Oltre 10 mila litri di gasolio agricolo sarebbero stati sversati nella giornata di ieri nell’Almone, nell’antichità fiume sacro dei Romani e oggi ridotto a uno sconsolato - e inquinatissimo - torrente. Il corso d’acqua, che scorre nel maestoso Parco dell’Appia Antica, è stato utilizzato come discarica da ignoti che, secondo le indagini tutt’ora in corso, avrebbero svuotato un’autobotte (rubata) per poi riempirla con del carburante per auto.
Secondo le autorità, tuttavia, il disastro ambientale che avrebbe potuto originarsi è stato impedito dalla rapidità degli interventi che hanno consentito di aspirare oltre la metà dei litri di gasolio verosimilmente immessi nel corso d’acqua. L’assessore comunale all’ambiente, Marco Visconti, ha così commentato:
Il disastro ambientale è stato evitato. I rischi ambientali sono minimi, nessuno per le persone. E’ un crimine odioso contro l’ambiente.
Più cauto l’ingegnere Francesco Mele della protezione civile del Lazio:
Il rischio ambientale speriamo di contenerlo in modo sostanziale.Per il depuratore non ci sono rischi, l’Acea è intervenuta per metterlo in sicurezza. L’unico rischio, ma è remoto, è che il gasolio, arrivato diluito al depuratore, possa riaggregarsi.
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La notte scorsa, un peschereccio è affondato nel Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano, in piena Zona di protezione speciale (Zps) secondo la Direttiva Uccelli dell’Unione Europea. Probabilmente, l’incidente è stato provocato da un banale errore umano.
Nessun morto, per fortuna, grazie alla prontezza di riflessi di una motovedetta che ha condotto in salvo i 10 membri dell’equipaggio poco prima che l’imbrarcazione calasse a picco. Ma gravi potrebbero essere le conseguenze sull’ecosistema. Il peschereccio, infatti, con le sue 79 tonnellate di stazza e i quasi 30 metri di lunghezza, potrebbe aver sversato in mare migliaia di litri di carburante in un momento in cui il maltempo comincia a farsi sentire. Immediata la reazione di Legambiente che, preoccupata, ha posto nuovamente l’accento sull’esecrabile taglio del governo italiano ai finanziamenti necessari per la tutela dei parchi e delle aree protette e del territorio in generale.
Al momento, infatti, la Capitaneria di Porto di Portoferraio sta tentando di circoscrivere il gasolio fuoriuscito con panne e barriere galleggianti ma la situazione non risulta ancora risolta con grave danno per la fauna marina e l’avifauna. Diverso sarebbe stato invece, puntualizzano le associazioni ambientaliste, se i mezzi per il disinquinamento fossero ancora presenti a presidiare l’area e non attraccati chissà dove a causa dei “necessari” tagli alla protezione dell’ambiente.
Ancora una volta, quindi, l’Italia “festeggia” l’anno della biodiversità con superficialità, mostrandosi sempre più assente a livello internazionale e sempre più lontana dai paesi realmente civili che configurano le bellezze naturali e la fauna come opportunità di crescita sociale ed economica, e non come un terribile fardello di cui sopportare il peso…
Via | greenreport
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Sheilas’ Wheels è un’agenzia di assicurazioni inglese che resterà nella storia per due motivi: il sito web rosa shocking in stile rockabilly e le curiose, ma estremamente interessanti, ricerche che commissiona.
L’ultima di queste ricerche ha a che fare con il consumo di carburante degli inglesi e mostra come i sudditi della regina abbiano la tendenza a sbagliare strada. E a non chiedere indicazioni per ritrovarla. E sta proprio qui il cuore della ricerca visto che l’agenzia stima che, nell’intero arco della sua vita, ogni cittadino del Regno Unito sprechi circa duemila euro di carburante proprio perchè, una volta persa la retta via, non si ferma a chiedere informazioni.
Questa spiacevole abitudine porta ad uno “spreco medio” di 276 miglia l’anno nel caso degli uomini e di 256 miglia nel caso delle donne. Con conseguente consumo ingiustificato di un fiume di benzina o gasolio.

ActionAid, organizzazione internazionale no profit che si batte contro la fame nel mondo, l’Aids e per le adozioni a distanza, ha presentato ieri in piazza Cadorna a Milano la benzina “Fame”. Con il provocatorio slogan “Il pieno a stomaco vuoto” l’associazione ha sensibilizzato i passanti sul consumo di risorse alimentari dovuto alla produzione di biocarburanti.
Lo sviluppo dei carburanti ecologici, etanolo in primis, metterebbe secondo ActionAid a rischio il diritto al cibo dei popoli più poveri dove la fame è tutt’oggi una realtà quotidiana
Un pieno di carburante rischia di costare un prezzo altissimo, perché i prodotti agricoli destinati a diventare biocarburanti competono con quelli per il consumo alimentare, togliendo letteralmente il cibo alle persone del sud del mondo, che vedono le proprie terre espropriate dalle multinazionali.
