
Ogni anno in primavera i giapponesi rivivono la magia della fioritura dei ciliegi. Un vero rituale, chiamato Hanami, che è atteso con trepidazione e gioia come un momento di festa e condivisione, e che lo scorso anno, a pochi giorni dal catastrofico terremoto e in piena emergenza nucleare a Fukushima era stato celebrato sottotono, come testimoniato dalle scioccanti foto del blogger giapponese Danny Choo.
Quest’anno è lo stesso Choo a mostrarci come il clima sia diverso, come il giappone intero abbia festeggiato la fioritura dei ciliegi con rinnovata gioia e allegria.
A Tokyo i ciliegi fioriscono tra l’ultima settimana di marzo e la prima di aprile, così come a Kyoto e nelle zone limitrofe. Quest’anno lo spettacolo è quasi al termine, con le ultime fioriture previste fra il 4 e il 14 Maggio nelle zone di Sapporo e Hirosaki.
Guardando alla capitale i posti più famosi dove ammirare la fioritura dei sakura (i fiori di ciliegio appunto) sono il Parco di Ueno che in primavera si popola di migliaia di giapponesi, intere famiglie che si riuniscono per i tradizionali pic-nik sotto i rami dei ciliegi in fiore, il rilassante quartiere di Naka Meguro, dove si possono ammirare i fiori in una cornice unica e pittoresca lungo le sponde del fiume Meguro, o ancora il parco Chidorigafuchi dove si può anche noleggiare un pedalò per ammirare i sakura dall’acqua.
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Gli stress test condotti dalla NISA, l’agenzia giapponese per il controllo del nucleare, non hanno convinto gran parte delle autorità locali che ospitano sul loro territorio uno dei tanti reattori ancora “spenti” dopo il disastro di Fukushima dell’11 marzo 2011. Oltre 10 mesi dopo l’incidente soltanto 5 dei 54 reattori giapponesi sono pienamente in funzione, la fiducia nella sicurezza dell’energia ricavato dall’atomo continua ad essere ai minimi storici. Nemmeno i test condotti, che avrebbero dimostrato come gli impianti siano sicuri, sembrano aver rassicurato la popolazione.
La AEIA ha inviato in Giappone un team di esperti che revisioneranno fino al 31 gennaio prossimo i protocolli utilizzati dalla NISA per i recenti stress test. Non si tratta di un’iniziativa dell’organizzazione con sede a Vienna, ma di un’esplicita richiesta del governo giapponese evidentemente ansioso di corroborare la validità delle conclusioni ottenute. James Lyons, capo della AIEA, ha spiegato: “Stiamo conducendo un’approfondita revisione della metodologia e dell’approccio utilizzato, come richiesto delle autorità giapponesi”.
Secondo la NISA tutti gli impianti sono perfettamente in grado (almeno ora, viene da dire) di resistere perfettamente alle sollecitazioni che hanno causato l’incidente di Fukushima, sia il terremoto di magnitudine 9.0 sia un eventuale tsunami. Il timore del governo è che il prolungato stand-by di 49 centrali nucleari provochi una crisi dovuta alla mancanza di energia, ma per il momento le rassicurazioni dell’autorità per l’energia nucleare locale non hanno sortito l’effetto sperato e sono tanti i governatori che si rifiutano di autorizzare il nuovo avvio delle attività. L’AEIA non ha intenzione di interferire, nonostante sia evidente il tentativo di “metterla in mezzo”: “La totale responsabilità della decisione sul riavvio delle centrali è del governo giapponese, noi non esprimeremo un giudizio in merito”. Il più classico degli scaricabarile.
Foto | © TM News
Via | Guardian

David Phillips, presidente della Royal Society of Chemistry, dovrebbe essere un uomo di scienza, eppure non teme di avventurarsi in dichiarazioni quantomeno bizzarre. Secondo lui i film di James Bond, il riferimento è a pellicole come Agente 007 - Licenza di uccidere, hanno contribuito alla cattiva reputazione del nucleare da parte dell’opinione pubblica in Gran Bretagna e all’estero visto il successo planetario dei film tratti dai romanzi di Ian Fleming.
Gli incidenti di Three Mile Island, Chernobyl e Fukushima? Poca roba. Certo, sono responsabili, ma fra i detrattori dell’energia ricavata dall’atomo bisogna aggiungere l’involontario lavoro svolto dal perfido Dr. No e dal suo reattore segreto, proprio quello che James Bond fa saltare in aria nel finale del film (non preoccupandosi eccessivamente delle radiazioni emesse) mentre scappa via sfruttando il proverbiale “ultimo istante”.
La risposta più azzeccata alla balzana teoria del signor Phillips arriva da Richard George di Greenpeace:
Una manciata di film di James Bond non ha certamente danneggiato la reputazione dell’industria nucleare, non è stato necessario, hanno fatto tutto da soli. Non credo che loro avessero mai pensato di realizzare un’isola top secret con un finto vulcano come il Dr. No, se l’avessero fatto gli sarebbe costato comunque meno rispetto a quanto si spende per una singola centrale nucleare
Via | BBC
Il Giappone avvia i test sulle centrali nucleari dopo il dossier preoccupante rilasciato da AIEA. Intanto, a Fukushima città che sorge a 65 Km dalla centrale nucleare in cui è ancora in atto un incidente, si registra una situazione preoccupante, a causa delle radiazioni. Molte associazioni chiedono che l’area di evacuazione sia estesa dagli attuali 30Km a 60Km. Sarebbero così circa 300mila le persone da allontanare con tutte le conseguenze del caso. Le autorità della Prefettura di Fukushima, però rassicurano e dicono che tutti i valori rientrano nelle norme internazionali e che dunque non vi è pericolo (qui le malattie causate dalle radiazioni e qui un po’ di conti sulle radiazioni.)
