La notizia è vera e anche se è una mucca non è una bufala. Anzi è il primo esperimento al mondo che vede l’inserimento di due geni in un unico animale clonato, pratica per ora bandita in Europa.
L’annuncio è stato fatto nientemeno da Cristina Kirchner Presidente dell’Argentina. Rosita, questo il nome dato alla mucca razza Jersey, è stata clonata il 6 aprile scorso e le sono stati impiantati 2 geni umani che le consentiranno di produrre un latte simile a quello delle mamme. Ha detto la Kirchner:
Potrebbe essere molto utile per quei bambini che, per qualche ragione non hanno accesso al seno. Questa innovazione è un vero e proprio orgoglio per gli argentini.
L’esperimento è stato condotto da Germain Kaiser, Nicola Mucci (Gruppo Biotecnologie Balcarce INTA) e Adrian Mutto tre ricercatori che lavorano per l’Istituto Balcarce dell’INTA.
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Per iniziare una vita più sana perchè non iniziare inserendo questi 30 alimenti nella dieta? Magari qualcuno già lo mangiate già, quale? Ecco quelli che mangio o non mangio io:
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Secondo il CRIIRAD, organismo indipendente per il controllo delle radiazioni, in Europa, il rischio derivato dalla contaminazione di latte, verdure a foglia larga e pioggia proveniente dalle fughe di iodio 131 dai reattori nucleari di Fukushima Daiichi non è più trascurabile. Ne scrivevo qualche giorno fa a proposito dell’avviso lanciato sull’effetto accumulo dovuto al fatto che l’isotopo decade in 8 giorni, ma che ogni giorno ne arrivano nuove piccole dosi.
L’istituto sottolinea che non è necessario chiudersi in casa o assumere iodio, ma che bisogna prestare attenzione al consumo di verdure a foglia larga e latte (inclusi latticini e formaggi freschi) sopratutto da parte di bambini, donne incinte o che allattano. L’avviso non riguarda solo la Francia ma può essere ragionevolmente esteso a Svizzera, Italia, Belgio e Germania.
Come ricordavamo precedentemente la contaminazione si sta verificando attraverso la dispersione in atmosfera di particelle radioattive che cadono al suolo con la pioggia. Perciò l’istituto precisa che non vi è rischio, neanche per i bambini, se ci si trova sotto la pioggia anche senza ombrello. Precauzione va data, però, al consumo di acqua piovana come fonte di acqua potabile. Infatti secondo il CRIIRAD è da evitare, appunto, l’ingestione di iodio 131. I bambini fino a due anni sono i più vulnerabili e l’ingestione di 50 Becquerel (Bq) è sufficiente per fornire al corpo una dose di 10 mSv, per il CRIIRAD. Se gli alimenti (verdure a foglia verde, latte, ecc.) contengono tra uno e 10 Bq / kg o più, è possibile che il livello di riferimento di 10 mSv sia superato entro due o tre settimane. Secondo l’IRSN Istituto francese per la protezione radiologica e la sicurezza nucleare, lo Iodio 131 misurato negli ultimi giorni conta diversi livelli di contaminazione: 0,08 Bq / kg di insalata, spinaci e porri a Aix-en-Provence, 0,17 Bq / l nel latte a Lourdes e 2,1 Bq / l nel latte di capre di Clansayes.
Via | Euractiv
Dopo l’arrivo la scorsa settimana sui cieli d’Europa della nube radioattiva proveniente da Fukushima Daiichi, le autorità francesi hanno rilevato la presenza di Iodio-131, isotopo radioattivo, nell’acqua piovana e nel latte. Secondo il CRIIRAD, organismo di ricerca indipendente francese, lo Iodio-131 è stato trovato nella pioggia caduta nel Sud della Francia. Da un’analisi fatta il 28 marzo scorso è stata rilevata una radioattività pari a 8,5 becquerels. Altri test sono stati condotti dall’IRSN - Institut de Radioprotection et de Sûreté Nucléaire (IRSN), istituto pubblico francese che esamina i rischi nucleari e radiologici, che ha rilevato la presenza di Iodio-131 nel latte. Secondo l’istituto le concentrazioni rilevate al 25 marzo sono di un livello inferiore a 0,11 becquerel per litro. Lo Iodio- 131 sebbene decada in 8 giorni è considerato pericoloso per la tiroide. Gli studiosi, però, temono l’”effetto accumulo”, considerato che questo radioisotopo è atteso per almeno altre due settimane e che la contaminazione sta avvenendo attraverso le piogge.