Il blog del Centro Euro-Mediterraneo per i Cambiamenti Climatici riporta oggi una notizia interessante: potrebbe arrivare a breve una carbon tax europea specifica per i carburanti. L’idea, da tempo in discussione a Bruxelles ma fino ad oggi rigettata dagli Stati membri, sarebbe stata nuovamente proposta dal Commissario europeo al Fisco Algirdas Šemeta.
Si tratterebbe di una tassazione uniforme per tutta l’Unione, calcolata in base a due fattori: quantità di energia sprigionata dal carburante ed emissioni di CO2 derivanti dalla compustione del carburante stesso. Si mira, in pratica, a promuovere carburanti a basso tenore di carbonio, che emettono meno CO2 a parità di energia prodotta o, dall’altro lato, producono più energia per ogni litro bruciato.
Non si tratta, quindi, di una tassa sui “soliti” inquinanti delle benzine o dei gasoli, come lo zolfo o il piombo (oggi sparito dalle benzine europee) bensì un’accisa specifica sulle emissioni di carbonio. A cosa potrebbe portare una tassa del genere, uniformemente applicata in tutta Europa? Probabilmente alla creazione di nuovi prodotti di raffineria, più “energetici”.
Continua a leggere: Carburanti: in arrivo tassa europea sulla CO2?

Non lo diciamo noi, ma Marco Marelli, vicedirettore di Gente Motori, nell’articolo pubblicato oggi su E-Polis.
Durante questa settimana c’è stato un incontro molto riservato sulle strategie da seguire per ridurre i consumi e soprattutto per fare il punto sui nuovi carburanti. In questo meeting è tornato di attualità il Gtl, una sorta di carburante sintetico ricavato dal gas e che altro non sarebbe che una specie di gasolio. Già tre anni fa ne parlammo su Gente Motori spiegando che il motore a gasolio è sicuramente il futuro grazie anche al Gtl. Il tempo ci sta dando ragione.
Conviene acquistare un’auto a gasolio?
Noi vi diciamo sì, perché i motori moderni consumano almeno il trenta per cento in meno di quelli a benzina e quindi inquinano pure il trenta per cento in meno. A questo punto bisogna mettersi il cuore in pace e al posto di sognare possibilità che nell’immediato non ci sono, cercare di risparmiare il più possibile. Come? Grazie alle nuove automobili con parchi motori a gasolio. Le ibride rispetto a una vettura a gasolio consumano di più. Poche balle.
Ovviamente questi sono alcuni stralci dell’articolo completo che oggi potete scaricare dal quotidiano qui. Di sicuro, sono argomentazione che meritano un commento da parte dei lettori di Ecoblog.
I conti fatti dal Sole 24Ore sugli effetti dei rincari del prezzo della benzina non mancheranno di suscitare dibattito tra gli esperti e qualche momento di rabbia in molti automobilisti: 5 miliardi di euro, cioè 110 euro a veicolo vanno al fisco a causa dell’aumento della benzina rispetto al 2003. Tuttavia, il calcolo è una sorta di foto ad un dipinto. La stima della spesa aggiuntiva totale data dalla differenza di prezzo e, quindi della componente fiscale (che divisa per i veicoli dà i 110€) è un differenziale secco del prezzo dei carburanti rispetto a 5 anni fa, quando benzina e diesel costavano il 38% e 65% in meno, più o meno 1 e 0,88 €/lt.
I dati disponibili sono stati usati per quantificare un aggravio oggi per i consumatori, sulla base di un aumento del prezzo industriale dei carburanti in cui lo Stato non ha agito. Anzi, il confronto della componente fiscale tra i paesi europei mostra come tutti i principali paesi tassino di più i carburanti, “Dietro di noi solo i piccoli e i nuovi entrati dall’Est”. Se la stima è utile e completa, considerando la spesa per diverse tipologie di auto, dal Suv alla city car, si dovrebbe ricordare che i dati permettono di calcolare ben altro.
Invece di considerare quanto si spende in più, e quanto si dà all’erario, suggerendo ragionamenti del tipo “se la benzina costasse..”, sarebbe ancora più utile calcolare quanto abbiamo già dato ai petrolieri, pagando, sistematicamente, la benzina esentasse più degli altri paesi europei (i dati dei prezzi sono disponibili). L’analisi della differenza nel tempo consentirebbe infatti di stimare sia quello che le raffinerie italiane ci fanno pagare per lo stesso carburante degli altri, che quello che lo Stato incassa nello stesso periodo. La componente fiscale dei carburanti va in parte alle regioni, al finanziamento dei lavori pubblici per le strade stesse e, tra gli altri fini utili, dovrebbe servire a spostare parte di uomini e merci su rotaia.
Via | Sole 24ore
Foto| Kommissarov_a