
La contaminazione dell’aria da iodio 131 radioattivo è stata registrata anche in Francia. Lo ha reso noto l’IRSN Institut de radioprotection et de sûreté nucléaire e l’Europa degli esperti nucleari brancola nel buio: non è una sciocca battuta ma la sconcertante realtà.
Nei giorni scorsi le tracce di Iodio 131 sono state rilevate anche nei cieli di Ungheria, Polonia, Slovacchia, Austria e Germania in quantità non nocive per la salute, almeno stando a quanto dichiara l’IAEA, poiché non fornisce alcuna stima. La contaminazione dell’atmosfera è iniziata lo scorso 19 ottobre ed è stata resa nota grazie all’alert lanciato dall’Agenzia per la sicurezza nucleare della Repubblica Ceca. Tra le tantissime ipotesi avanzate anche una possibile fuga di gas radioattivi alla centrale nucleare di Krško in Slovenia.
Secondo Bruno Chareyron ingegnere e fisico nucleare del CRIIRAD Commission de recherche et d’information indépendantes sur la radioactivité:
La contaminazione è diffusa in Europa. Il punto è sapere esattamente da quando e l’origine così da infornare le persone che vivono nella zona interessata e che sono esposte alle dosi maggiori. Il fatto grave è che sono passati già molti giorni e ancora non si conosce l’origine delle emissioni di iodio 131. E’ inquietante che dopo una catastrofe come quella di Fukushima un organismo internazionale come IAEA non sia in grado di effettuare una diagnosi.
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Eole Water è una start-up con base a Sainte Tulle nel sud della Francia che ha messo a punto un sistema eolico per produrre sia energia sia 2000 litri di acqua potabile al giorno.
Il concetto è semplice: acqua e vento provengono dall’aria. Leggo dal loro sito:
L’atmosfera terrestre è carica di umidità. E’ un’immensa riserva di acqua dolce: circa 13.000 Km3. Eola Water usa l’energia del vento per rendere liquido il vapore acqueo. Viene aspirata l’umidità dell’aria e poi condensata per estrarre l’acqua.
Spiega Thibault Janin direttore marketing e logistica di Eole Water:
La pala eolica pesa 11 tonnellate ed è alta 30 metri e non ha bisogno di essere collegata a una rete. Sfruttiamo la condensazione dell’aria e il sistema può essere installato ovunque. Abbiamo formato contratti con Abu Dhabi e le prime turbine eoliche sarà consegnate a settembre. Siamo anche in contatto con la Polinesia francese, Cile, Benin e Zambia.
Via | NeoPlanete
Foto | Neo Planete

Secondo uno studio pubblicato su Science dal titolo Formation and Spread of Aircraft-Induced Holes in Clouds gli aerei sarebbero in grado di innescare una tempesta. Ossia, se un aereo entra in una nube e la scava come fosse un tunnel, è molto probabile che da quel tunnel si scateni una tempesta. Queste nubi con il buco al centro sono dette hole punch clouds e sono state oggetto di analisi da parte dei ricercatori coordinati da Andrew Heymsfield del National Center for Atmospheric Research (Usa).
Ecco come descrive Galileo cosa accade a una nube quando viene bucata da un aereo:
Quando un aereo passa attraverso una nuvola modifica la pressione e abbassa la temperatura dell’aria anche di 20-30°C. In questo modo, promuove la condensazione delle gocce d’acqua in cristalli di ghiaccio, fenomeno che dà luogo ai caratteristici fori. Man mano, i cristalli attirano altra gocce d’acqua e i buchi si ingrandiscono sempre più: è un processo che può durare oltre un’ora arrivando a creare tunnel lunghi anche cento chilometri. Quando infine i cristalli di ghiaccio diventano troppo pesanti, precipitano sotto forma di pioggia o neve.
C’è da precisare che il fenomeno riguarderebbe l’atmosfera locale e non avrebbe influenze sul clima globale.

