Novità in vista per la normativa sulle estrazioni di petrolio e gas naturale made in Italy: la commissione Industria del Senato ha preparato un testo base da passare al governo con la delega a riorganizzare la materia semplificando le procedure e snellendo le autorizzazioni.
Simona Vicari, senatrice palermitana del Pdl che guida la commissione, ha affermato che la nuova normativa porterà più lavoro, meno burocrazia e più soldi con le royalties:
Anche nel difficile momento attuale sono presenti nel nostro Paese progetti privati cantierabili che prevedono investimenti per oltre 5 miliardi di euro e il cui avvio è bloccato per vari motivi procedurali autorizzativi. A tali investimenti corrisponderebbe un livello occupazionale di oltre 30.000 occupati anno nelle attività dirette e nell’indotto, principalmente nelle regioni Emilia-Romagna, Lombardia, Basilicata e Sicilia, che potrebbe superare 58.000 occupati anno, considerando i servizi indiretti (quali trasporti, alberghi, pulizie, e così via), senza ricorrere ad alcun incentivo pubblico
Per quanto riguarda le royalties, poi, le nuove cifre parlano di 16.000 euro a chilometro quadrato per la ricerca di ibrocarburi, 24.000 in caso di proroga della concessione, e molto meno per le ricerche sismiche di petrolio e gas.
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Non è passato molto da quando il governo e la regione Basilicata hanno firmato il memorandum d’intesa sullo sviluppo delle estrazioni di petrolio e gas naturale in Lucania che sono arrivate le prime critiche. Si tratta dell’opinione, contraria, del Csail: Comitato sviluppo aree interne lucane. Il presidente del Csail, Filippo Massaro, reputa l’accordo una vera e propria cambiale in bianco:
Prima di firmare una “cambiale in bianco” al Governo Nazionale per ottenere il solito “piatto di lenticchie” il Csail-Massaro condivide la posizione di quanti in Consiglio Regionale e soprattutto fuori dal Palazzo chiedono il rinvio della sottoscrizione del “Memorandum d’Intesa”. In proposito, il comportamento che si assumerà domani in Consiglio sarà decisivo per le sorti della contrattazione con il Governo e successivamente con le compagnie petrolifere
Siccome l’accordo deve passare dal Consiglio Regionale della Basilicata, Massaro suggerisce di non avere troppa fretta nell’approvarlo:
Rifiutiamo la logica di chi sostiene che non c’è più tempo da perdere, soprattutto perché proviene da chi non ha saputo o voluto vigilare sui risultati della precedente intesa del 1998, con lo stesso De Filippo protagonista in quanto all’epoca assessore regionale all’Agricoltura e che non ha spiegato le ragioni del mancato rispetto di quell’accordo che adesso si vuole riproporre. Il documento contiene troppe lacune e nelle ultime settimane ha subito un nuovo “scippo” del Governo sulle royalties che si vorrebbero dirottare per il risarcimento dei danni nel Metapontino
Via | Ola Ambientalista
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La storia di Gasland, docufilm sulle estrazioni di scisto merita di essere raccontata. Innanzitutto il regista è Josh Fox che di mestiere fa l’agricoltore in Pennsylvania. Ad un certo punto si è visto offrire 100mila dollari per dare in affitto il suo terreno e consentire a una compagnia di estrarre gas scisto o gas naturale e presentato alla gente come fonte di energia rinnovabile, ossia naturale. Tranne che per l’estrazione, appunto che di naturale non ha proprio nulla ma che anzi è una somma di tecniche chimiche devastanti per l’ambiente (delle proteste per le prossime estrazioni in Francia ve ne scrivo qui).
Insospettito dal favorevole business invece di intascare i soldi ha imbracciato una telecamera e ha iniziato a girare gli Stati Uniti per capire cosa stesse succedendo a coloro che avevano accettato l’offerta simile alla sua. Ha scoperto un disastro ambientale di proporzioni gigantesche occultato alla maggior parte degli americani. Falde acquifere inquinate, acqua che prende fuoco direttamente dal rubinetto, contaminazioni radioattive, morie in massa di pesci e uccelli, aumento dei casi di cancro tra la popolazione residente nei pressi dei pozzi di estrazione. Queste solo alcune delle conseguenze delle estrazioni di scisto.
