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Tutti gli articoli con tag foresta amazzonica

GreenGift per San Valentino: un pezzo di Amazzonia

pubblicato da Marina Perotta

San valentino, regali eco

San Valentino si avvicina: quintali di cioccolato e milioni di fiori saranno venduti. Sono le ragioni del marketing e del consumo che onestamente non capiamo. Ma l’amore va sempre festeggiato: ci mancherebbe! Dunque un buon conpromesso tra la voglia di far festa all’amore della nostra vita e una responsabilità verso il consumo c’è.

Oltre a consigliarvi di scegliere di regalare piante in vaso, alberi da curare a distanza, cioccolato e fiori provenienti al commercio equoslidale vi suggerisco degli acquisti un po’ originali ma che fanno anche tanto bene: iscrizione a una delle tante associazioni che si occupano di preservare il Pianeta, dal WWF a Greenpeace a LAV a FIAB, solo per citarne alcune. Oppure adottare un pezzo di Foresta amazzonica, alberi in Brasile o un pezzo di barriera corallina. Le modalità qui.

Foto | Nature

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Amazzonia: la Chevron condannata al risarcimento di 18 miliardi di dollari

pubblicato da Marina Perotta

Pablo Fajardo vince con gli Indigeni sulla Chevron
Dopo 18 anni di battaglie giudiziarie la Corte d’Appello dell’Ecuador ha inflitto alla compagnia petrolifera americana Chevron il pagamento di un risarcimento record: 18 miliardi di dollari. I soldi dovranno ripagare gli Indigeni dei danni subiti anche dal loro habitat la Foresta Amazzonica a causa delle attività di estrazione del petrolio. La vittoria è stata ottenuta grazie al certosino lavoro dell’avvocato Pablo Fajardo (nella foto a sinistra) membro dell‘ELAW (Environmental Law Alliance Worldwide).

La sentenza della Corte d’Appello conferma la sentenza emessa dal Tribunale di Lago Agrio (ne scrivevo qui) che già lo scorso 14 febbraio 2011 aveva condannato la Chevron a un risarcimento di circa 9 miliardi di dollari. Il Giudice aveva previsto il raddoppio del risarcimento se la compagnia non avesse presentato le sue scuse al Tribunale per comportamenti giudicati inappropriati.

La Chevron ha comunque annunciato che presenterà un nuovo ricorso questa volta internazionale e al di fuori dell’Ecuador. Comunque la condanna al risarcimento giunge per le attività estrattive della Texaco, in atto dal 1964 al 1990 e poi acquisita dalla Chevron nel 2001.

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In Brasile una riforma del Codice forestale minaccia l'Amazzonia e concede l'amnistia ai suoi distruttori

pubblicato da alessandra

Queste ore potrebbero essere cruciali per l’Amazzonia e per far sentire a Dilma Rousseff, presidente brasiliano successore di Lula, quanto, alla comunità internazionale, stia a cuore la salvaguardia della foresta. Dopo essere stato approvato alla Camera dei deputati, infatti, il disegno di legge che mira a snaturare completamente l’attuale Codigo Forestal do Brasil fin quasi a disapplicarlo, sta per essere approvato anche al Senato. E potrebbe essere davvero la fine per moltissime specie animali e vegetali e per le innumerevoli popolazioni indigene che, inascoltate, stanno cercando di far valere i propri diritti e quelli dell’Amazzonia stessa.

Nel frattempo, comunque, nello stato brasiliano è guerra. E guerra vera, se si considera che solo negli ultimi 20 giorni sono stati almeno tre gli attivisti massacrati sotto gli occhi dei propri familiari mentre, a vario titolo, stavano portando avanti campagne di sensibilizzazione per far conoscere al mondo la possibile tragedia che potrebbe colpire la foresta amazzonica in caso di vittoria dei latifondisti e delle multinazionali.

Più in dettaglio, le norme che potrebbero essere eliminate dal Codice forestale attualmente in vigore, sono le seguenti: il divieto assoluto per gli agricoltori e gli allevatori di sradicare un’ara maggiore di un quinto di foresta nei loro terreni; l’obbligo, per gli stessi, di mantenere intatta una parte cospicua di mata - compresa tra il 20% e l’80% a seconda delle zone - quale “riserva integrale” nei loro stessi terreni; oltre al veto assoluto di entrare per motivi diversi dallo studio nell’ambito delle PPA (le aree protette permanenenti) di maggiore pregio e dagli ecosistemi più fragili. Se queste norme - pur molto spesso eluse -dovessero essere ignorate nella riforma del codice, per le foreste sarebbe davvero la fine e questo nonostante il 79% dei brasiliani si sia dichiarato a favore del mantenimento delle norme ambientali attualmente in vigore e di una più puntuale protezione della mata. La possibilità più concreta, al momento, di scongiurare la catastrofe risiede nel diritto di veto presidenziale. In proposito, è possibile firmare una petizione per chiedere al presidente Dilma di fermare il disegno di legge e di dimostrare che sia possibile coniugare la crescita economica con la tutela della biodiversità.

