
Una flotta di baleniere giapponesi, scortata dalla guardia costiera, ha lasciato nei giorni scorsi il porto di Shimonoseki, nel Sud-Ovest del Giappone, direzione Antartide dove ha inizio la caccia alla balene.
I cacciatori sono stati accusati da Greenpeace, e da Brigitte Bardot a sostegno di Sea Sheperd ancor prima, di aver utilizzato i fondi destinati a risollevare l’economia dei pescatori colpiti dallo tsunami lo scorso 11 marzo, ricevendo circa 30 milioni di dollari dal Governo per sovvenzionare la battuta di caccia di quest’anno.
Junichi Sato, direttore esecutivo di Greenpeace Japan, ha spiegato che è vergognoso elargire i soldi dei contribuenti ai cacciatori di balene. Il programma di caccia alla balena non è prioritario, è impopolare ed economicamente impraticabile. Quei fondi dovrebbero essere destinati a risollevare l’economia locale ed alla ricostruzione.
Continua a leggere: Caccia "scientifica" alle balene in Giappone con i fondi dello tsunami
Message de Julien, au coeur du réacteur di gpfrance
In alto il video di Julien attivista di Greenpeace France che manda il suo videomessaggio dall’interno di una centrale nucleare francese che è riuscito a violare. Quale? Nel mentre lui si filmava, 9 dei suoi colleghi sono stati arrestati e poi rilasciati per essere penetrati in due diverse centrali nucleari francesi. In totale sei donne e tre uomini tra i 22 e i 60 anni, sono riusci a entrare lunedì scorso alle sei del mattino, eludendo la sicurezza, all’interno della centrale nucleare di Nogent-sur-Seine.
Il gesto, ideato da Greenpeace France nasce per dimostrare la fallacità dello stato di sicurezza delle centrali nucleari francesi. Ha detto a Le Figaro Sophia Majnon direttore per le questioni nucleari di Greenpeace Francia che i militanti sono riusciti a infiltrarsi in 15 minuti. Lo scandalo oltralpe è enorme. Le conseguenze legali di questo gesto sono state molteplici: dall’interdizione di 1 km dalla centrale per i 9 attivisti a ammende da 7500 euro fino al controllo a vista da parte delle forze dell’ordine per due volontari.
Nascosti in un altra centrale nucleare quella di Cruas altri due attivisti che sono stati scovati sempre lunedì ma alle 19,35 dalla sicurezza di EDF e consegnati alle autorità. Ma mentre EDF dichiarava a quel punto di avere tutto sotto controllo Julien attivista inviata il suo video. Il liveblog dell’intervento e dopo il salto il video della performance a Nogent-sur-Seine.

Clini riceverà una cartolina speciale per Natale non dal Polo Nord ma dal caos climatico. Il mittente è Greenpeace che invita chiunque sia preoccupato per le alluvioni ad unirsi all’appello. Se il clima cambia, scrivono gli attivisti, anche la politica deve cambiare.
Clini partecipa alla Conferenza sul Clima di Durban, in corso da ieri in Sudafrica e fino al prossimo 9 dicembre. L’Europa è partita con tanti buoni propositi che speriamo si concretizzino, anche se quello di un Kyoto bis somiglia sempre più ad un miraggio sin da queste prime ore del vertice.
I Paesi in via di sviluppo sono sul piede di guerra e parlano di Occupy Durban, fin quando non emergeranno fondi e soluzioni concrete per arginare l’impatto dei cambiamenti climatici.
E l’Italia? Greenpeace si aspetta che Clini
assuma una posizione forte ed ambiziosa per la salvaguardia del clima ed il rinnovo del protocollo di Kyoto.
Foto | Greenpeace

