Qualche giorno fa, dopo aver visto lo spot Tv di APP Asia Pulp and Paper, mi chiedevo come mai la multinazionale della cellulosa e della carta, dopo essere stata attaccata dalle associazioni ambientaliste non avesse avviato comunque l’iter di certificazione FSC. A detta di molti, infatti, questo riconoscimento avrebbe fugato ogni sospetto di sfruttamento delle foreste pluviali indonesiane. Ebbene, APP spiega a Ecoblog attraverso un cortese commento e non un gridato comunicato stampa che:
La verità è semplice anche se scomoda per alcuni. Le piantagioni arboricole stabilite in aree convertite da foreste naturali dopo il 1994 non hanno la qualifica necessaria per accedere alla certificazione FSC. Ciò automaticamente esclude la stragrande maggioranza delle piantagioni nei paesi in via di sviluppo e favorisce i produttori del Nord America e dell’Europa, dominatori del settore da 100 anni. A livello mondiale FSC certifica circa 120 milioni di ettari rispetto ai circa 226 milioni di ettari certificati da PEFC e altri ulteriori milioni di ettari sono certificati attraverso molteplici sistemi regionali o locali. Questo significa che i due più grandi sistemi (FSC e PEFC) in totale, aggregati insieme, coprono meno del 10% dell’area forestale del globo. In aggiunta, oltre l’80% delle foreste certificate FSC sono localizzate nel Nord America e in Europa e solo il 4% nell’area australe-asiatica. In APP accogliamo tutti gli schemi di certificazione credibili, senza favorirne uno rispetto ad un altro, e incoraggiamo governi e clienti in tutto il mondo che sviluppano protocolli di approvvigionamento perché facciano lo stesso. E’ molto interessante che lo stesso FSC abbia riconosciuto questa realtà e stia valutando come mantenere la sua importanza in questo mondo complesso e in continua evoluzione. Due settimane fa l’Assemblea Generale dello FSC ha adottato una mozione che apre uno spiraglio alla revisione della cosiddetta “1994 Rule”. Vedremo cosa ciò comporterà.
Danilo Benvenuti
Europe Sales Director
APP Europe
Noi consumatori ci auguriamo che questi accordi vengano raggiunti al più presto affinché le foreste restino tutelate.
Foto | Incartweb

Da qualche settimana, lo avrete notato, gira sulle Tv lo spot della APP, cioè Asia Pulp and paper, ossia multinazionale della cellulosa e della carta. E’ stata in passato pesantemente criticata dalle associazioni Terra! e Greenpeace. La prima ha incassato una condanna dal Tribunale di Bergamo, la seconda ha attaccato Mattel poiché per il suo packaging usa carta fornita da APP (un approfondimento del WWF).
Ma perché APP non piace agli ambientalisti? Perché come spiega Terra! è:
Principale attore della distruzione delle foreste pluviali di Sumatra. Queste foreste vengono abbattute per essere sostituite con piantagioni di acacia, distruggendo habitat essenziali a specie minacciate come l’orango e la tigre di Sumatra, violando i diritti delle comunità locali e mettendo a rischio il clima globale.
Ma allora basterebbe avere una certificazione FSC per dimostrare al mondo intero che le foreste pulviali indonesiane sono usate in maniera sostenibile. APP però ha deciso per una diversa strategia e ha richiesto a tutti i paesi di riconoscere gli standard di certificazione SVLK della APKI costola della App, ossia un sistema di tracciabilità e legalità stabiliti in Indonesia e che come riporta Aqva:
La certificazione SVLK è progettata per assicurare che l’industria riceva e processi solamente legname proveniente da fonti legali, in rispetto del quadro normativo dell’Indonesia, e copre gli aspetti delle licenze, della raccolta, del trasporto e della lavorazione per l’industria. Il Sistema di Verifica SVLK è un passo fondamentale per conseguire la piena certificazione SFM (Sustainable Forest Management).
Fa sapere poi APP attraverso un comunicato stampa pubblicato da GreenMe che:
Ciò nonostante, come pubblicamente dichiarato, ci siamo ufficialmente impegnati a raggiungere l’obiettivo di legname proveniente al 100% da piantagione sostenibile entro il 2015. Ciò significa in maniera assoluta che per la produzione di cellulosa nessun legname di origine illegale sarà tollerato e nemmeno legname derivato da foresta protetta (high conservation forest - HCV).
Ma perché percorrere strade alternative alla certificazione FSC che valuta l’intero sistema di approvvigionamento e riforestazione?
Foto | Greenpeace