Gasland, nonostante non sia perfetto tecnicamente, ha vinto per la forza della storia che racconta il premio al Sundance Festival 2010 mentre non è riuscito a farsi strada agli scorsi Oscar 2011.

Non c’è niente da fare: la Regione Sicilia continua a cavalcare il panico da marea nera per sfruttarlo a scopi di propaganda politica. Ai primi di agosto dello scorso anno l’allora assessore regionale al Territorio e Ambiente Di Mauro convocò alcuni sindaci (ma non tutti, e sarebbe interessante capire il criterio di selezione) della costa meridionale siciliana per intraprendere una grande azione contro il petrolio off shore.
Oggi, invece, tocca a Gianmaria Sparma. Ennesimo assessore al Territorio e Ambiente (dovrebbero essere quattro in due anni, se la memoria non inganna) della Regione, Sparma ha ereditato la patata bollente. Una patata scoperta, ovviamente, con l’America visto che prima del disastro della Deepwater Horizon in Sicilia bucare terra e mare in cerca di petrolio e gas naturale era un affare quotidiano.
Sparma, forse dimenticando che il suo presidente è contrario alle trivellazioni in mare solo perché rendono poco, ha preso in mano la questione e ne ha parlato con il prefetto di Trapani. Le trivellazioni che fanno più paura, e più audience, sono quelle al largo delle isole Egadi: ve lo immaginate un trivellone al largo di Favignana, Levanzo e Marettimo? Ecco cosa ha diffuso l’ufficio stampa della Regione dopo l’incontro:
Continua a leggere: Petrolio off shore in Sicilia: cambia l'assessore ma non cambia l'inganno

Dal cablogramma numero 7 del 15 giugno 2009, inviato dal Console statunitense al suo governo e pubblicato da Wikileaks, non emergono solo le pressioni fatte dagli americani per il Muos di Niscemi e lo scarso interesse per il ponte di Messina. C’è anche un’altra storia in quel file.
E’ quella del pozzo di gas naturale di Sciannacaporale, in territorio di Ragusa, di proprietà della Panther Oil. Il sindaco della vicina Vittoria, però, si accorse che le trivellazioni dovevano avvenire proprio sopra la falda acquifera che alimenta il suo comune e, per bloccare i lavori, ricorse al Tar.
La giustizia amministrativa gli diede ragione, affermando che anche il comune di Vittoria doveva entrare nella procedura di Via, perché era tra i soggetti interessati anche se il pozzo era, fisicamente, in territorio di Ragusa.

Il Wwf è furioso con la Soco International, multinazionale del petrolio e del gas naturale che ha intenzione di cercare idrocarburi nel Virunga National Park, in Congo, regno e paradiso dei gorilla di montagna. Il Virunga National Park, tra l’altro, è anche Patrimonio dell’Umanità e quindi dovrebbe essere ulteriormente tutelato.
La Soco, invece, crede di poter trovare l’oro nero sotto l’oro verde e, per questo, ha programmato le sue attività esplorative all’interno del parco dove vivono circa duecento degli ottocento gorilla di montagna superstiti in tutto il mondo.
Secondo il Wwf le attività estrattive di Soco potrebbero mettere in dubbio i successi (e gli immensi sacrifici, anche economici) di decenni di programmi di conservazione dei gorilla di montagna, alcuni dei quali messi in atto anche con il contributo italiano, nonché i quasi 30.000 piccoli pescatori che pescano in modo sostenibile nel Lago Edward, compreso all’interno del Virunga National Park.
Tredici compagnie petrolifere, grandi e piccole, potranno a breve tornare a trivellare il fondo del Golfo del Messico e altre specchi di mare ad alta profondità per estrarre petrolio off shore e gas naturale.
Il Dipartimento degli Interni statunitense, infatti, ha deciso un allentamento delle restrizioni imposte all’indomani del disastro petrolifero della Deepwater Horizon. Ma, dicono gli americani, le compagnie dovranno comunque garantire standard di sicurezza elevati.
