
Quella che vedete in alto è la mappa del North American Carbon Atlas Partnership, ossia dei punti in cui sarà possibile effettuare lo stoccaggio della CO2 (procedimento peraltro molto costoso). Per i prossimi 500 anni. Orgoglioso Steven Chu Segretario all’energia che ha detto:
Le informazioni fornite dall’atlante combinate con l’innovazione tecnologica possono aiutare a ridurre l’inquinamento da CO2 causata dall’uso di combustibili fossili.
E l’economia energetica degli Stati Uniti, con la fallimentare politica verde di Obama, è basata a oggi sui combustibili fossili soprattutto di tipo non convenzionale. Ma poiché a questo mondo nulla è gratis ecco arrivare anche il conto dei costi ambientali. Secondo quanto rivelato dalla Banca Mondiale e di prossima pubblicazione le estrazioni o fracking di gas scisto inquinano maledettamente non solo le falde acquifere ma anche l’atmosfera (e forse causano anche microterremoti). I dati, anticipati a Reuters rilevano che il gas flaring, ossia le torce che bruciano il gas sporco proveniente dai pozzi di estrazione è aumentato nel mondo del 4,5% nel 2011 pari a 140miliardi di metri cubi (bcm). Negli Stati Uniti il gas bruciato a causa del flaring delle estrazioni di scisto è equivalente al gas consumato dalla Danimarca. L’incremento, evidenza la Banca Mondiale, è dovuto principalmente alla crescita nell’esplorazione petrolifera in North Dakota, il che ha spinto gli Stati Uniti in alto nella classifica tra i primi 10 paesi produttori di gas flaring insieme con Russia, Nigeria e Iraq.
Ha dichiarato la Banca Mondiale:
Siamo fiduciosi che, quando i dati completi saranno pubblicati, sia i politici sia le imprese del Nord Dakota presteranno maggiore attenzione a questo problema e prenderanno le misure necessarie per ridurre al minimo il flaring.
La Banca Mondiale è impegnata dal 2002 nel promuovere la riduzione del gas flaring attraverso il programma GGFR.
Via | Enviromental Leader
Foto | Nacsap

Continuiamo a goderci il caffè comodamente seduti in poltrona, finché possiamo perché nel 2020 finirà il petrolio in Australia e con esso l’era della civiltà moderna così come la conosciamo. Dite che sono catastrofista? o forse una folle visionaria? Macché lo scrive nero su bianco il Governo australiano nel Inter-Generational Report, dove anche se abilmente occultato ammette a pag.91 che il petrolio si esaurirà nel 2020.
Scrive Online opinion che questa parte della Relazione è stata ignorata (deliberatamente?) dai media. Anzi specifica OO:
In quelle rare occasioni in cui è stata sollevata la questione questa è stata spazzata via con la garanzia che il mercato dispone di fornitura di petrolio a prezzi ragionevoli e che comunque in Australia ci sono vaste riserve di gas naturale.
Non se ne parla (o scrive) per allontanare il collasso dell’economia, così come la conosciamo? Infatti suggerisce OO:
Una volta che si presenta il problema, i Paesi produttori terranno la preziosa risorsa per sé, come ha fatto la Russia recentemente con il grano, o lo venderanno ai loro alleati. O a quelli che li minacciano. La carenza colpirà ogni Paese in modo diverso, spesso facendosi sentire sui fertilizzanti e la produzione di cibo.
Continua a leggere: Fine del petrolio, si inizia dall'Australia nel 2020
Matt Damon e il regista Gus Van Sant stanno preparando un film sulle estrazioni di gas scisto. Si intitolerà The Promise Land, e i casting sono ancora aperti. La storia dovrebbe essere ambientata a Dimock in Pennsylvania dove ai cittadini è stata sospesa nel 2008 l’erogazione di acqua potabile poiché contaminata dai solventi usati per estrarre metano dalle rocce. Le orribili e devastanti conseguenze per gli umani e l’ambiente le aveva già illustrate Gasland, docufilm di Josh Fox. Di contro è stato girato Frack nation un film che esalta le estrazioni di gas scisto.
In mezzo tra Hollywood e la Pennsylvania una delle ultime ricerche scientifiche per cui si sospetta che una serie di strani terremoti che si sono verificati in zone non riconosciute come sismiche siano state causate dagli smottamenti derivati dalla fratturazione delle rocce per la ricerca di metano.
Spiega Bill Ellsworth, sismologo alla US Geological Survey:
Abbiamo osservato la sismicità nella maggior parte del paese con molta attenzione per un certo numero di anni. E abbiamo notato che c’erano un insolito numero di terremoti che si verificavano nel centro del Paese.
