
Non sono pochi gli studi effettuati sul rapporto fra i cambiamenti climatici e l’accelerazione dell’estinzione di specie animali e vegetali sul nostro pianeta. Anche partendo dal presupposto, lapalissiano, che “le specie si sono sempre estinte“, non c’è alcun integralismo o pregiudizio nell’osservare che i fattori introdotto dal climate change abbiano una significativa rilevanza. Secondo una ricerca pubblicata su una delle riviste online della Royal Society quanto ipotizzato fino ad ora è fin troppo ottimistico.
Secondo l’equipe di ricercatori guidata da Mark Urban presso l’Università del Connecticut i modelli matematici utilizzati per cercare di predire l’impatto dei cambiamenti climatici sono incompleti e finirebbero per sottostimare i danni provocati alla biodiversità della Terra. L’evidenza dei fatti indica che le specie tendono a migrare per sfuggire ad habitat resi inospitali dal riscaldamento globale, ma fino ad ora è mancata la dovuta considerazione su quanto la migrazione stessa possa incidere nelle possibilità di sopravvivenza di animali e piante.
Secondo Urban e il suo team è necessario verificare l’incidenza della competizione fra specie animali diverse e la velocità con la quale queste possono spostarsi da un habitat all’altro. Alcune specie potrebbero non essere in grado di spostarsi abbastanza velocemente, altre potrebbe incontrare resistenze provocate da altre specie più capaci di adattarsi al cambiamento. Il nuovo modello matematico sviluppo mostra che la biodiversità è più a rischio di quanto non si potesse immaginare. Il ricercatore ha sottolineato come pur avendo:
…modelli meteorologici molto sofisticati per prevedere i cambiamenti climatici, nel mondo reale gli animali nel migrare competono fra loro e si influenzano. La maggior parte delle nostre previsioni non includono queste interazioni. Spesso non si tratta di analizzare quanto velocemente una specie più migrare, ma quanto velocemente lo fa rispetto alle specie “concorrenti”.
Via | Proceedings of The Royal Society
Foto | Esparta@Flickr - CC

Da quale ente governativo non vi aspettereste mai un’iniziativa, anche per via del più ovvio dei pregiudizi, in favore dell’ambiente? Certamente da uno militare. Eppure a volte il caso può rendere insospettabilmente capaci di contribuire a salvare una specie in via di estinzione proprio quelli del Dipartimento della difesa americano. Già perché la farfalla Checkerspot del Taylor, segnalato come uno degli insetti che rischiano di scomparire a causa del progressivo restringimento del loro habitat, ha trovato rifugio nell’area utilizzata come poligono e area di esercitazione nella base militare Lewis McChord nei pressi di Tacoma, nello stato di Washington.
Per non rischiare di vedersi vietato l’uso del terreno i militari hanno speso ben 30 mila dollari allestendo una speciale serra “rifugio” per gli animali, accuditi da un gruppo di detenuti del un vicino carcere della Contea. I galeotti hanno seguito un apposito corso e stanno scontando la loro pena acquisendo una competenza specifica nel recupero e nella tutela di queste farfalle, qualcosa di decisamente originale rispetto ai laboratori di idraulica o falegnameria che siamo abituati a vedere nei film.
Le oltre 1000 farfalle che abitavano il territorio della base sono state trasferite e lo scopo dello speciale rifugio è quello di favorirne la proliferazione per poi avviare un programma che le rimetta progressivamente in libertà in territori adatti, ma lasciando la possibilità ai militari di sparacchiare liberamente. Contenti tutti?
[Via | Spokane Spokesman-Review]