Nel frattempo qualcosa si muove sul fronte societario, lato big business: voci di corridoio parlano di un serio interessamento da parte di Shell nei confronti di Bp che, in seguito all’oil spill, è ormai in serissime difficoltà economiche. E la borsa si impenna…
Che il decreto che vieta le trivellazioni off shore entro le 12 miglia nautiche dalle aree marine protette (e cinque miglia dalle coste non protette) del ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, non sarebbe servito quasi a nulla, lo avevamo già previsto. Oggi arriva la conferma.
Northern Petroleum, che da mesi scandaglia il Canale di Sicilia in cerca di petrolio e gas naturale, ha rilasciato un comunicato nel quale afferma chiaramente che le norme volute dalla Prestigiacomo non cambiano di una virgola le attività dell’azienda. Il grosso delle quali, ovviamente, è oltre quelle cinque-dodici miglia vietate:
As previously reported, the legislation banning most of the drilling within up to 12 nautical miles off the coast, and not deepwater drilling as has been incorrectly reported elsewhere, has had only a small effect on the Company’s assets. Most of Northern’s permits and applications are in deeper water and further offshore
Continua a leggere: Shell e Northern Petroleum continueranno le trivellazioni nel Canale di Sicilia

Tra i famigerati file svelati da Wikileaks che riguardano l’Italia non ci sarebbero solo le informative sui festini di Silvio Berlusconi e il suo rapporto forse troppo conciliante con Vladimir Putin. Ci potrebbero anche essere affari interessanti compiuti dai russi nel settore petrolifero italiano. Ovviamente al sud.
Secondo il senatore di Fli Egidio Digilio, infatti, alcuni siti di stoccaggio del gas naturale lucani potrebbero trovare una spiegazione grazie ai file svelati:
Tra i documenti diffusi via web da Wikileaks ce ne sono di sicuro alcuni interessanti che, secondo il “filone” delle preoccupazioni degli Usa per l’intesa tra Eni e Gazprom, ci auguriamo possano finalmente contribuire a far luce sulla vicenda dei siti di stoccaggio del gas acquisiti in Valbasento da una società russa, una vicenda dai troppi aspetti ancora oscuri e che ho sollevato nel luglio 2008 con un’interrogazione all’allora Ministro Scajola. Solo adesso, dopo le prime notizie diffuse sul materiale del Dipartimento di Stato Usa, comincio a capire le ragioni di una mancata risposta
Non resta che aspettare che qualche paziente lucano si metta a spulciare il sito di Wikileaks per scoprire se il senatore ha ragione o ha torto. Sarebbe anche interessante andare a vedere se ci sono documenti su altre grosse operazioni che hanno portato i russi nell’industria petrolifera italiana, come l’acquisizione del 2008 da parte di Lukoil della metà della raffineria Erg di Priolo.
Via | Ola Ambientalista, Pagine di Difesa
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Niente moratoria europea per le estrazioni in mare di petrolio e gas: lo ha annunciato ieri il Commissario europeo all’Energia Günther Oettinger nel corso di una conferenza stampa.
L’effetto marea nera sulla prudenza europea, quindi, inizia già a sgonfiarsi e l’Unione si limiterà a proporre leggi più rigide in tema di petrolio off shore. E neanche subito, come spiega lo stesso Oettinger:
Speriamo di essere pronti a presentare le nostre proposte entro la primavera dell’anno prossimo
Le parole del Commissario europeo sono una doccia fredda per gli ambientalisti che, in seguito alla recente presa di posizione della Commissione Ambiente del Parlamento Europeo, speravano nella moratoria.
La Commissione parlamentare, infatti, aveva chiesto lo stop alle trivellazioni in attesa che si definissero norme più efficaci per la tutela dell’ambiente e della sicurezza delle piattaforme e degli altri impianti di estrazione di petrolio e gas naturale.
Ultima speranza in questo senso, a dire il vero assai flebile, deriva dal fatto che l’Ue lascerà liberi gli stati membri di mettere in atto, ognuno per sé e solo se lo vuole, uno stop alle trivellazioni in mare. Altrettanto utopistica sembra la possibilità che la Commissione Europea possa chiedere alle multinazionali dell’energia con sede legale in Europa di applicare i nuovi standard ambientali per le perforazioni in altre parti del mondo.
Via | Affari Italiani
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