
Carbone e rinnovabili è un ossimoro per carità. Ma senza voler fare fantapolitica e mettendo assieme un po’ di dichiarazioni fatte da Corrado Clini ministro per l’Ambiente e l’attuale collasso del prezzo del carbone un brivido di terrore mi percorre quando annuncia:
In sede europea e in Italia si deciderà presto un quadro di incentivi e di ecotasse a favore di un’energia più pulita. La scelta spetterà ai Consigli europei dei ministri che si occupano di ambiente, finanze (Ecofin) e competitività; in Italia dovranno lavorare insieme i ministeri di Ambiente, Economia e finanze, Sviluppo economico. Chi produce o consuma in modo rispettoso per l’ambiente avrà un vantaggio economico competitivo; l’aggravio per chi non saprà innovare darà i fondi per finanziare e incentivare l’innovazione.
Si ho terrore perché a decidere sulle energie rinnovabili sarà l’economia e poi perché proprio qualche giorno prima lo stesso Clini spiegava che la cattura e stoccaggio di Co2 sono una tecnologia su cui puntare. Piace la tecnologia affatto matura anche all’Europa e a Enel, per inciso proprio nella centrale Federico II, tra i 50 impianti industriali più inquinanti d’Europa.
Continua a leggere: Clini: dal 2012 Ecotasse per le rinnovabili. Intende il carbone?
Stefania Divertito su Togheverdi si chiede: Si può dire si al carbone?
Infatti, convinto delle potenzialità del carbone lo è Corrado Clini, ministro per l’Ambiente che dice in quel di Saline Ioniche a proposito della possibile apertura di una centrale a carbone:
Il carbone è un combustibile fossile ad alto contenuto di carbonio. L’obiettivo che abbiamo a livello europeo è quello di legare l’utilizzazione del carbone solo allo stoccaggio delle emissioni di carbonio. Questa procedura richiede un’altra tecnologia che si chiama “carbon capture storage”, che significa cattura del carbonio e suo stoccaggio in siti sicuri.
A Enel questa tecnologia non ancora matura piace, tant’è che la sperimenta a Brindisi proprio in quella centrale elettrica la Federico II segnalata dall’Agenzia Europea dell’Ambiente come una delle 50 industrie europee più inquinanti.
Arriverà perciò il via libera per Porto Tolle a bruciare carbone? Probabilmente si se Enel promette e sperimenta una cattura e stoccaggio di carbonio. Ma a questo punto a me viene tanta voglia di vedere in Parlamento e al Senato rappresentanti verdi e ambientalisti che sappiamo discutere e rappresentare gli interessi dei cittadini e non solo della grandi industrie.
Foto | Minambiente
Leggo dal blog Togheverdi che potrebbero esserci buone prospettive per decarbonizzare l’Italia. Dopo la recente classifica redatta dall’EEA, l’Agenzia Europea dell’Ambiente in cui su 191 industrie che inquinano in Europa, 15 sono in Italia, sembra evidente che siano da prendere provvedimenti a tutela della salute pubblica e dell’ambiente.
E in questa direzione sembra muoversi il ministro Corrado Clini che ha detto:
Serve un partenariato che vada oltre il Protocollo di Kyoto tra economie sviluppate ed emergenti per un’economia globale de carbonizzata basata su regole condivise, la cooperazione tecnologica, misure e incentivi globali a favore di energie e tecnologie a basso tenore di carbone. L’aumento di domanda di energia può essere disgiunto dall’aumento delle emissioni sviluppando fonti energetiche a basso contenuto di carbonio a cominciare dalle rinnovabili.
Dunque potrebbe partire proprio da Porto Tolle e dalla riconversione a carbone che piace tanto al Governatore Zaia e a Enel. Offrire perciò consistenti e considerevoli alternative agli operai che desiderano solo lavorare potrebbe davvero essere il primo passo per la decarbonizzazione. Si chiede Stefania Divertito:
Saprà il ministro contrastare le lobby economiche che vogliono fortemente il progetto e che non hanno esitato a spingere un cambio della legge istitutiva della legge del Parco pur di consentire la conversione? Saprà mantenere fede a queste poche chiare parole?
Via | Togheverdi
Foto | Verdi Ferrara
Il governatore della Regione Veneto, Luca Zaia, vuole la riconversione a carbone della centrale termoelettrica Enel di Porto Tolle. Ed è disposto a tutto per averla e per difendere i 3.000 posti di lavoro per cinque anni, e i 2,5 miliardi di investimento, che porta con sé. Zaia è molto meno interessato, invece, al Parco Regionale del Delta del Po all’interno del quale la centrale ricade.
Il governatore, infatti, ha firmato la modifica alla legge regionale che istituisce il parco (risalente al 1997), in modo da evitare “conflitti” come quello certificato recentemente dalla sentenza del Consiglio di Stato, che annullava la Via ai lavori di riconversione della centrale.