Il pericolo dell’estinzione per lo sciurus vulgaris (meglio noto come Scoiattolo Rosso o Scoiattolo comune) è sempre più reale, almeno in Gran Bretagna. Lo certifica il rapporto dell’Università di Oxford sullo stato dei mammiferi nel territorio britannico, che ha individuato come fortemente a rischio la situazione del simpatico roditore. La situazione non è molto diversa nemmeno negli altri paesi europei, ma il report parla di un calo della popolazione del 50% negli ultimi 50 anni, un calo che non accenna a fermarsi.
I problemi sono sempre gli stessi, in primis l’aggressività e la maggior robustezza degli Scoiattoli Grigi di origine nord americana, ma ai loro cugini d’oltreoceano è legata anche la piaga del vaiolo degli scoiattoli che sta decimando la popolazione della specie di roditori europea. Anche i ricci non se la passano poi così bene: dai 30 milioni presenti nel 1950 siamo arrivati ad 1.5 di esemplari in Gran Bretagna, questo nonostante gli sforzi attuati dai programmi tesi a proteggere la biodiversità. I risultati ci sono, ma secondo i due autori dello studio, Dawn Burnham e David MacDonald, non in tutti casi si è riusciti ad ottenere successi per una ragione molto semplice:
Gli ultimi 15 anni sono stati caratterizzati da alcuni successi, in particolare nel recupero di alcune specie rare, tuttavia è ormai chiaro che con il declino in corso fra le specie un tempo molto comuni, come ricci e scoiattoli, gli obiettivi della Convenzione sulla diversità biologica per il 2010 non saranno raggiunti. In generale i maggiori progressi sono arrivati per le specie che vivono in un habitat ristretto, in quei casi gli animali possono beneficiare di specifici sforzi per favorire la loro conservazione, ma si riesce a fare poco per le specie che vivono in zone più vaste.
Via | Ptes
![]()
L’apporto della tecnologia è ormai fondamentale per la nostra vita, da moltissimi anni. Usi potenzialmente infiniti, nuove possibilità, ma non soltanto a beneficio di noi essere umani. Un gruppo di ingegneri tedeschi sta mettendo a punto un innovativo software che adatti le scoperte sul riconoscimento facciale alle scimmie. Uno strumento del genere potrebbe essere fondamentale per realizzare un monitoraggio e un censimento della reale popolazione delle specie in pericolo.
Il lavoro di censimento costringe i ricercatori a lavorare per mesi sul campo, entrare “in confidenza” con gli animali e affidarsi alla propria memoria con il solo supporto fotografico. L’idea degli ingegneri è quella di applicare gli stessi metodi in uso principalmente alle unità anti-terrorismo anche al servizio degli scienziati che si occupano di studiare le scimmie ed in questo modo di tutelarle con maggiore efficacia dal rischio d’estinzione.
Telecamere e fotocamere azionati in remoto aiutano già oggi nel monitoraggio degli esemplari, ma un software del genere consentirebbe di non affidare più agli uomini il lavoro “manuale” di riconoscimento e conta, fondamentali per valutare se una popolazione è in un diminuzione o in aumento e quali fattori la influenzano.
Via | The Engineer
Foto | Flickr

Soltanto 10 anni fa l’Iguana Blu, meglio nota come Iguana Blu della Grand Cayman, era ad un passo dall’estinzione. Soltanto gli ultimi 20 esemplari, questo erano tutto ciò che rimaneva dell’animale tipico della più estesa fra le Isole Cayman, note all’opinione pubblica per essere fra i principali paradisi fiscali del pianeta. I risultati dell’incessante lavoro svolto dai membri della Wildlife Conservation Society sono ormai evidenti. L’obiettivo di 1000 esemplari liberi di muoversi nel loro habitat naturale all’interno di una specifica zona protetta è vicinissimo.
Le Iguane Blu sono state recuperate dalla cattività e liberate dopo uno screening medico che ne certificasse la possibilità di riprodursi. Questo successo è particolarmente significativo per tutte le specie animali che rischiano l’estinzione grazie all’impatto delle attività umane sulla terra. Nel caso della particolare Lucertola dal caratteristico colore blu si sono superati tutti i problemi relativi alla consapevolezza dell’importanza di preservare le specie in pericolo con un progetto condotto per oltre 10 anni quando ogni speranza sembrava vana.

Ieri è stato reso noto il rapporto The Implementation of UNGA Resolutions 61/105 and 64/72 in the Management of Deep-Sea Fisheries on the High Seas da dove emerge chiaramente che la situazione di impoverimento ittico degli Oceani è molto più grave del previsto, tanto che per molte specie si paventa l’estinzione. Ecoblog lo anticipava qualche giorno fa.
Il lavoro è stato redatto da un gruppo di scienziati internazionali per volere dell’Ipso e guidati da Alex Rogers direttore scientifico e Senior Research Fellow all’ Institute of Zoology di Londra. Il rapporto descrive le gravi carenze nell’attuazione delle risoluzioni dell’Assemblea Generale dell’ONU progettate per proteggere le profondità oceaniche dall’impatto distruttivo della pesca. Secondo il Dott. Rogers:
Per la maggior parte del pescato vi è poca o nessuna informazione sullo stato degli stock e in molti casi noi non sappiamo nemmeno cosa viene catturato e dove.
IPSO sta attualmente compilando un rapporto sullo stato globale di salute degli oceani che sarà pubblicato nel 2012. Ma dalle prime analisi, fa sapere Rogers, già si evince che la salute degli oceani versa in uno stato critico e spiega:
Ci riguarda tutti, perché - proprio come il clima - l’Oceano costituisce uno dei sistemi operativi chiave del nostro pianeta. Crea più della metà del nostro ossigeno, sistemi meteorologici e modula l’atmosfera, oltre a fornirci risorse vitali. Tutti i fattori di stress che abbiamo messo in - dalla pesca eccessiva all’inquinamento - hanno contribuito alla sua cattiva salute. La situazione è ormai così grave che si sta alterando la chimica dell’Oceano, con un forte impatto sulla vita marina e il funzionamento degli ecosistemi marini. L’oceano ha già assorbito oltre l’80% del calore aggiunto al sistema climatico e circa il 33% dell’anidride carbonica. Gli ecosistemi sono al collasso, le specie sono spinte verso l’estinzione a causa della distruzione degli habitat naturali. Gli scienziati ritengono che ci sia ancora tempo per evitare cambiamenti irreversibili e catastrofici per i nostri ecosistemi marini, ma che questo richiede un’azione drastica entro un decennio.
Foto | Flickr Squali al mercato del pesce.