Scende in campo per difendersi dalle accuse di Greenpeace il capitano Paul Watson anima e energia del movimento Sea Shepherd, associazione che si batte contro la caccia alle balene e a tutela degli ecosistemi marini.
Il fuoco è stato aperto dalle pagine dell’Huffington Post e per bocca di John Sauven, Direttore Esecutivo di Greenpeace allorché è stato presentato il tour della nave Rainbow Warrior III. Sauven ha dichiarato:
Greenpeace ha dovuto adattarsi negli ultimi 40 anni al nuovo mondo dell’attivismo ambientale. Ma molti dei problemi sono rimasti una costante, come il cambiamento climatico, la deforestazione e la pesca sostenibile. I nuovi arrivati come Sea Shepherd ora adottano un approccio più violento. Greenpeace, tuttavia, resta legata all’azione non violenta. A ciascuno le proprie tattiche. Pensiamo le strategie delle nostre battaglie e sentiamo di poter vincere la battaglia contro la caccia alle balene parlando con i giapponesi. Sea Shepherd affronta aggressivamente i giapponesi aggravando il loro nazionalismo e rendendo la situazione molto più difficile
La replica non si è fatta attendere e nel giro di poche ore la risposta è stata pubblicata su tutti i siti di Sea Shepherd a firma proprio del Capitano Paul Watson, tra l’altro uno dei fondatori di Greenpeace, che scrive:
Fammi capire John… Greenpeace costruisce una nave da 33 milioni di Euro per fare tour di raccolta fondi mentre noi interveniamo direttamente contro la caccia illegale alle balene nell’Oceano del Sud. Mentre voi ragazzi spedite balene origami al Presidente Obama per protestare contro la caccia alle balene da parte dei Giapponesi, noi rispediamo la flotta Giapponese a casa con solo il 17% della loro quota di balene uccise. Sea Shepherd ha impedito il massacro di circa 3.000 balene, mentre quelli di Greenpeace stavano seduti a tavola a mangiare carne di balena con i Giapponesi, per dimostrare la loro cosiddetta sensibilità verso la cultura Giapponese. Gli inviati per strada di Greenpeace dicono alle persone che loro mandano le navi in Oceano Meridionale, nonostante non lo facciano più dal 2006. Mentono spudoratamente per raccogliere fondi.
Dopo il salto la risposta integrale di Watson.
EDF, colosso dell’energia (anche nucleare) francese è stato condannato con il pagamento di un ammenda da 1,5milioni di euro per spionaggio sul nucleare contro Greenpeace. A esprimere il giudizio il Tribunale di Nanterre. Il pasticciaccio ebbe inizio nel 2009 all’indomani della denuncia di Yannick Jadot per sottrazione di dati dal suo computer. Jadot all’epoca era il presidente di Greenpeace France e stava mettendo a punto un dossier verità sul reattore nucleare EPR a Flamanville. Attualmente ha lasciato l’incarico con Greenpeace per diventare portavoce di Eva Joly la canditata ecologista alle presidenziali del 2012. Ne scrivevo qui.
Tutti gli attori di quest’amara vicenda di spionaggio hanno subito dure condanne a partire dai due responsabili della sicurezza di EDF, l’ex poliziotto Pierre Pierre-Paul François e il suo superiore il contre-amiral Pascal Durieux ritenuti i committenti per aver richiesto a un azienda privata di introdursi nel computer di Jadot. Condannati il primo a 3 anni di reclusione ridotti a 30 mesi con la condizionale e il secondo a 3 anni ridotti a due anni dovranno anche risarcire con 500mila euro Greenpeace per danni. Questa decisione, secondo l’associazione ambientalista, rappresenta:
un segnale forte inviato all’industria nucleare.
Condannati anche Alain Quiros, l’hacker che materialmente ha sottratto informazioni dal computer di Jadot e Thierry Lohro ex dipendente del DGSE, Direction Générale de la Sécurité Extérieure, ossia l’agenzia di spionaggio francese dipendente dal Ministero della difesa, nonché amministratore di Kargus Consultans, la società che materialmente è stata incaricata da EDF attraverso François e Durieux.
Continua a leggere: Edf condannata per aver spiato Greenpeace France

Sugli stress test alle centrali nucleari europee, Greenpeace attacca gran parte del lavoro svolto sinora dai supervisori dell’Unione e dagli operatori degli impianti, lamentando non poche lacune. Non si è calcolato l’impatto di un aereo di grosse dimensioni sulle centrali, né i rischi a breve termine di un incidente sulla popolazione. Inoltre, alcuni Paesi, come la Svezia, il Regno Unito e la Repubblica Ceca non avrebbero fornito diverse informazioni utili ai controlli.
Ma la pecca maggiore è un’altra: nel valutare la tenuta degli impianti ad eventi più o meno estremi non è stata considerata adeguatamente l’età dei reattori. Un dettaglio affatto trascurabile. Spiega Jan Haverkamp, consulente di Greenpeace per l’energia nucleare:
Uno dei principali problemi è che manca ancora la piena trasparenza, abbiamo infatti potuto valutare tutti i rapporti dei supervisori ma solo metà di quelli degli operatori. Fukushima ci ha insegnato a pensare l’impensabile e questi test hanno costretto i direttori delle centrali a farlo. Ma ci sono ancora importanti lacune.
Continua a leggere: Stress test centrali nucleari europee, Greenpeace: "Pieni di lacune"
Pronti per le eco strenne di Natale? Ecco una bella e pratica idea: il calendario. In più meglio se ecologico, ossia stampato su carta riciclata, non sbiancata al cloro, prodotta con energia 100% eolica e composto di immagini stupende del nostro Pianeta.
Chi poteva progettarlo se non Greenpeace? Il titolo poi è adrenalinico: Standing up for the Earth, mentre il costo è piccolo, 15 euro più spese di spedizione.
Godetevi sotto qualche immagine e accattatavillo!
Via | Greenpeace