Il limite fissato dalle autorità giapponesi per le radiazioni è di 20 millisievert ritenuto fascia di sicurezza. Ma questo limite viene duramente contestato dalle associazioni francesi (che di nucleare se ne intendono) poiché è il medesimo che viene applicato ai lavoratori del nucleare, tra i più esposti, ossia quelli conosciuti come “categoria A”. La loro dose di esposizione è costantemente monitorata però e sono seguiti da medici. Anche ai bambini di fukushima sarà fornito, come ai lavoratori del nucleare, un dosimetro per calcolare la quantità di radiazioni a cui sono sottoposti. Il punto è che sono bambini che non hanno scelta mentre i lavoratori hanno scelto il loro rischio. Per un lavoratore del nucleare una contaminazione interna dovrebbe essere un evento eccezionale; per i bambini di Fukushima rischia di diventare routine.
Che vi sia contaminazione da cesio dunque è certo. Ultima dimostrazione le analisi sulle urine condotte da ACRO su un campione di 10 bambini dai 6 ai 16 anni che vivono nella città di Fukushima: contengono cesio 134 e cesio 137 che non dovrebbero proprio esserci. Inoltre sebbene decadano in pochi giorni non sono esenti dall’effetto accumulo, restando le persone comunque nei luoghi contaminati in una condizione di continuo assorbimento.
Riporta Temoignage chretienne i dati raccolti a Fukushima città dagli ingegneri del CRIIRAD:
Hanno registrato in una scuola e in diversi quartieri un tasso di radiazioni a un metro dal suolo venti volte superiore a quanto stabilito dalle norme internazionali. Sottolineano che le radiazioni sono elevate anche all’interno delle abitazioni incluse quelle al quarto piano. Nelle camere sul tatami dove dormo anche i bambini le dosi sono superiori di 3 volte e di 6 volte nel salone.
Via | TF1, Le nouvel Lobs, La Croix, Libération Science
Foto | Temoignage chretienne
A due giorni del Northeast Asia trilateral forum, il consesso internazionale tra Cina, Corea del sud e Giappone in cui si è discusso della necessità di potenziare la cooperazione ambientale e di soccorso - soprattutto per le emergenze nucleari - fra i partecipanti, il governo nipponico ha pubblicato la carta sui livelli di radiazione nei pressi della centrale di Fukushima Daiichi. In precedenza, erano state resi noti solo i dati relativi alla zona esterna alla cintura di evacuazione (stimata in circa 20 km dal luogo del disastro).
Secondo i dati diffusi nella giornata di ieri, i livelli di radiazione varierebbero sensibilmente in funzione della direzione: è a nord ovest della centrale, ad esempio, che questi risulterebbero più preoccupanti e in fase di crescita, mentre a sud ovest i parametri risulterebbero decisamente più bassi e stazionari.
Più in dettaglio, la mappa si basa sui dati raccolti fino al 21 aprile in 2.138 punti limitrofi la centrale per una persona che fosse sottoposta a radiazioni cumulative nell’arco di un anno per 8 ore al giorno. Il risultato, comunque, è che la zona di evacuazione tende a crescere - nonostante gli esperti facciano sapere di avere riscontrato anche valori più bassi rispetto a quelli attesi - mentre i valori nella fascia dei 20 km dovrebbero essere intorno ai 20 millisievert o anche di più.
Via | Greenreport, crionline
Foto | Flickr
Come già anticipato, il Consiglio dei Ministri con un apposito decreto legge ha fatto sapere di voler
disporre la sospensione, per un periodo di 12 mesi, delle procedure riguardanti la localizzazione e la realizzazione di centrali e impianti nucleari sul territorio italiano
Una moratoria insomma, di uno o, forse, anche di due anni - come rivelerebbero alcune indiscrezioni - sul ritorno al nucleare. Sperando, evidentemente, che nel frattempo la tensione che in questi giorni avvolge i reattori a Fukushima venga dispersa. Un bluff, si lamenta da più parti, condotto nella speranza che il senso della perduta urgenza possa convincere un certo numero di italiani a disertare le urne per l’importantissimo Referendum abrogativo ( su acqua pubblica, nuove centrali atomiche e legittimo impedimento) deciso dal Governo per domenica 12 e lunedì 13 giugno 2011.
Qualunque sia la nostra posizione in merito, è comunque necessario ribadire l’importanza della partecipazione alle giornate referendarie come, del resto, si propone di fare il comitato nazionale “fermiamo il nucleare” attraverso una manifestazione che si annuncia molto ampia, prevista per il prossimo 26 marzo a Roma. E non è inutile ricordare che per arginare la follia della costruzione delle centrali atomiche nel nostro Paese occorre votare “SI” al quesito referendario.
Foto | Facebook