Insegnare ai bambini che non tutte le specie di pesci sono uguali, la loro stagionalità, i rischi d’estinzione e anche come provare a consumarlo responsabilmente. Questo l’obiettivo di Critical Fish, un’iniziativa che ha ricevuto la patrocinio della Regione Lazio e della Provincia di Roma è che anima la pescheria “didattica” di Via Ancona 34, in zona Porta Pia a Roma.
Qualche giorno fa i locali di Critical Fish hanno accolto il primo gruppo di bambini di una quarta elementare della capitale dove la biologa marina Annachiara Gozzi li ha guidati alla scoperta delle diverse specie di pesci che popolano il Mediterraneo dividendoli per stagionalità. La Gozzi ha raccontato:
Bambini davvero super preparati erano tutti entusiasti e per niente annoiati. La curiosità e i giochi li hanno fatti concentrare sul mare e sui suoi abitanti lasciando naturalmente spazio alla fantasia e alla creatività, tipiche dei più piccoli. Hanno ribattezzato il pesce illustrato nel materiale informativo il pesce matto, perché non hanno trovato un’immediata somiglianza con le specie conosciute
Un’iniziativa lodevole per far crescere consumatori informati.

Sei giorni e un account di Twitter dopo essere scappato dalla sua gabbia il cobra egiziano dello zoo del Bronx è stato trovato. Lo staff dello zoo lo ha ritrovato in un angolo buio della casa dei retttili. Se il cobra avesse lasciato lo zoo sarebbe stato solo per parecchio tempo e non solo perchè si trovava nel Bronx, la popolazione mondiale dei serpenti è in preoccupante declino.
Secondo uno studio sulla popolazione di serpenti intorno al mondo del 2010 condotta da scienziati di tre differenti continenti i serpenti stanno diventando sempre meno. Il picco del declino è stato dal 1998 al 2002 e coinvolge soprattutto le speci che vivono in piccole tane con abitudini sedentarie.
E i serpenti non sono purtroppo l’unica popolazione animale a declinare: studi di settore spiegano come il risultato dei cambiamenti climatici sarà l’estinzione di moltissime speci entro il 2080.
Via | TNR
Quando vedete un tonno pensate a un panda. Questo è lo slogan della nuova campagna della Sea Sheperd Conservation Society.
In una serie di poster scene di pesca nella quale i panda prendono il posto dei tonni. Le immagini choc proposte dall’associazione usano la fama del panda simbolo di una specie da proteggere per sensibilizzare sull’estinzione del tonno rosso. Se non vi saranno consistenti tutele il tonno rosso rischia di sparire nel 2012.
Riferisce Sea Shepherd che si è persa già l’85% della popolazione di tonno rosso a causa dell’industria della pesca.
Foto | Maxisciences
Ancora poche ore, a Nagoya, per capire se la Cop-10 per la tutela della biodiversità avrà un esito positivo oppure se si concluderà nella consueta maniera fallimentare. Molti temono una débacle simile a quella di Copenaghen, in cui le difficoltà a raggiungere accordi tra i Paesi emergenti e quelli occidentali è stata fatale. Eppure, alcuni tra gli esponenti del Summit, IUCN e UNEP in testa, sono intenzionati a lottare fino all’ultimo secondo perchè si riesca ad addivenire ad un testo che sia effettivamente funzionale alla preservazione e alla tutela delle specie animali e vegetali ponendo un argine concreto alla loro disastrosa emorragia.
Le divisioni tra i partecipanti alla Cop - 10 si realizzano principalmente sulla definizione degli obiettivi di lotta di quelle specie animali e vegetali che sostengono molte delle più fruttuose economie del Pianeta. In questo senso, l’intervento nei giorni scorsi del numero uno della Banca mondiale, Robert Zoellick,che ha configurato l’esistenza di un valore economico alla biodiversità è stato cruciale:
La produttività della terra e dei mari sta diminuendo, e con loro i servizi degli ecosistemi cruciali per far uscire le persone dalla povertà… La ricchezza naturale delle nazioni deve essere un investimento valutato in combinazione con il suo capitale finanziario, industriale e umano…I conti nazionali devono riflettere i servizi fondamentali dello stoccaggio del carbonio che le foreste offrono ed il valore, in termini di protezione costiera, che proviene da barriere coralline e mangrovie. Abbiamo in programma progetti pilota per integrare la valutazione dell’ecosistema nella contabilità nazionale e poi su scala globale offrendo ai paesi più poveri e alle economie emergenti gli strumenti necessari per integrare nei sistemi di contabilità nazionale i vantaggi economici offerti da ecosistemi come foreste, zone umide e barriere coralline.
Continua a leggere: Nagoya: ultime ore della Cop-10 per la tutela della biodiversità