Un giudice federale ha stabilito che pur non riducendo le emissioni di gas serra gli Stati Uniti non violano il loro Endangered Species Act. Greenpeace ed altre associazioni ambientaliste avevano provato ad utilizzare la legge che protegge le specie in via d’estinzione per imporre al Governo Federale di procedere alla creazione di un piano credibile di riduzione delle emissioni. La logica è semplice: se l’Orso Polare (protetto dall’ESA) è minacciato dallo scioglimento dei ghiacci è obbligo degli Stati Uniti ridurre la causa di questo scioglimento.
Il giudice ha stabilito, con un atteggiamento vagamente pilatesco, che:
La questione al centro di questo contenzioso - se l’ESA sia uno strumento efficace e adeguato per affrontare la minaccia del cambiamento climatico - non è una questione che questa Corte può decidere in base alla propria valutazione indipendente, in particolare in astratto.
Gli ecologisti però non intendono arrendersi e si appigliano alla decisione dello stesso giudice che ha individuato un errore formale: al momento dell’inclusione degli orsi polari nell’ESA non era stata inserita una valutazione della popolazione attuale, elemento che rende di fatto la specie impossibile da “proteggere”. Secondo i promotori della causa il parere richiesto dal giudice non potrà che constatare che per dare un senso alla tutela degli orsi sia necessario prendere provvedimenti che riducano il riscaldamento globale.
Via | Los Angeles Times

C’è voluto un po’, ma come accade spesso in questi casi la grande corporation cede alla pressioni di una campagna ben studiata e ben realizzata. La Mattel ha annunciato che lavorerà concretamente per aumentare la propria sostenibilità eliminando l’uso di fibre di legno che provengono da “fonti poco chiare” con l’intenzione di tagliare nettamente l’uso di tutte le fibre di legno vergine dal suo packaging.
Già entro la fine dell’anno il 70% della carta utilizzata per impacchettare Barbie e Ken sarà proveniente da materiale riciclato o da fibre “sostenibili”. Entro il 2015 questa percentuale dovrebbe salire fino all’85% del totale. L’azienda che produce giocattoli è rimasta colpita (o spaventata se preferite) dalla compagna virale di Greenpeace. Era molto riuscita la serie di filmati su YouTube che raccontavano di come Ken, lo storico fidanzato, inorridito nello scoprire che Barbie distruggeva le foreste pluviali decideva di rompere con lei.
Mercoledì la Mattel ha annunciato che i propri fornitori non potranno più utilizzare fibre di legno provenienti da aziende collegate alla deforestazione dalle associazioni ambientaliste e l’obiettivo è quello di aumentare le materie prime certificate dal Forest Stewardship Council (FSC). La corporation promette un dettagliato report sulle sue attività entro la metà del prossimo anno.
Durante l’Atelier de la Terre che si chiuso ieri a Evian, il mensile Terra Eco ha intervistato in un faccia a faccia Laurent Corbier direttore dello sviluppo sostenibile di Areva e Pascal Husting, direttore di Greenpeace Francia. Ovviamente al centro della discussione la prospettiva di un uscita della Francia dal nucleare dopo che Germania, Svizzera Spagna e Italia hanno deciso di chiudere o di non aprire centrali nucleari.
Areva è la multinazionale francese dell’atomo impegnata nella costruzione di centrali nucleari con reattori EPR, tra cui a Flamanville e Olkiluoto. A sei mesi dall’incidente nucleare tutt’ora in corso a Fukushima Daiichi spiega Corbier:
Sei mesi sono un tempo breve per analizzare le conseguenze, gli stessi protagonisti della filiera sanno che niente sarà più come prima. Una valutazione tecnica è in atto. Gli stress test sono stati consegnati all’ASN il 15 settembre ma c’è una riflessione più globale sull’evoluzione del settore e sulle sue prospettive.
Ma Husting ricorda a Corbier:
Ho difficoltà a credere a una proiezione del nucleare da qui ai prossimi 20 anni senza valutarne la sua uscita. I vostri affari non vanno bene e non vendete il MOX, non avete più contratti a parte che con EDF, non avete ordini, non c’è più uranio. Fossi in voi inizierei a pensare allo smantellamento delle centrali nucleari invece che attendere passivamente senza prendere una decisione politica che potrebbe arrivare tra sei mesi con le elezioni presidenziali.