Come se non bastasse, poi, il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, alcuni giorni fa ha annunciato un ulteriore escamotage: una legge “ad centralem” per Porto Tolle che inserisca l’impianto in una lista di centrali “strategiche” le cui autorizzazioni non siano concesse dal Ministero dell’Ambiente retto da Stefania Prestigiacomo, bensì da quello per lo Sviluppo economico.
Via | Regione Veneto

Mi sembra di capire che la Polonia sia stata scelta come terra per la produzione di energie sporche: dall’estrazione di gas di scisto alle centrali a carbone sporco. La Germania, infatti, ha deciso che ricorrerà proprio al carbone per recuperare parte di quel 22% di energia che perderà dopo che l’ultima centrale nucleare sarà chiusa nel 2022. Ma le centrali a carbone non saranno in Germania ma in Polonia. Altra energia arriverebbe dalle centrali nucleari francesi. E così la quota di rinnovabili tedesca per completare il protocollo di Kyoto resta salva.
Ipocrisia? Colonialismo energetico? Mettetela come vi pare, ma secondo Donald Tusk primo ministro polacco si tratta di una buona occasione per il suo Paese inclusa la vendita di gas scisto la cui estrazione non è proprio il massimo per il rispetto dell’ambiente.
Ha detto Tusk:
Se si potesse estrarre gas scisto su larga scala in Polonia si potrebbe anche arrivare a centrali elettriche a gas.
Tra l’altro i prezzi del gas ieri hanno raggiunto i prezzi più elevati nelle ultime sei settimane. I traders, infatti si attendono che sia proprio il gas scisto la fonte usata per colmare le intermittenze causate dalle fonti rinnovabili.
Sono molto curiosa di vedere, a questo punto, che posizione prenderanno i tosti Verdi tedeschi.

Mentre tengono banco le questioni sul nucleare e sulle rinnovabili creando uno scenario ignoto nel panorama energetico mondiale, c’è una fonte che non sembra accusare il colpo tanto da continuare ad aumentare nella sua produzione e nel suo utilizzo in maniera esponenziale. Parliamo del carbone la cui produzione, secondo i dati di Assocarboni relativi al 2010, si conferma in forte crescita, tanto che a livello mondiale si sarebbe registrato un aumento sino a 6,5 miliardi di tonnellate, ovvero l’8% in più rispetto all’anno precedente ed in crescita per l’ottavo anno consecutivo.
Il carbone inoltre si conferma fonte energetica leader a livello mondiale, per quel che riguarda il 2010, con una quota del 41%, seguita dal nucleare con il 19% e dal gas con il 16%. Anche a livello europeo capeggia seppur in maniera meno marcata: la produzione di energia elettrica è infatti pari al 33% del totale prodotto nell’Unione Europea, seguita dal nucleare con il 30%.
Per quel che riguarda l’Italia, come da copione, nessuna controtendenza, tanto che le importazioni di carbone per produzione elettrica sono cresciute del 5% nel 2010, raggiungendo i 17,2 milioni di tonnellate. Morale della favola: a cominciare dal nostro Paese urge quanto prima varare un piano energetico a lungo termine per evitare che questo trend continui anno dopo anno a macinare questi poco invidiabili record, senza pensare che la soluzione all’utilizzo del carbone possa essere individuata in pseudo-idee come quelle dell’introduzione su larga scala di tecnologie che permettano la cattura e lo stoccaggio della CO2.

Uno sterminatore di popolazioni come Gengis Khan, passato alla storia come grande conquistatore, sta aprendo nuovi scenari in merito al controllo delle emissioni di CO2. In sostanza, per completare le conquiste dei territori ha sterminato intere popolazioni. Più della peste o Morte nera. Il che ha portato a un abbattimento di emissioni di CO2 nell’atmosfera pari a 700milioni di tonnellate. Al risultato è giunto un gruppo di scienziati della Carnegie Institution department of global ecology di Washington che ha voluto quantificare l’influenza degli esseri umani su ambiente e clima.
La ricerca (l’abstract lo trovate qui) condotta da Julia Pongratz , l’ha ripresa il Corriere della Sera (scienze, pag.39, 1 marzo 2011) purtroppo non mettendo in luce a sufficienza, l’interesse dei risultati. La presentava anche Wired qui.
Ebbene, la scienziata con i colleghi meteorologi del Max Planck Institute in Germania e con l’esperto di ecologia globale Ken Caldeira della Carnegie, ha compilato una dettagliata ricostruzione della copertura globale del suolo nel periodo di tempo che va dall’ 800 dC a oggi. Pongratz ha analizzato quattro grandi eventi in cui sono state spopolate grandi regioni: le invasioni mongole in Asia (1200-1380), la peste nera in Europa (1347-1400), la conquista delle Americhe (1519-1700), e la caduta della dinastia Ming in Cina (1600-1650). Poi ha lavorato di sottrazione analizzando attraverso la ricostruzione della vegetazione quanto le attività umane avevano ridotto le foreste e quanto queste sono ricresciute dopo i vari eventi distruttori. In sostanza anche senza carbone e petrolio si verificava che con la massiccia presenza di esseri umani diminuivano le foreste e più aumentavano le emissioni di Co2.