Via| tmnews, salvaleforeste, news.mongabay

Foto | Flickr

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Se avanza la deforestazione avanza la malaria

pubblicato da Marina Perotta

Il ciclo della malaria Deforestazione e malaria sembrano essere due fenomeni connessi, almeno secondo il rapporto pubblicato da Emerging Infectious Diseases CDC e condotto da Olson e Jonathan Patz, dell’Università del Wisconsin. Spiega lo studio, che analizza le aree deforestate della foresta amazzonica che la malaria aumenta del 50% la dove ne vengono a mancare.

Spiega Olson Patz:

Il paesaggio deforestato, con spazi più aperti e pozze d’acqua parzialmente soleggiate, sembra fornire l’habitat ideale per questa zanzara tanto che la Anopheles darlingi ha preso il posto di altri tipi di zanzare che preferiscono foresta e che sono molto meno incline a trasmettere la malaria. Questo studio completa il nostro precedente lavoro, che si era incentrato sulla quantità di zanzare che trasportano la malaria nel corso di ricerca svolte nell’Amazzonia peruviana, abbiamo dimostrato una correlazione tra larve di questa zanzara e i siti acquatici di riproduzione negli habitat disturbati in seguito al taglio della foresta.

In pratica, dovrebbe essere adottata una più corretta gestione del territorio per evitare l’avanzare della malaria e delle sue conseguenze disastrose.

Via | Salva le foreste
Foto | harvard

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Francia, votate on line la MissBio

pubblicato da Marina Perotta

Votate la Missbio

In Francia, lo sostengo sempre, in merito alle questioni ambientali mostrano una certa fantasia e sdrammatizzano piacevolmente argomenti, quali l’ecologia, che sotto il nostro tetto, spesso assumono il peso specifico del piombo.

Ebbene, ecco arrivare l’elezione di Missbio promossa da un portale che è tutto un programma: femininbio. Le fanciulle da votare sono state divise in tre sezioni: i personaggi, le impegnate e le blogger; per ognuna una scheda di presentazione. Partner dell’operazione i cosmetici So’Bio certificati Ecocert e Cosmébio. Insomma, quando marketing e impegno per l’ambiente vanno a braccetto. In premio, oltre alla fornitura di cosmetici, anche 12mila euro, 4000 euro per categoria, che saranno devoluti in beneficenza a un associazione che si occupa di sviluppo sostenibile.

Ma chi sarebbe una Missbio? E’ una donna consapevole che le sue scelte possono avere un impatto sull’ambiente; è cosciente del fatto che lo sviluppo sostenibile è possibile partendo da piccoli gesti sino ad arrivare a cambiare le proprie abitudini.

Ecco dunque che tra le aspiranti Miss compaiono, oltre alle signore impegnate in ONG, come Gaëlle Bouttier Guérive che lavora per il WWF o Émilie Barrucand che lavora per l’associazione Wayanga impegnata nella salvaguardia della Foresta amazzonica, anche Cécile de France, attrice e ambientalista convintissima, Axelle Red cantante e ambasciatrice UNICEF o Aïssa Maïga attrice e madrina dell’Ethical fashion Show. Tra le blogger ci sono Karambole, Mam’zelle émie e Virginie.

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Big River Man: il favorito al festival Cinemambiente di Torino?

pubblicato da missunderstanding

Quello che avete visto è il trailer di Big River Man, il film in gara alla XIII edizione di Cinemambiente, il Festival del Cinema di Torino dedicato alle tematiche ambientali. Big River Man, di John Maringouin, racconta la storia di Martin Strel, 53enne sloveno che ha attraversato a nuoto il Rio delle Amazzoni.

Dopo aver attraversato a nuoto il Mississipi, il Danubio, lo Yangtze, l’Uomo Pesce ha deciso di attraversare il fiume più pericoloso del mondo. Lungo la sua traversata, durata 66 giorni, l’avventura di Martin Strel si è però trasformata nella testimonianza dello stato di salute della Foresta Amazzonica.

Il documentario, già vincitore del premio per la Miglior Fotografia al Sundance 2009, sarà proiettato in anteprima a Cinemambiente. Il documentario, a mio avviso tra i favoriti, concorre nella sezione Internazionale dei documentari, insieme ad altri 11 film, tra cui Garbage Dreams, altra pellicola candidata al premio. Chi trionferà a Cinemambiente 2010?

