La Vega Alfa è la piattaforma petrolifera più grande e produttiva del Mediterraneo. Si trova a 12 miglia dalle coste di Pozzallo, in provincia di Ragusa, e recentemente ha passato qualche guaio: una prima inchiesta, archiviata, per disastro ambientale e una seconda, attualmente in corso con rinvio a giudizio, per inquinamento del mare. Questo impianto è l’oggetto di un servizio del Corriere della Sera, pubblicato anche sulla web tv della testata, appena pubblicato.
Un servizio che sembra proprio uno spot. Precisiamo, innanzitutto che non si sale sulla Vega senza il permesso di Edison, titolare del 60% della piattaforma (Eni ha il restante 40%).
Ciò è dovuto a motivi di sicurezza e di logistica derivanti dalla distanza dalla costa: si va in elicottero. A bordo, quindi, sale solo chi dice l’azienda e questo è normale. Molto meno normale è che alla presentazione della piattaforma, alcuni mesi fa, furono invitati solo alcuni giornalisti di alcune testate selezionate da Confindustria Siracusa.
Si trattava di redattori di testate avvezze a parlare dell’industria del petrolio e della raffinazione. Giornali sulle cui pagine è assai difficile leggere critiche alle multinazionali del petrolio.
Non fu invitata, invece, la stampa ragusana come la geografia avrebbe consigliato. Se qualcosa va storto sulla Vega, infatti, piange Ragusa ben prima di Siracusa. A giugno, tra l’altro, fu rifiutata anche la richiesta di Ecoblog di salire a bordo.
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E’ stato presentato oggi a Roma il Forum Nucleare Italiano (Fni), associazione culturale no profit nata per favorire il dibattito sul ritorno italiano all’energia nucleare. Presidente del Forum è Chicco Testa, noto per il suo “nuclearismo di ritorno”: negli anni 80 fondatore di Legambiente e iscritto al Pci, oggi devoto alla causa nucleare.
Il Fni si propone principalmente tre obbiettivi:
1) contribuire, come soggetto attivo, alla ripresa del dibattito pubblico sullo sviluppo dell’energia nucleare in Italia, promuovendo il dialogo tra tutti gli attori coinvolti
2) favorire una più ampia e approfondita conoscenza dell’opzione nucleare e delle sue implicazioni, come condizione indispensabile di un confronto non pregiudiziale sul tema
3) rappresentare un centro di divulgazione di una informazione tecnico-scientifica sull’energia nucleare che sia ampia, chiara, trasparente e accessibile
Continua a leggere: Nasce il Forum Nucleare. Legambiente: è un fan club
Val Curone, provincia di Lecco, ai confini tra Piemonte e Lombardia. Un posto sconosciuto ai più ma amato dai petrolieri. Nella valle, infatti, esiste un parco regionale nel sottosuolo del quale, casualmente, si ritiene che ci sia un discreto giacimento di petrolio.
Po Valley, società petrolifera australiana, ed Edison, infatti, quel petrolio lo avrebbero estratto volentieri ma la popolazione locale li ha fermati. Si è costituito un comitato che ha lottato intensamente e, in brevissimo tempo, ha vinto la sua battaglia: un anno fa si fece una manifestazione all’interno del parco e, nel giro di poche settimane, Po Valley ed Edison ritirarono la richiesta di autorizzazione a trivellare.
Oggi il movimento ambientalista spontaneo festeggia il suo unico anno di vita e rilancia: facciamo anche un parco a Monte San Genesio. In bocca al lupo.
Ecco cosa ha scritto il direttivo dei no-triv ai suoi 3.800 sostenitori su Facebook:
La piattaforma petrolifera Vega della Edison è la più grande del Mediterraneo e si trova a 12 miglia dalla costa di Pozzallo, in provincia di Ragusa. Ha una storia abbastanza travagliata, un paio di inchieste della magistratura (una archiviata e una in corso) ed è stata recentemente ammodernata.
O meglio: rivoluzionata. La vecchia piattaforma, ritenuta dalla Capitaneria di Porto una sorta di rottame del mare a rischio disastro (ma la magistratura ha archiviato i timori con tutta l’inchiesta), è stata infatti smantellata da Edison e sostituita con la Fso Leonis.
In pratica una enorme petroliera trasformata in piattaforma di stoccaggio temporaneo del petrolio. Attiva da qualche mese, la Leonis è stata presentata alla stampa ieri. Forse…

Mentre il Ministero per lo Sviluppo economico afferma che “va tutto bene” e che le piattaforme petrolifere off shore attive nel Mediterraneo sono perfettamente in regola e non costituiscono un rischio per l’ambiente marino, Edison viene citata in giudizio per danno ambientale e all’ecosistema.
Il processo è quello riguardante l’inquinamento in mare causato dalle attività del sito di coltivazione e produzione mineraria denominato Campo Vega, al largo di Pozzallo in provincia di Ragusa.
Nell’udienza preliminare, svoltasi oggi, il Procuratore della Repubblica Francesco Puleio e l’Avvocatura dello Stato (che si è costituita parte civile in giudizio per conto del Ministero dell’Ambiente) hanno chiesto di citare in giudizio, quale responsabile civile per gli ingenti danni provocati all’ecosistema marino di Pozzallo, Edison, proprietaria della struttura.

Il sottosegretario allo Sviluppo economico con delega all’Energia, Stefano Saglia, ha diramato un comunicato per rassicurare gli italiani: le piattaforme petrolifere off shore presenti nel Mediterraneo sono sicure.
Saglia ha incontrato Eni ed Edison al Ministero per chiedere informazioni sullo stato di salute delle piattaforme italiane e, tra oggi e domani, dovrebbero terminare i sopralluoghi nelle tre piattaforme attualmente attive nei nostri mari. Il comunicato stampa del Ministero assomiglia molto al classico “va tutto bene”:
Il Governo non può che rassicurare l’opinione pubblica in merito ai sistemi di sicurezza e alle procedure di emergenza delle piattaforme presenti nei mari italiani. In Italia non vi sono attività come quelle del Golfo del Messico quali perforazioni in acque profonde o esplorazioni in aree non conosciute. Da sempre vi sono controlli e verifiche sul rispetto di standard di sicurezza particolarmente elevati
Continua a leggere: Piattaforme off shore italiane: per il Ministero "va tutto bene"

Il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, ha dato mandato alla Direzione Generale per le Risorse minerarie ed energetiche di sospendere ogni nuova autorizzazione alla perforazione di nuovi pozzi petroliferi off shore. La notizia, per certi versi clamorosa, è legata a doppio filo al disastro della Deepwater Horizon nel Golfo del Messico, anche se arriva con forte ritardo rispetto al palesarsi dei rischi per l’ambiente derivanti dalle piattaforme petrolifere.
Il comunicato stampa diffuso dal Ministero afferma che Scajola ha convocato per il 5 maggio Eni ed Edison, proprietarie delle 115 piattaforme marine presenti nel Mediterraneo di cui vi abbiamo parlato poche ore fa. Ad Eni ed Edison Scajola ha chiesto una relazione sui sistemi di sicurezza ed emergenza dei loro impianti off shore e, in attesa di conoscere queste informazioni, ha disposto il blocco totale di ogni ulteriore autorizzazione a perforare in mare.
Sul tavolo ci sono la richiesta avanzata da Peroceltic Elsa per bucare il fondo del mare di fronte le isole Tremiti in Puglia e la campagna di esplorazione sismica dei fondali di Shel-Northern Petroleum nel Canale di Sicilia che, a detta della stessa Shell, si potrebbe tramutare in un giacimento da 150 mila barili al giorno.
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