Continua a leggere: Clima: controllare le emissioni di Co2 studiando le conquiste di Gengis Khan
L’ Enel ha inaugurato ieri a Brindisi il primo impianto pilota a tecnologia CCS (carbon capture and storage) nel nostro paese. L’innovazione, attiva a partire dal 2012, dovrebbe permettere la cattura e il successivo confinamento della Co2 prodotta dalla centrale a carbone Federico II per la produzione di energia elettrica entro formazioni geologiche (tra cui giacimenti esauriti di gas, rocce porose o cavità acquifere saline) consentendo un drastico ridimensionamento della sua concentrazione nell’atmosfera.
Tra numerose polemiche che infiammano la comunità scientifica internazionale e la necessità di ridurre la concentrazione di sostanze inquinanti nell’aria, l’Enel è riuscita ad avvantaggiarsi dei cospicui finanziamenti dell’UE (100 milioni di euro) previsti nello “European Energy Programme for Recovery” garantendosi, in questo modo, anche la copertura per l’estensione del progetto all’impianto a carbone di Porto Tolle, in provincia di Rovigo. Altri 7 progetti dimostrativi di questo tipo saranno presto portati avanti nel territorio dell’Unione.
Secondo le stime Enel, l’impianto CCS di Brindisi potrà essere in grado di trattare 10 mila metri cubi l’ora di fumi provenienti dalla centrale a carbone, separando circa 2,5 tonnellate l’ora di CO2, per un tetto massimale calcolato intorno alle 8mila tonnellate annue quanto, cioè, sarebbero in grado di assorbire 800mila alberi. Successivamnete, poi, la CO2 trattata sarà trasferita al sito Eni/Stogit di Cortemaggiore (Piacenza), dove si provvederà a immagazzinarla nel sottosuolo…
Via | Youtube

La centrale termoelettrica a carbone di Brindisi-Cerano, di proprietà dell’Enel, torna al centro delle polemiche. Dopo la storia del concertone di Irene Grandi e Patty Pravo, di cui vi abbiamo ampiamente parlato nelle settimane scorse, questa volta il problema sono i soldi.
Un sacco di soldi: circa un milione e 200 mila euro che l’Enel dovrebbe dare al Comune, in base all’accordo di programma per la messa in sicurezza e la bonifica del Sic di Brindisi, oltre a quelli che la stessa azienda dovrebbe dare agli agricoltori che, dal 2007, in seguito ad una ordinanza del sindaco non possono coltivare le terre intorno la centrale a causa del pesante inquinamento da polveri di carbone.
Enel, però, ha chiesto al Comune e agli agricoltori di accettare una clausola molto importante: niente soldi senza la rinuncia completa a costituirsi parte civile nel processo penale scaturito dalle indagini della Procura di Brindisi sul presunto inquinamento intorno alla centrale.
Continua a leggere: Carbone: a Brindisi pace impossibile tra Enel, Comune e agricoltori danneggiati
E concerto fu. Ma anche controconcerto. Già, perchè sabato sera a Brindisi di fronte la centrale a carbone Federico II dell’Enel a Cerano di concerti ce ne sono stati due: uno dentro la centrale e uno fuori. Dentro, sul palco, si sono esibite Patty Pravo e Irene Grandi. Dicono siano state due belle esecuzioni. Fuori, invece, si sono esibiti i manifestanti del no al carbone, a Cerano come da qualunque altra parte.
Il giorno dopo, ovviamente, entrambe le parti si sono affrettate a dire che il proprio concerto è stato un successone: hanno vinto tutti. E forse è anche vero. Il concerto, infatti, si è fatto e a chi del carbone non fregava proprio nulla (o chi abita lontano dalla centrale, o chi è convinto che sia buono e giusto) si è goduto lo spettacolo. Bloccare il concerto era impensabile, non ci credeva nessuno e non era questo lo scopo della manifestazione.
Anche la manifestazione, però, si è fatta: volantini, campanacci, vuvuzelas, cori da stadio. Sembrava la corrida. Chi, arrivando in centrale per il concerto, ha voluto leggere i volantini e parlare con i manifestanti lo ha fatto mentre altri avevano fretta di andare al sodo: Patty Pravo o Irene Grandi. Entrambe le categorie sono state accontentate e si sono anche registrati passaggi da uno schieramento all’altro con qualche spettatore che è diventato manifestante (magari ci sarà stato anche qualche passaggio inverso…).