Continua a leggere: Terremoti e estrazioni di gas scisto: Matt Damon ci fa un film

Stefan Grigorov, giovane sociologo bulgaro che ha studiato a Trento, ha fondato il Centro bulgaro per lo sviluppo locale sostenibile e per l’ecopedagogia. L’idea che sta sviluppando con il Centro è semplice quanto complessa: formare le nuove generazioni sul rispetto di una crescita sostenibile.
La Bulgaria in passato era una terra molto nota per la sua fertilità: produceva pane per i romani e poi per gli ottomani. Noi di Ecoblog vi abbiamo raccontato della battaglia dei bulgari contro le estrazioni di gas scisto e il fracking così dannoso per ambiente e ecosistemi. A voler sfruttare le risorse di gas la Chevron che è stata gentilmente invitata a tornarsene a casa sua.
Dunque l’ecopedagogia si rende necessaria per formare le generazioni future sì al rispetto dell’ambiente ma sopratutto delle risorse. Ma cos’è l’ecopedagogia? Viene così spiegata sul sito del BCSLDE il portale del Centro ideato da Grigorov:
L’ecopedagogia, al contrario, rappresenta una formazione partecipativa e creativa che e` incentrata sulla vita e sull’amore per la vita e la Natura. Essa non separa artificialmente gli studenti dal mondo reale e i suoi problemi, ma pone questi problemi e insegna agli studenti come affrontarli attraverso l’azione, la creativita` e il dialogo, e come creare una civilta` piu` giusta, sana e sostenibile invece che adattarsi solamente al mondo.
Ecco un passo della bella intervista rilasciata a EastJournal in cui dice:
Concretamente, abbiamo progetti di ecopedagogia per le scuole in Bulgaria, che miglioreranno radicalmente la coscienza ecologica dei bambini e i risultati si rifletteranno nella trasformazione verso un’economia verde. Abbiamo anche preparato alcuni progetti per parchi sostenibili ed eco-villaggi che trasformeranno la Bulgaria in una Paese leader nel campo della sostenibilità. Mostreremo al mondo che la gente può preservare la propria natura, la propria terra e la propria vita come desiderano, senza dipendere dalle multinazionali.
Foto | Flickr
La propaganda unita al marketing spesso produce situazioni al limite dell’orripilante. E’ il caso di Terry, fracosauro che insegna ai più piccoli, attraverso un album da colorare che il gas scisto è buono. Contro ogni documentario che ne descrive gli effetti devastanti. L’album è stato distribuito per due anni sia nelle zone rurali della Pennyslvania, sia nello Stato di New York (ma non nella città) sia attraverso il web dove è ancora disponibile.
L’idea è della Talisman Energy che estrae gas scisto in Pennsylvania stato in cui il documentario Gasland girato da Josh Fox ha raccontato le devastanti conseguenze sull’ambiente e sulla vita dei cittadini, causate dal fracking chimico delle rocce. La TE, attraverso la sua portavoce Natalie Cox, alle vibranti proteste ha così commentato:
E’ un libro destinato a spiegare come si estrae il gas scisto non a far passare un messaggio. Non è l’Enciclopedia britannica. E’ solo un album da colorare.
L’album di Terry il fracosauro è stato comunque già ritirato dalla distribuzione dopo che il comico Stephen Colbert, in una trasmissione su Comedy Central ha alzato un tale polverone che la Talisman Energy ha deciso di rinunciare al progetto di allevare piccole lobby.
Via | Actualitte
Foto | Talisman Terry
Il tema ambientale legato all’estrazione del gas di scisto o gas naturale grazie all’utilizzo delle tecniche di frattura idraulica, una pratica presentata come capace di portare energia rinnovabile negli Stati Uniti ed in Europa (Francia in testa) e che come dimostrato dall’inchiesta di Propublica e il documentario Gasland ha più di un effetto nocivo sull’ambiente, diventa protagonista di una canzone.
“My Water’s On Fire Tonight (The Fracking Song)”, questo il titolo, prende spunto da quanto accaduto realmente negli States con l’acqua potabile che veniva pesantemente contaminata da sostanze come il benzene e la formaldeide (necessarie per permettere alle rocce in profondità di rilasciare gas) prendendo letteralmente fuoco non appena uscita dai rubinetti.
Per informare su un tema ambientale tutto sommato nuovo rispetto a quelli più o meno noti (dal riscaldamento globale alla tutela delle biodiversità) un video musicale accompagnato da una grafica accattivante può essere necessario più di tante inchieste, libri e documentari.
