
Più arrivano notizie inquietanti dal Giappone, più il resto degli Stati europei fa un passo politico indietro rispetto al nucleare più in Italia si afferma con forza che non sarà l’emotività innescata dall’emergenza nucleare in Giappone a farci ripensare la scelta del nucleare.
Da Emma Marcegaglia, a breve per lei inizierà il semestre bianco, a Fulvio Conti ad di Enel a Stefania Prestigiacomo ministro per l’Ambiente (forse la meno indicata per certe dichiarazioni) al Ministro Romani a Chicco Testa (insomma i soliti noti pro nucleare), tutti sostengono che non bisogna abbandonarsi all’emotività del momento. L l’Italia non si tirerà indietro e che i reattori EPR saranno sul nostro territorio per alimentare centrali nucleari. Le dichiarazioni oggi all’assemblea di Unindustria a Roma.
Un paio di considerazioni. La prima è che sarà il popolo italiano a decidere se far costruire o meno le centrali nucleari con il referendum, per cui si esprimerà un parere anche in merito al divieto di privatizzazione dell’acqua pubblica. La seconda considerazione: i reattori EPR sono stati bocciati perché non sicuri da inglesi,, francesi e finlandesi. Ma per noi italiani sono sicurissimi.
Foto | Unindustria

Che la torta neonucleare italiana faccia gola a tutti è noto e comprensibile. Dopo gli approcci diplomatici di Westinghouse delle settimane scorse, questa volta registriamo quello un po’ più aggressivo del tandem nucleare General Electric-Hitachi.
In una intervista al giornale di settore Quotidiano Energia, dal significativo titolo “Nucleare Italia: GE-Hitachi, siamo delusi”, Danny Roderick, vicepresidente del settore Progetti nucleari di Ge-Hitachi ha sponsorizzato il proprio prodotto mettendo in evidenza i limiti della soluzione “di stato” dell’Epr francese targato Edf-Areva.
L’intervista non è possibile leggerla, Quotidiano Energia è un giornale on line a pagamento (costa pure parecchio…), ma alcuni stralci sono stati riportati da NuclearNews. E sono molto interessanti.
Roderick, in pratica, tenta di piazzare il proprio Esbwr (Economic Simplified Boiling Water Reactor) che avrebbe tra i suoi pregi, guarda caso, proprio tutti i punti dove l’Epr difetta:
Continua a leggere: Nucleare, General Electric: "Delusi dall'Italia"

Che diavolo sta succedendo ai reattori EPR francesi? Già Riccardo Iacona a Presa Diretta spiegò i reattori nucleari EPR, quelli comunemente detti di III generazione, non sono altro che prototipi e neanche tanto sicuri. Ora sembra che siano sul punto di essere abbandonati proprio da EDF (Electricité de France), che con Areva, è impegnata nella costruzione dei nuovi reattori. Secondo il mensile francese l’ Expansion iniziano a vedersi i primi problemi, anzi definiti contre-performances.
Un paio di giorni fa è stato annunciato il possibile divorzio tra Constellation Energy e Edf a proposito della commessa che prevede la costruzione di due reattori nucleari (gli stessi che dovrebbero essere costruiti da noi) negli Stati Uniti a Nine Mile Point (Stato di New York) e a Calvert Cliffs, (Maryland).
Da aggiungere la commessa perduta a Abu Dhabi e vinta dai coreani; i ritardi nella costruzione delle centrali di Olkiluoto la cui sicurezza sarebbe traballante e Flamanville e i 19 reattori francesi che in manutenzione. Insomma uno scenario a dir poco complesso che evidentemente non preoccupa il nostro Governo, impegnato piuttosto a far ingoiare ai cittadini la costruzione di centrali nucleari sul territorio italiano, che le si vogliano o no.
Continua a leggere: Francia, i reattori nucleari EPR non piacciono: EDF progetta i REP 2000
Sortir du nucléaire torna all’attacco del reattore nucleare Epr: in un comunicato stampa rilasciato oggi l’associazione antinuclearista francese afferma di essere entrata in possesso, ieri, di un documento confidenziale interno ad Edf che dimostrerebbe l’intrinseca pericolosità del progetto dell’Epr.
Sortit du nucléaire, addirittura, afferma che i difetti di progettazione del reattore di Areva potrebbero portare ad un incidente simile a quello di Chernobyl:
Sortir du nucléaire” ha ricevuto questo Lunedì 27 Settembre un documento interno a Edf, che dimostra che la progettazione e realizzazione della copertura del serbatoio di Flamanville sono suscettibili di causare un incidente simile a quello di Chernobyl. Peggio ancora, secondo una nota scritta dal responsabile del dipartimento combustibile nucleare di EDF nel 2001, un incidente tipo Chernobyl è possibile in tutti i reattori nucleari francesi. Epr compreso
I problemi principali sono quelli relativi all’acciaio utilizzato e alle saldature:

Se lo dice pure la stampa di centro-destra, allora i conti non tornano: Le Figaro, più o meno il Corriere della Sera francese, è parecchio innervosito dai ritardi del cantiere della centrale nucleare di Flamanville. Critiche te le aspetti da qualche movimento e comitato antinuclearista, come l’odiato Crilan, ma non certo dal fidato Figaro…
Eppure il più antico e filogovernativo giornale francese ha speso tempo e spazio in pagina per fare un resoconto dei ritardi del dream ticket nucleare Areva-Edf nella costruzione dei due Epr attualmente in cantiere: Olkiluoto, in Finlandia, e Flamanville in Francia. Scrive Le Figaro:
L’EPR, il fiore all’occhiello della tecnologia nucleare francese, oggi affronta un’ondata senza precedenti di domande. Dopo la gara non vinta ad Abu Dhabi e in previsione della relazione Roussely dedicata alla articolazione dell’industria francese , design, prezzo e capacità di esportazione di questo impianto cristallizzano dibattiti . Al punto che, per alcuni osservatori, l’EPR sarebbe già stato colpito dalla “sindrome del Concorde”: una macchina certamente performante, ma particolarmente difficile da assemblare, costosa e non commerciabile. I ripetuti ritardi di Areva nel sito di Olkiluoto hanno ampiamente sostenuto questo sospetto. Ma, dopo la Finlandia, anche l’EPR di Flamanville, costruito da EDF, mantiene anche la possibilità di “incidente industriale”
Secondo il blog Inchiesta Nucleare, inoltre, nell’edizione cartacea di Le Figaro si farebbe persino accenno a Atmea 1, progetto alternativo all’Epr derivante da una collaborazione tra Areva e Mistubishi.
Via | Inchiesta Nucleare, Le Figaro
Foto | Flickr
Il Comitato di riflessione, informazione e lotta al nucleare (Crilan) avanza seri dubbi sulla sicurezza della centrale nucleare francese di Flamanville. Secondo l’associazione, infatti, la lega M5 di rivestimento delle barre di combustibile nucleare non sarebbe sufficientemente sicura.
Ciò ha portato Crilan, il 10 luglio, a inviare una richiesta all’Autorità di sicurezza nucleare francese per la revoca dell’autorizzazione al reattore EPR di Flamanville.
La stessa associazione, nel marzo di quest’anno, insieme ad altre associazioni e alla rete Sortir du nucleaire aveva affermato di essere in possesso di documenti interni ad Edf dai quali si evince che l’Epr in costruzione a Flamanville presenterebbe un “rischio di incidente maggiore” rispetto al reattore esploso a Cernobyl.
Il Primo Ministro francese Francois Fillon aveva risposto che l’Epr è il reattore più sicuro al mondo nella sua categoria.
Via | Brest Ouvert
Foto | Flickr

Rimanda oggi e rimanda domani, Areva ha procastinato ulteriormente l’avvio del reattore EPR di Olkiluoto in Finlandia per la fine del 2012, cioè con tre anni di ritardo rispetto alla data di consegna prevista per la fine del 2009. Lo annuncia un comunicato di Areva.
Secondo il cliente TVO, cioè la società finlandese che poi gestirà l’energia prodotta con il reattore, saranno necessari ulteriori sei mesi per la messa a regime, il che farebbe slittare la data al 2013. OL3, questo il nome del reattore, doveva essere avviato nel 2009, ma a causa di problemi tecnici, legali, di sicurezza e finanche finanziari (si è passati da un budget di 2,3miliardi di euro agli oltre 3miliardi di euro attuali), si è arrivati alla data annunciata del 2013, ma che la stessa TVO stenta a credere possa essere mantenuta.
Il nuovo ritardo comunque, sembra destinato certamente a aumentare poiché a causa di un disegno di legge si sta revisionando il sistema di installazione di alcune condutture. TVO e Areva con il partner Siemens non escludono però la possibilità di costruire un secondo reattore.
Via | Developpment durable le journal
Foto | Flickr
L’italia si spacca in due all’annuncio del Premier Berlusconi: ritorna il nucleare, con la costruzione di quattro centrali entro il 2020. Ha detto il Ministro Claudio Scajola:
Ci sono altri contatti con altre imprese, sarà il mercato a decidere. La tecnologia più avanzata è l’Epr francese l’Ap americana, oltre a quella giapponese ci sarà spazio per tutte le imprese che vorranno costruire centrali per coprire il 25% del fabbisogno energetico che dovrà venire dal nucleare.
Il Giornale scrive:
Il «know how» transalpino aiuterà il Bel paese a svegliarsi presto dal suo «lungo sonno», causato dal «fanatismo ideologico» della sinistra che lo portò ad abbandonare la strada dell’atomo.
Ma dove saranno collocate? Riferisce la Stampa:
c’è la Sicilia - peraltro la Regione si è candidata - sulla parte della costa rivolta verso l’Africa, c’è la Basilicata, alcune aree della Puglia. Si è candidato anche il Veneto, proponendo il sito di Porto Tolle (Rovigo): ma c’è l’handicap della zona paludosa.
Continua a leggere: Nucleare: l'Italia si spacca. Le prime centrali in Veneto e Sicilia
Lo avevamo raccontato qualche giorno fa nel post La Francia costruirà una seconda e forse una terza centrale nucleare EPR: Sarkozy si apprestava ad annunciare la costruzione di nuove centrali di terza generazione, oltre a quella già in costruzione a Flamanville.
Ed infatti il 30 gennaio il presidente francese ha comunicato ai francesi che prossimamente verrà costruito un secondo reattore nucleare EPR a Penly. Il giorno successivo Greenpeace Francia ha risposto a Sarkozy affermando che questo nuovo tipo di reattore produrrà scorie sette volte più pericolose di quelle delle centrali di seconda generazione.
Secondo Areva - l’impresa francese che sta costruendo i reattori EPR - queste centrali saranno più potenti di quelle attuali, useranno il 15% in meno di uranio, e produrranno il 30% in meno di scorie. Peccato che nessuno precisi che il funzionamento dell’EPR prevede che il combustibile nucleare resti molto più tempo nel reattore, e questo implica un’usura - “burn up” - e dunque una radiotossicità molto più importante che nei reattori attuali.
Continua a leggere: Il nucleare di terza generazione produrrà scorie molto più radioattive