Al quartiere Tamburi di Taranto i valori di benzo(a)pirene, idrocarburo policiclico aromatico (Ipa) ritenuto dannoso per la salute umana, sono pari al triplo della soglia prevista dalla legge.
Lo dice l’Arpa, che ha comunicato alla Provincia di Taranto i dati dei primi cinque mesi del 2010: a fronte di una soglia di 1 nanogrammo per metro cubo nello sfortunato quartiere che ospita l’acciaieria Ilva si registrano 3 nanogrammi.
Il benzo(a)pirene, tra le altre cose, è solo una delle infinite sostanze chimiche nocive (l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, IARC, lo classifica come “probabile cancerogeno per l’uomo”) presenti nell’aria tarantina.
Un mix di diossina, Ipa, polveri sottili, e altri inquinanti che stanno rendendo impossibile la vita ai residenti del quartiere Tamburi che, adesso, iniziano anche a fare le prime denunce: in 110, infatti, hanno messo in mezzo l’avvocato contro le polveri che l’Ilva immette continuamente in atmosfera.
Per il momento i residenti hanno scelto una via legale “soft” ma astuta: essendo sempre difficile e lungo dimostrare in tribunale la correlazione tra inquinamento e problemi alla salute, in molti hanno denunciato la caduta del valore commerciale degli immobili. Al quartiere Tamburi di Taranto, una casa con vista acciaieria ormai non la vuole più nessuno…
Via | Altamarea, Uniti per la salute
Foto | Flickr
Su Taranto e la diossina avevamo già scritto qualche giorno fa il post Taranto, la diossina contamina 1300 capi di bestiame. La Regione Puglia ne ordina l’abbattimento.
Ora aggiungiamo qualche cifra: secondo i dati INES 2006, l’acciaieria Ilva ha dichiarato di emettere 91,3 grammi di diossina all’anno. Nel nostro paese le emissioni dichiarate sono pari a 99,5 grammi, per cui l’Ilva da sola raggiunge il 92% della diossina italiana e l’8,8% di quella europea.
Questi valori sarebbero fuori legge in tutta Europa. Non in Italia, perché come ha scoperto il sito TarantoSociale, grazie ad un allegato tecnico al Codice dell’Ambiente, le emissioni di diossina a Taranto sono a norma di legge italiana. L’Ilva potrebbe persino permettersi di emettere 36 volte più diossina senza infrangere la legge.
Il governo pugliese si è rivolto sia al governo di centrosinistra che a quello di centrodestra affinché la norma venisse cambiata. Inutilmente. E così ha finito per presentare una legge regionale che dovrebbe stabilire un programma per tutte le industrie pugliesi. “Più passa il tempo - dice Vendola - e più dovranno tagliare. Altrimenti saremo costretti a farli chiudere”.
Taranto soffre per la diossina proveniente da uno stabilimento che ha avuto il permesso speciale di emetterne più di un inceneritore (centomila volte più di un inceneritore). La gente di Taranto non e’ centomila volte più resistente della gente del resto d’Italia alla diossina.
Le diossine hanno una bassissima biodegradabilità ed un alto fattore di accumulo nei grassi degli organismi viventi, che non sono in grado di metabolizzare tali molecole. Gli effetti della diossine si manifestano nell’apparato endocrino e riproduttivo e, in misura molto minore, provocano tumori.