Qualche giorno fa è stata la Giornata mondiale dell’ambiente dedicata quest’anno alla tutela delle foreste. Eppure il disboscamento e il commercio di legno illegale fa registrare una crescita esponenziale: quanto arredamento da giardino abbiamo nelle nostre case prodotto con legno arrivato illegalmente dall’altra parte del mondo? E chi può saperlo!
Ha provato a scoprirlo proprio come un eco-detective la rivista Ethical Consumer che ha analizzato il legno per mobili da giardino usato da 40 aziende britanniche. I risultati non sono stati molto incoraggianti: oltre 20 aziende non sono state in grado di dare certezza sul fatto che il legno da loro usato non provenisse da circuiti illegali.
Il commercio di legname illegale che arriva sopratutto da Malaysia e Indonesia è una vera piaga essendo la causa principale della distruzione delle foreste. Il paese in cui ne arriva di più è la Gran Bretagna, come denuncia The Guardian e probabilmente molto potrà una nuova legge che entrerà in vigore in Europa nel 2013 che vieterà appunto l’importazione illegale di legno. La EIA Environmental Investigation Agency, ha già dimostrato la filiera del riciclaggio di legname illegale nel mercato mondiale.
Nell’attesa che la legge diventi operativa , noi consumatori possiamo già contribuire alla tutela delle foreste imparando a acquistare prodotti certificati con etichetta FSC o rivolgendovi al mercato dell’usato.
Via | The Guardian
Foto | Flickr

La Giornata mondiale dell’ambiente, il 5 giugno, e il tema per quest’anno è “Le foreste: natura al vostro servizio”. Il paese che la ospita è l’India. Questa celebrazione nasce nel 1972 per volontà delle Nazioni Unite con l’obiettivo di:
esaltare il potere che ciascuno di noi ha, nel compiere singole azioni, di contribuire a generare un cambiamento positivo per la collettività.
Testimonial in India per l’evento Priyanka Chopra e Rahul Bose due superstelle di Bollywood. Il Pianeta si mobilita e qui trovate la mappa con il calendario dei diversi eventi.
Purtroppo non vedo registrate molte manifestazioni in Italia: saranno in totale circa 25. Decisamente pochine per un iniziativa così importante.
I cambiamenti climatici fanno girare una montagna di denaro e su tanta ricchezza ci mettono le mani criminali e corrotti, alla faccia dei rischi ambientali connessi. Lo svela il rapporto Global Corruption Report, Climate change curato dall’associazione Transparency International e scritto da oltre 50 esperti.
A mettere in evidenza come il denaro e la tutela dell’ambiente siano due forze in opposizione è la stima del mercato illegale del legno. Infatti, si legge nel rapporto, che la tutela delle grandi foreste è un punto importantissimo nella protezione del clima del Pianeta. Ebbene La Banca mondiale stima che tra 7 e 15 miliardi di euro il legname abbattuto illegalmente o proviene da origini sospette ogni anno. Nel rapporto è specificato che questa è una vera e propria emergenza che va affrontata prima di qualunque altra forma di tutela del clima.
Una migliore sorveglianza delle foreste è essenziale per garantire che i progetti vengono verificati correttamente e che crediti di carbonio non siano contabilizzati due volte ossia prima in borsa e poi in maniera fraudolenta. E’ stato stimato che il totale degli investimenti globali per contrastare i cambiamenti climatici raggiungerà quasi i 471miliardi di euro nel 2020. I rischi di corruzione sono perciò elevati a causa dello scossone economico ricevuto dalla nascita del mercato delle emissioni di CO2, dove già si sono verificati furti e truffe, tanto che per sicurezza fu sospeso.
Si legge nel rapporto:
E ‘essenziale che tali lezioni siano tenute in conto nello stabilire nuovi mercati e utilizzate per migliorare e riformare i meccanismi esistenti.
Via | Euractiv

Nonostante ormai la trappola della civilizzazione abbia fatto suo gran parte del suolo terrestre restano dei luoghi ancora poco contaminati dall’uomo.

Siamo nell’anno internazionale delle foreste come ricordarlo a grandi ma soprattutto piccini? Greenpeace ha pensato ad un progetto/gioco e in collaborazine a Rai per il Sociale e l’Antoniano di Bologna, lancia”Kids 4 Forests”. Il progetto come anticipato nasce con l’intento di far scoprire ai più piccoli le meraviglie degli ultimi polmoni verdi del pianeta. A giocare con Tango l’orango in difesa delle foreste anche la cantautrice Irene Grandi, la scrittrice Elisabetta Gnone e l’attrice Barbara Tabita.
Tango l’orango, protagonista del gioco da tavolo, prodotto in carta “verde”, sarà la guida di questo viaggio alla scoperta del magico mondo delle foreste primarie. Un’avventura che terminerà con un concorso a cui ogni classe potrà partecipare creando un breve racconto o una canzone da dedicare alle foreste. Irene Grandi, madrina musicale dell’iniziativa, valuterà le canzoni dei bambini, la migliore potrebbe essere messa in musica e cantata proprio da lei, insieme al Piccolo Coro Mariele Ventre dell’Antonianomentre. Elisabetta Gnone invece leggerà e commenterà i racconti redatti dai bambini, quelli più belli verranno trasformati in un piccolo e-book scaricabile on-line.
Già testimonial di Greenpeace per la campagna Deforestazione Zero, l’attrice Barbara Tabita presenterà il gioco in alcune scuole romane.
Deforestazione Zero significa fermare la distruzione delle ultime grandi foreste del pianeta per salvare il clima, le persone e la biodiversità e con questo nuovo progetto di Greenpeace possiamo insegnare ai nostri bambini che salvare il pianeta è un vero spasso!
Via | Greenpeace