Uno sterminatore di popolazioni come Gengis Khan, passato alla storia come grande conquistatore, sta aprendo nuovi scenari in merito al controllo delle emissioni di CO2. In sostanza, per completare le conquiste dei territori ha sterminato intere popolazioni. Più della peste o Morte nera. Il che ha portato a un abbattimento di emissioni di CO2 nell’atmosfera pari a 700milioni di tonnellate. Al risultato è giunto un gruppo di scienziati della Carnegie Institution department of global ecology di Washington che ha voluto quantificare l’influenza degli esseri umani su ambiente e clima.
La ricerca (l’abstract lo trovate qui) condotta da Julia Pongratz , l’ha ripresa il Corriere della Sera (scienze, pag.39, 1 marzo 2011) purtroppo non mettendo in luce a sufficienza, l’interesse dei risultati. La presentava anche Wired qui.
Ebbene, la scienziata con i colleghi meteorologi del Max Planck Institute in Germania e con l’esperto di ecologia globale Ken Caldeira della Carnegie, ha compilato una dettagliata ricostruzione della copertura globale del suolo nel periodo di tempo che va dall’ 800 dC a oggi. Pongratz ha analizzato quattro grandi eventi in cui sono state spopolate grandi regioni: le invasioni mongole in Asia (1200-1380), la peste nera in Europa (1347-1400), la conquista delle Americhe (1519-1700), e la caduta della dinastia Ming in Cina (1600-1650). Poi ha lavorato di sottrazione analizzando attraverso la ricostruzione della vegetazione quanto le attività umane avevano ridotto le foreste e quanto queste sono ricresciute dopo i vari eventi distruttori. In sostanza anche senza carbone e petrolio si verificava che con la massiccia presenza di esseri umani diminuivano le foreste e più aumentavano le emissioni di Co2.
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Periodaccio per Bp che, oltre ad essere sotto pressione per il disastro della marea nera nel Golfo del Messico, ora si vede indagata anche in Texas dove, nell’aprile scorso (decisamente un mese da dimenticare per l’azienda), un incidente alla raffineria ha causato l’immissione in atmosfera di oltre 220 tonnellate di veleni.
Ora il Procuratore Generale dello stato del Texas ha aperto un’indagine per capire cosa sia esattamente successo. Bp, inizialmente, aveva redatto e reso pubblico un rapporto di massima sull’accaduto ma un rapporto dettagliato non arrivò prima del 4 giugno.
L’incidente in sé è abbastanza chiaro: un problema all’impianto di ultracracking dell’idrogeno che causa il blocco parziale dell’impianto che per 40 giorni viene fatto funzionare al 55% mentre tonnellate e tonnellate di prodotti petroliferi non trattati vengono deviati alla torcia per essere smaltiti bruciandoli. Una storia identica a mille altre in tutte le raffinerie del mondo, Italia compresa. Solo che negli Stati Uniti indagano…

Marea nera: e se il peggio dovesse ancora arrivare? Nessuno se lo augura, ma è quanto ipotizza uno studio italiano pubblicato da Gianluigi Zangari, geofisico del Cnr di Frascati associato all’Associazione Geofisica Italiana.
Secondo Zangari, infatti, ci potrebbero essere in un futuro abbastanza vicino delle pericolose interazioni tra il petrolio riversato in mare dalla Deepwater Horizon e la corrente del Golfo. E, poichè tale corrente ha forti effetti di termoregolazione sul clima di tutta l’area del Golfo del Messico, potrebbe innescarsi una reazione a catena con conseguenze imprevedibili sulla temperatura del globo terrestre.
Zangari, inoltre, mette in guardia su un primo fenomeno che potrebbe essere collegato alla marea nera: una corrente circolare normalmente presente nel Golfo si è interrotta.
Ciò potrebbe causare una reazione sulle altre correnti della zona e, di conseguenza, sulla capacità complessiva della corrente del Golfo di scambiare calore con l’atmosfera.
Via | Associazione Geofisica Italiana
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La regione Piemonte è una di quelle che per prima hanno adottato in Italia un sistema di distribuzione di detersivi alla spina: è dal 2006 che il Piemonte promuove la distribuzione dei detersivi sul territorio attraverso le grandi catene di supermercati. La Regione promuove ed incentiva l’uso anche tra i cittadini e monitora costantemente il progetto.