Per quanto i livelli rilevati siano estremamente bassi, c’è da dire che normalmente non ci dovrebbero essere neanche tracce di Iodio-131 nell’acqua della pioggia e nel latte, ma le autorità perciò tranquillizzano dicendo che non è motivo per preoccuparsi. Tuttavia, secondo il CRIIAD la contaminazione dell’aria e dunque dell’acqua piovana continuerà almeno per le prossime due settimane. E precisa che la ricaduta di Iodio-131 radioattivo potrebbe rivelarsi di centinaia di becquerels per metro quadro o in caso di condizioni meteo avverse arrivare anche a migliaia di Bq/m2. Inutile allarmismo? Probabilmente. Ma quello che gli scienziati temono, appunto, è l’”effetto accumulo”.
Gli spinaci, la lattuga e altre verdure sono i primi prodotti alimentari sensibili alla contaminazione da Iodio-131 essendo coltivati all’aperto e sotto il diretto effetto della pioggia; la contaminazione indiretta del latte avviene in qualche giorno dopo che le vacche hanno mangiato erba da pascolo, spiega il CRIIRAD. Il fatto che l’IRSN abbia trovato Iodio-131 in un campione di latte del 25 marzo indica che la caduta di iodio era già avvenuta il 23 marzo.
Via | Euractiv
Foto | Adventures in Social Media

Si trova a Dortmund il primo supermercato vegan d’Europa. Ne parla ampiamente il Corriere della Sera (16-03 2011, pag. 33) che dedica una bella mezza pagina a questo market, battezzato Vegilicious, dove si vendono solo prodotti in cui sono assenti derivati animali come latte e uova. Vi possono essere poi anche prodotti vegan e bio e a Km 0. Insomma il top della sostenibilità non solo ambientale ma anche etica.
Il Vegilicious è stato inaugurato lo scorso 26 febbraio e la clientela non manca. Sugli scaffali oltre 1800 prodotti che non hanno tra i loro ingredienti derivati, neanche tracce, animali. L’idea è venuta a Kim Kalkowski (che vedete in alto nella foto) e Raf che è il marito, dopo che molti dei clienti che ha su Vegan Wonderland, ossia lo shop on line, le hanno chiesto di metter su un vero e proprio negozio. Detto fatto: il meglio dei cibi vegan, ma anche detersivi, cosmetici e cibo per cani e gatti, è stato organizzato in 90mq. In Germania ci sono circa 600mila vegani , secondo le stime della associazione vegan tedesca Veganen Gesellschaft e dunque il segmento di mercato diventa decisamente interessante.
Kim peraltro è anche autrice di un libro di successo Vegan Wondercakes che insegna a preparare dolci strepitosi senza usare uova e latte e derivati (il che per chi soffre di intolleranze e allergie a questi due prodotti è una vera e propria manna dal cielo). Tra l’altro Kim organizza anche un catering vegan.
Dunque, accanto al supermercato, infine un bar pasticceria che sforna dolci e bevande vegani. Il successo di Kim, comunque, oltre che nella maturità dei consumatori tedeschi, si basa sulla sua stessa bravura e capacità di lavorare materie prime decisamente diverse dalle tradizionali.
Via | Genussbereit
Foto | Genussbereit
Conoscere l’impronta idrica dell’Europa attraverso uno standard comune. Ecco l’obiettivo di uno strumento come Waterfootprint e degli standard messi a punto da Ruth Mathews direttore esecutivo del Wfn che lancia un appello agli Stati per convincerli a usarlo con il fine di razionalizzare i consumi di acqua.
Ma cos’è l’impronta idrica? E’ il calcolo del consumo dell’acqua di ogni individuo, comunità, impresa o Stato. Si consuma acqua, però, non solo per le comuni attività ma anche per produrre merci. Dunque si consuma acqua per produrre un jeans, una maglia, una borsa, ma anche una moto o un computer. Più cose e beni usiamo più acqua consumiamo.
L’acqua è dappertutto e non è solo un modo di dire. Ogni cosa che ci circonda per essere prodotta richiede acqua. Sapete quanta acqua richiede l’intero ciclo produttivo di un caffè nel bar preferito?140 litri di acqua; per un litro di latte occorrono, per l’intero processo, 1000 litri d’acqua; per ottenere un chilo di riso sono necessari 3000 litri d’acqua mentre per un chilo di carne bovina se ne usano 16mila litri; 6800 litri per un jeans e 1500 litri per una T-shirt. Così si calcola che l’impronta idrica della Cina sia di 700 metri cubi procapite l’anno; degli Usa è di 2500 metri cubi procapite l’anno.
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Ecco un menù di Natale leggero, anche per il portafogli. Di buono c’è che non compaiono ingredienti animali, molto spesso causa di allergie, come uova o latte. Ecco dunque, delle pietanze che si presentano belle per un giorno di festa ma che aiutano chi per etica o per necessità non vuole mangiare né carne, né grassi animali, né derivati. Ricette di Natale senza crudeltà è stato messo a punto da VeganHome e diffuso da Agire ora Network associazione che diffonde la cultura del vivere senza crudeltà sugli animali.