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Proba-V, il micro satellite dell'ESA che studia la variazione di vegetazione sulla Terra

pubblicato da missunderstanding

satellite prova-v

Quanto terreno l’agricoltura ha tolto alla natura? A quale velocità scompare la foresta in Amazzonia? La piccola camera di Proba-V sarà lanciata in orbita per permetterci di saperlo. Il microsensore dell’Agenzia Spaziale Europea, se mandata in orbita, fornisce ogni giorno una panoramica virtuale della variazione di vegetazione sulla Terra.

Il progetto di monitoraggio costante e quotidiano è già ambizioso per una missione completa, figuriamoci per una piccola piattaforma grande meno di un metro cubo. Il piccolo Proba-V per ora è stato testato in laboratorio, sottoposto a condizioni di temperatura estreme, simile a quelle che il satellite incontrerà nello spazio e ha dato buoni risultati.

Negli scorsi 12 anni la variazione di vegetazione è stata osservata ed analizzata dalle telecamere Spot-4 e Spot-5 del programma francese Vegetation, ma lo scopo di mettere in orbita Proba-V è quello di fornire dati aggiornati costantemente e senza interruzione su base quotidiana. Il micro sensore dell’ESA, il più piccolo ad essere lanciato per una missione del genere, se dovesse superare tutti i test come si spera, sarà in orbita dalla metà del 2012.

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Nel 2050 metà della Foresta Amazzonica sarà un deserto

pubblicato da missunderstanding

deforestazione amazzonia

Uno studio dell’INPE, l’istituto Nazionale brasiliano per le ricerche speciali, ha stabilito che la foresta amazzonica potrebbe essere dimezzata nel 2050, ridotta per la metà ad un deserto tropicale, individuando nello stato della foresta tra 40 anni il punto di non ritorno. Dopo di che non sarà possibile tornare indietro e la Foresta Amazzonica scomparirà del tutto in ancora meno tempo.

Secondo lo studio, quello sopra descritto è lo scenario peggiore, ma anche il più probabile, se le regioni dell’Amazzonia non dovessero intervenire con leggi severe ed efficaci per ridurre la deforestazione, così come ha fatto il Brasile. Se non si interviene con tempestività. la deforestazione, gli incendi, e le emissioni di gas serra ridurranno metà dell’Amazzonia ad una savana tropicale.

Gli anni a venire saranno cruciali per la vegetazione della foresta amazzonica, che risentirà dell’aumento delle temperature, della deforestazione continua e dei roghi. Poiché la vegetazione della foresta ha un ruolo cruciale nel regolare il clima mondiale, la perdita di vegetazione contribuirà ad accelerare la velocità dei cambiamenti climatici e l’ulteriore perdita di vegetazione perché ci sarà sempre meno foresta a regolarli. In un processo che diventerà sempre più veloce, le regioni del Sud e del Sud-Est del Brasile riceveranno sempre meno acqua e perderanno la foresta, divenendo più vulnerabili agli incendi.

Secondo lo studio, il circolo della perdita di Foresta Amazzonica sarà più veloce se si continuano a perdere aree di foresta, la terra sarà più secca e gli incendi attecchiranno meglio. Fino al 2050, quando il livello di foresta perduta sarà tale da non poter più tornare indietro e la desertificazione sarà ormai a metà di quello che oggi possiamo ancora chiamare Foresta Amazzonica.

Foto | Flickr

via | Treehugger

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Ogni 2 secondi perdiamo un pezzo di foresta pluviale grande quanto un campo da calcio

pubblicato da missunderstanding

Per far capire a chi non vuole la velocità alla quale perdiamo ettari ed ettari di foreste pluviali nel mondo, anche se forse lo sfruttamento della foresta Amazzonica è in declino, ci vuole un’immagine semplice, un’animazione che spiega meglio di discorsi e conferenze.

E’ così che Greenpeace Svizzera ha voluto rappresentare la deforestazione nel mondo, facendo vedere come ogni 2 secondi si perde un’area di foresta pluviale grande quanto un campo da calcio, anche se fatto di fiammiferi.

Dalla perdita della foresta pluviale più antica in Indonesia, alla più grande in Brasile, il fenomeno della deforestazione distrugge habitat ed ecosistemi unici al mondo, privando anche gli esseri umani del loro ambiente, come accade in Nigeria.

via | Treehugger

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Deforestazione: distruggere il Central Park in 9 minuti

pubblicato da Marina Perotta

Il progetto What’s Missing è dell’artista Maya Lin che con il video che vi propongo su, vuole sensibilizzare l’opinione pubblica sugli effetti devastanti della deforestazione.

Spiega con le immagini Maya, che ogni 9 minuti perdiamo un area verde come il Central Park di New York o in 4 minuti l’Hyde Park di Londra.

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