[Via | Propublica]
Ma vedi tu che caso! Appena nove giorni fa il sottosegretario all’Enirgia (oops… Energia), Stefano Saglia, aveva lodato gli sforzi di Eni nello sviluppo dei giacimenti di “shale gas“, cioè il gas di scisto, affermando che
Lo shale gas potrebbe aprire nuove strade per l’approvvigionamento energetico in un momento particolarmente delicato a livello globale. L’Italia accoglie con favore l’avvio di approfondimenti a riguardo
E ieri Eni che fa? Firma con l’algerina Sonatrach “un accordo di cooperazione per lo sviluppo di idrocarburi non convenzionali, con particolare interesse per lo “shale gas” rafforzando ulteriormente la stretta collaborazione tra le due società”. Caspita che tempismo, complimenti Saglia: questa sì che è politica energetica indipendente dall’estero e dai giganti del settore e rispettosa dell’ambiente.
Continua a leggere: Gas di scisto? Detto fatto: Eni firma con gli algerini di Sonatrach
Ecco la notizia che non avrei mai voluto leggere: l’Italia attraverso Eni, pensa all’estrazione di gas scisto. Ne ha parlato Stefano Saglia, Sottosegretario allo Sviluppo economico, durante un convegno e ha detto, secondo quanto riporta Distribuzione carburanti:
Lo shale gas potrebbe aprire nuove strade per l’approvvigionamento energetico in un momento particolarmente delicato a livello globale. L’Italia accoglie con favore l’avvio di approfondimenti a riguardo.
Dei danni ambientali, anzi disastri ambientali prodotti dall’estrazione di scisto ne scriviamo da tempi non sospetti su ecoblog. Lo scisto ha grosse miniere di estrazione in Pennsylvania, negli Usa, dove la devastazione ambientale è stata documentata dal film Gasland vincitore di numerosi premi. Anche in Francia si sta iniziando a progettare l’estrazione di scisto con grandi proteste da parte dei cittadini.
La storia di Gasland, docufilm sulle estrazioni di scisto merita di essere raccontata. Innanzitutto il regista è Josh Fox che di mestiere fa l’agricoltore in Pennsylvania. Ad un certo punto si è visto offrire 100mila dollari per dare in affitto il suo terreno e consentire a una compagnia di estrarre gas scisto o gas naturale e presentato alla gente come fonte di energia rinnovabile, ossia naturale. Tranne che per l’estrazione, appunto che di naturale non ha proprio nulla ma che anzi è una somma di tecniche chimiche devastanti per l’ambiente (delle proteste per le prossime estrazioni in Francia ve ne scrivo qui).
Insospettito dal favorevole business invece di intascare i soldi ha imbracciato una telecamera e ha iniziato a girare gli Stati Uniti per capire cosa stesse succedendo a coloro che avevano accettato l’offerta simile alla sua. Ha scoperto un disastro ambientale di proporzioni gigantesche occultato alla maggior parte degli americani. Falde acquifere inquinate, acqua che prende fuoco direttamente dal rubinetto, contaminazioni radioattive, morie in massa di pesci e uccelli, aumento dei casi di cancro tra la popolazione residente nei pressi dei pozzi di estrazione. Queste solo alcune delle conseguenze delle estrazioni di scisto.
Gasland, nonostante non sia perfetto tecnicamente, ha vinto per la forza della storia che racconta il premio al Sundance Festival 2010 mentre non è riuscito a farsi strada agli scorsi Oscar 2011.
Mentre in Italia ci titilliamo con il giochino del nucleare, in Francia sono già oltre: trivellazioni alla ricerca di gas scisto o gas non convenzionale. Come dire? Nonostante le loro 19 centrali nucleari non dormono sonni tranquilli e sono comunque alla ricerca di carburanti. Rifornirsi di gas da Putin e lo sappiamo anche noi italiani è davvero un problema.
Ecco nascere perciò il piano di trivellazioni che riguarda sopratutto il sud della Francia, che sta mandando su tutte le furie, cittadini, ambientalisti e ultimi, ma solo in ordine di apparizione, gli 80 parlamentari della Regione Languedoc- Roussillon, una delle più interessate dalle perforazioni. In pole position per accaparrarsi le autorizzazioni concesse dal Ministero dell’Ecologia i soliti noti: Total, GDF-Suez, Schuepbach Energy, Toreador France, Vermillion.
Hanno dichiarato congiunti gli 80 parlamentari, sostenuti da una petizione promossa da Greenpeace e firmata da 65mila persone:
Non possiamo non reagire alla mancanza di trasparenza da parte dello Stato e all’incoerenza sulla difesa dell’ambiente sancita da Grenelle. Le associazioni e i cittadini attraverso le istituzioni che li rappresentano non sono stati consultati in merito.
Continua a leggere: Francia, cittadini e politici incazzati per le estrazioni di gas scisto