Tra i vari dati relativi alla distribuzione dei detersivi alla spina, ve ne è uno davvero significativo: il progetto ha permesso di risparmiare circa 550 mila bottiglie di plastica in 3 anni, perché le bottiglie di plastica non sono soltanto quelle dell’acqua che beviamo.
Il numero di bottiglie di plastica risparmiate equivale a più di 33 tonnellate di plastica e ad un risparmio di emissioni in atmosfera di 92,2 tonnellate di CO2. Un ottimo risultato considerato che i distributori di detersivo in Piemonte sono 45: speriamo che il numero delle bottiglie di plastica risparmiate possa aumentare grazie al contributo dei cittadini.
via | regione piemonte
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Un gesto ecologico per Natale potrebbe essere quello di scambiarsi i regali. Non i regali verdi, o quelli eco-chic, o bellissimi oggetti creati con materiali di recupero, per scambiatevi i regali intendo scambiatevi le vostre cose, trasformandole in regali.
Chissà quante cose che non usate più e quanti oggetti dimenticati trovereste se andaste a cercare nei cassetti e negli armadi: se non li usate voi, potreste regalarli a qualcuno come dono di Natale, senza comprare nuove cose, né contribuire ai 7,7 milioni di emissioni dovuti ai regali di Natale. Inoltre, chissà aunte volte all’amica sarà piaciuta quella vostra collana o un amico vi abbia chiesto in prestito un libro: regalate a chi vi sta a cuore qualcosa a cui tenete, il regalo avrà ancora più valore.
Regalare qualcosa di vostro è un gesto altruista ed ecologico, in più fa risparmiare tempo e denaro, e mi sembra la scelta più appropriata per il 22 dicembre, quando sia il tempo che denaro sono ormai agli scoggioli. Inoltre, potete invitare amici e parenti a fare lo stesso ed organizzare un sorteggio con i regali di ognuno messi in palio: scambiarsi i regali questo Natale sarà più divertente del solito, e sicuramente più ecologico.
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Per portare in casa l’atmosfera di Natale, non c’è niente di meglio che addobbare la casa con decorazioni natalizie fatte utilizzando materiali riciclati, così come per l’albero. Se in casa ci sono dei bambini, la calza di Natale realizzata riciclando le buste di plastica, è tra le decorazioni fai-da-te più belle che si possano creare.
Chi non ha dimestichezza con il lavoro a maglia o all’uncinetto, può consultare la Guida Maglia&Crochet su Pinkblog, mentre chi è già esperto può consultare il pattern su Myrecycledbags. Una variante della calza di Babbo Natale per decorare la casa è di creare tante piccole calze da appendere all’albero, sul camino e alle finestre.
Se lavorare a maglie non è proprio ciò che fa per voi, non abbandonate l’impresa ed i sacchetti di plastica: la calza si può riprodurre appallottolando pezzettini di plastica di diverso colore ed incollandoli uno accanto all’altro su una sagoma di cartone che avrete precedentemente ritagliato sulla base del piedone di Babbo Natale o dei piedini dei vostri bambini.
Dopo il report di Manchester sui cambiamenti climatici, il Guardian ha stilato la classifica delle 20 idee che possono salvare il mondo.
Lontane dai tavoli decisionali diplomatici e dagli incontri dei capi di stato, sono idee che provengono dall’inventiva dei singoli, dal passaparola, dalla volontà delle persone di agire per la tutela del Pianeta. Imprenditori, scienziati, creativi hanno presentato le loro idee per l’ambiente.
Nella lista c’è di tutto, da applicazioni di fantascienza a idee bizzarre, passando per applicazioni industriali per ridurre le emissioni a sistemi alternativi per produrre energia dal mare, fino a piani d’azione che sfiorano l’illegale.
Tra le idee più assurde c’è quella di Tom Kruger, che ha proposto di riempire gli oceani di calce per ridurne l’acidità e diminuire la quantità di CO2 nell’atmosfera. Per vedere tutta la carellata di idee, c’è qui la presentazione video delle 20 idee in gara per salvare il mondo.
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