoltura sviluppata che non lascia spazio alla flora spontanea e la quasi scomparsa di prati, stanno portando seri problemi per la sopravvivenza di questi impollinatori.

Via | Science Centric
Foto | kaibara87

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20 mila api per i Kew Gardens

pubblicato da Luca

Una campagna per ripopolare le api. Foto da Wikipedia - Kew GardensI Royal Botanic Gardens (altrimenti detti Kew Gardens) sono dei giardini con annesse serre che ospitano circa 40mila varietà di piante raccolte a partire dal XVIII secolo; un orto botanico a 10 km da Londra. Considerata la problematica riduzione del numero di api si è ben pensato di dare il via ad una campagna per incoraggiare comportamenti virtuosi.

L’intento della campagna mediatica è quella di aumentare di 20 mila esemplari il numero di api presenti nel parco e di incoraggiare i privati all’utilizzo di specie che favoriscano la presenza di questi utili imenotteri. Le stime ufficiali parlano di perdite del 10-15%, mentre l’associazione apiaria britannica fornisce come dato una riduzione del 30% tra novembre 2007 e marzo 2008.

Nell’articolo della BCC si parla di una riduzione della popolazione causata dal cambiamento globale e parassiti, mentre i neonicotinoidi non vengono presi in considerazione ma, come abbiamo sentito dalle esperienze dei nostri lettori, sembra che si possa parlare di cause diverse. A differenza delle morti immediate indotte dagli insetticidi, il cambiamento climatico e le parassitosi avrebbero effetti più lenti.

Via | BCC News
Foto | Wikipedia

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Reintroduzione di bombi nel Regno Unito

pubblicato da Luca

Reintrodotti i bombi in Inghilterra dalla Nuova Zelanda. Foto di kaibara87Torniamo a parlare di insetti impollinatori (mi ci sto affezionando). Sono stati reintrodotti dalla Nuova Zelanda al Regno Unito una specie di bombo (Bombus subterraneus) estinto in queste ultime aree. Gli ultimi esemplari inglesi sono stati censiti nel 1988, mentre gli esemplari introdotti in Nuova Zelanda nel tardo XIX secolo hanno continuato a riprodursi.

L’interesse di questi animali sta tutto nel loro ruolo di impollinatori, come e più delle api. Per queste ragioni si sta pensando di ricreare delle aree protette in cui gli insetti possano riprodursi: grazie alla reintroduzione di questa entomofauna la flora locale ne trarrà vantaggio aumentando quindi, in un circolo virtuoso, il numero di bombi.

Via | BBC e Natural History Museum
Foto | kaibara87

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Le api continuano a morire in meridione

pubblicato da Luca

Nuovi casi di colony collapse disorder in meridione. I maggiori indiziati sono i neonecotinoidi. Foto di Napalm filled tiresTorniamo a parlare delle api e del fenomeno della moria che da qualche anno sta colpendo questi insetti pronubi. Negli articoli precedenti abbiamo illustrato come la situazione stesse migliorando e le possibili cause del fenomeno. Ma le cose non sembrano volgere al meglio, perlomeno nel sud Italia: Giovanna (che ringrazio), una apicoltrice calabrese, nei commenti ha portato la testimonianza del suo patrimonio apistico devastato.

L’Unione Nazionale Associazione Apicoltori Italiani denuncia una situazione difficile in tutto il sud Italia dove i neonicotinoidi vengono impiegati per il trattamento degli afidi degli agrumi. Il vero problema è che il periodo indicato per i trattamenti coincide con la fioritura. Il risultato di questi interventi piante ha portato, dalla terza settimana di maggio, ad “avvelenamenti” consistenti (come purtroppo conferma Giovanna).

Di tutt’altro avviso sembrano essere parte dei ricercatori che, dopo aver trovato una corrispondenza tra il Nosema ceranae e la moria di api, sono recentemente riusciti a sequenziare il genoma del parassita. Ora i ricercatori si aspettano di trovare un rimedio su questo fronte visto che, anche se non fosse il principale responsabile della moria, rappresenta comunque una minaccia per le api. A voi tirare le somme.

Via | Mieli d’Italia; PLoS Pathology
Foto | Napalm filled tires