Il menù è così composto: Antipasti: Rustici di sfoglia e Vol-au-vent pepati ceci e panna; Primo: Cannelloni patate e funghi; Secondo: Aria di melanzane al sesamo; Contorni: Verdure gratinate al forno e carciofi in tegame; Dolci: Dolce al cioccolato e castagne e Strudel di mele e marmellata. Lo trovate qui in un bel volantino colorato.
Mangiare meno carne comunque, fa bene a tutti. Meglio se evitiamo le abbuffate festive in ogni caso. Dateci un occhio. Magari vi ispira. Qui trovate, invece, i passi da seguire per diventare vegan.

Coldiretti lancia l’allarme: in Italia potrebbe essere importato latte prodotto da vacche clonate in Inghilterra. A suscitare le preoccupazioni è un recente articolo del New York Times che riporta le parole di un allevatore britannico che, candidamente, ha ammesso di produrre latte anche da vacche figlie di genitori clonati.
Sempre secondo il NYT anche in Svizzera e in altri paesi europei ci sarebbero allevatori che hanno rimpinguato i propri allevamenti con animali clonati di origine statunitense. Si tratterebbe, però, di quantità ancora limitate.
L’Agenzia britannica della sicurezza alimentare, però, ha già aperto un’indagine e sta cercando di capire la reale consistenza del fenomeno e gli eventuali rischi per la salute. Coldiretti, nel frattempo, ha già le idee chiarissime:
La commercializzazione di carne, latte e formaggi proveniente da animali clonati è un rischio inaccettabile che oltre ad un problema di scelta consapevole da parte dei consumatori e di rispetto della biodiversità pone evidenti perplessità di natura etica che occorre affrontare prima che sia troppo tardi. Dopo oltre 13 anni dalla scoperta della pecora Dolly, pubblicata sulla rivista Nature del febbraio 1997, oggi è possibile clonare un animale con una spesa attorno i 10 mila euro e la tecnica riguarda già molti animali da allevamento dalle pecore ai maiali, dai tori ai cavalli, con sperimentazioni effettuate anche in Italia con il toro Galileo, la cavalla Prometea e anche con un muflone selvatico
Via | Agricoltura on web , New York Times
Foto | Flickr

Quanto di quello che mangiamo è biologico e quanto possiamo permetterci di spendere per acquistare prodotti bio certificati? A queste e ad altre domande sui consumi di cibo bio ha cercato di dare risposta la Soil Association inglese, che con il report 2010 ha rivelato una triste verità: i consumi di alimenti biologici sono calati del 12, 9% circa.
I dati del report si riferiscono all’Inghilterra, ed i cali nei consumi di prodotti biologici certificati sono da attribuire alla crisi: nei supermercati si è registrato un calo del 12,2% nelle vendite e nelle consegne di frutta e verdura bio a domicilio il calo è stato del 9,8%. La buona notizia è che i consumi di latte biologico e di alimenti bio per i bambini sono aumentati del 20,8%.
La crisi si riflette sui consumi degli inglesi, che riservano i consumi di frutta fresca, verdura e carne bio per i bambini. Le tre categorie principali di alimenti bio scelti rimangono la carne, la frutta e la verdura, anche se molti sono tornati ad acquistare uova e pollo provenienti da produzioni ed allevamenti non certificati a causa della crisi. E voi, avete modificato i vostri consumi nel 2010 per colpa della crisi? Vi siete orientati di più verso il biologico o anche voi avete riservato il biologico solo per i più piccoli?
via | soilassociation

Il sud-est siciliano è nuovamente nelle mire delle multinazionali del petrolio. Da alcune settimane, in contrada Cammarana in territorio di Ragusa (a due passi dallo splendido Castello di Donnafugata, cioè la villa del mafioso del “Commissario Montalbano“) c’è un via vai di ruspe e camion per una grossa operazione di sbancamento e movimento terra.
Proprietaria del cantiere, immerso nella campagna e accerchiato dalle masserie che nel silenzio producono migliaia di litri al giorno di latte fresco e quintali di formaggio caciocavallo ragusano Dop, è niente di meno che l’Eni. A quanto pare, ma l’Eni né smentisce né conferma, si starebbero costruendo delle cisterne per contenere gli idrocarburi e, a breve, si dovrebbe piazzare la classica trivella per estrarre petrolio o gas naturale.
L’azienda fa sapere che ha tutte le carte in regola, e non ci sono motivi per pensare che non sia così: in Sicilia, da tempo, le trivelle sono molto ben viste dagli amministratori locali e regionali e persino dalle Soprintendenze. Questa volta, però, qualcosa è andato storto e la trivella si è fermata perchè un consigliere comunale di Ragusa, Giovanni Iacono di Idv, si è accorto dei camion che facevano vai e vieni e ha messo in mezzo la stampa locale.
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