Uno sterminatore di popolazioni come Gengis Khan, passato alla storia come grande conquistatore, sta aprendo nuovi scenari in merito al controllo delle emissioni di CO2. In sostanza, per completare le conquiste dei territori ha sterminato intere popolazioni. Più della peste o Morte nera. Il che ha portato a un abbattimento di emissioni di CO2 nell’atmosfera pari a 700milioni di tonnellate. Al risultato è giunto un gruppo di scienziati della Carnegie Institution department of global ecology di Washington che ha voluto quantificare l’influenza degli esseri umani su ambiente e clima.
La ricerca (l’abstract lo trovate qui) condotta da Julia Pongratz , l’ha ripresa il Corriere della Sera (scienze, pag.39, 1 marzo 2011) purtroppo non mettendo in luce a sufficienza, l’interesse dei risultati. La presentava anche Wired qui.
Ebbene, la scienziata con i colleghi meteorologi del Max Planck Institute in Germania e con l’esperto di ecologia globale Ken Caldeira della Carnegie, ha compilato una dettagliata ricostruzione della copertura globale del suolo nel periodo di tempo che va dall’ 800 dC a oggi. Pongratz ha analizzato quattro grandi eventi in cui sono state spopolate grandi regioni: le invasioni mongole in Asia (1200-1380), la peste nera in Europa (1347-1400), la conquista delle Americhe (1519-1700), e la caduta della dinastia Ming in Cina (1600-1650). Poi ha lavorato di sottrazione analizzando attraverso la ricostruzione della vegetazione quanto le attività umane avevano ridotto le foreste e quanto queste sono ricresciute dopo i vari eventi distruttori. In sostanza anche senza carbone e petrolio si verificava che con la massiccia presenza di esseri umani diminuivano le foreste e più aumentavano le emissioni di Co2.
Continua a leggere: Clima: controllare le emissioni di Co2 studiando le conquiste di Gengis Khan
Ieri, degli attivisti di Greenpeace hanno portato avanti una maxi operazione contro la società cartiera April, responsabile insieme alla APP (Asia Pulp & Paper) del tasso irresponsabile di deforestazione nell’Asia-Pacifico, in particolare nell’area della penisola di Kampar, chiedendo a gran voce al governo indonesiano di intervenire realizzando finalmente i tanto decantati propositi di tutela del proprio patrimonio boschivo. Gli attivisti hanno bloccato i lavori di carico della chiatta al grido di “April asmetti di cestinare il nostro futuro!”.
La questione, in realtà, è annosa e pareva essersi (quasi) risolta nell’ottobre dello scorso anno quando i membri della nota associazione ambientalista erano riusciti, grazie a reiterate pressioni sulle autorità centrali dell’Indonesia, a convincere il Ministro delle Foreste a sospendere le operazioni di disboscamento della April previa creazione di una commissione d’inchiesta indipendente che avrebbe dovuto verificare sulla liceità e sulla effettiva esistenza dei permessi di taglio concessi alla grossa multinazionale…. Contrariamente a quanto ci si aspettava, però, e all’accordo assunto nei confronti della Norvegia per la moratoria di due anni su tutte le nuove concessioni a partire dal 2011, nel marzo scorso sono stati ceduti molti altri permessi per la conversione di 22.000 ettari di foresta a Kampar in piantagioni, nonostante le pressioni internazionali e delle popolazioni locali dando, in questo modo, campo libero alla April che ha potuto così riprendere le sue attività indisturbata. ..
Via| salvaleforeste
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Nessuno scontro tra Ue e Ferrero sulla Nutella. Parola di Renate Sommer, relatrice del Parlamento europeo per la normativa in materia di etichettatura dei prodotti alimentari. La vicenda ha avuto inizio a metà giugno, quando l’Europarlamento ha votato le nuove regole per le etichette dei prodotti alimentari imponendo alle aziende di indicare chiaramente la quantità di grassi, grassi saturi, zuccheri, sale e calorie.
Ferrero, però, si era dichiarata assai poco soddisfatta della nuova normativa in quanto le avrebbe imposto di comunicare in etichetta buona parte della ricetta della Nutella, che come è noto è segretissima tanto quanto quella della Coca Cola. Ora, però, la Sommer precisa:
I deputati non stanno cercando di vietare la vendita di uova alla dozzina e neppure la vendita o la commercializzazione della Nutella. In base alle proposte attuali, il contenuto di sale, grassi e zucchero diventerebbe un’informazione obbligatoria sulle etichette degli alimenti. Un’altra legislazione vigente stabilisce l’uso del ”profilo nutrizionale”, attraverso un sistema di controllo sul diritto di un prodotto di contenere messaggi sanitari e nutrizionali, come ad esempio la dicitura “ricco di calcio” oppure “buono per il tuo cuore”. Non vi sono proposte volte a includere sulle etichette degli alimenti avvertenze sanitarie e neanche per vietare la commercializzazione o la vendita di qualsiasi prodotto
Sui tempi, e sui modi, dell’entrata in vigore delle nuove norme, poi, l’eurodeputata afferma:
Continua a leggere: L'Unione Europea non vieterà la vendita della Nutella