In fatto di appelli in materia ambientale, il Principe Carlo non ha rivali: ha da poco lanciato un appello a più di 500 multinazionali in vista di Copenaghen, mentre è già da tempo noto il suo impegno per la salvaguardia delle foreste fluviali.
Lo scorso maggio Carlo aveva lanciato un appello contro la deforestazione, con uno spot pubblicitario in difesa delle foreste. Quella che vedete oggi è la risposta di Sting e di altre pop star che hanno risposto all’appello del principe. Per dare il vostro simbolico contributo al progetto per la salvaguardia delle foreste, potete lanciare il vostro SOS al mondo compilando il form di Rainforest.org, proprio come Sting.
Continua a leggere: La risposta di Sting al Principe Carlo per salvare la foresta pluviale

L’aumento della produzione di olio di palma, voluto dall’Indonesia che è il primo produttore, causerà la perdita di altre foreste in tutto il mondo.
L’Indonesia, in gara con la Malesia per la produzione di olio di palma, è diventata il primo paese produttore, a scapito delle proprie foreste e dei terreni agricoli, ormai esauriti. Come se ciò non bastasse, continua a comprare terreni in Sud America e in Africa, per continuare ad estendere la produzione di olio di palma. Si prevede che la futura espansione per aumentare la produzione di 1 tonnellata per ettaro per 2 milioni di ettari, costerà un totale di 10 milioni di ettari di foresta.
Le foreste torbiere sono ora a disposizione delle multinazionali della carta e dell’olio di palma e mentre le ultime tigri di Sumatra si avviano all’estinzione, private del loro habitat, l’Indonesia scala le classifiche come paese con il maggior numero di emissioni di gas serra. Per ora è al primo posto nella produzione di olio di palma e al quarto per emissioni di gas, vediamo quanto ci metterà a classificarsi prima anche nella seconda lista, mentre il resto del mondo resta a guardare.
via | salvaforeste
Foto | Flickr
Continua a leggere: L'Indonesia raddoppia le produzioni di olio da palma, le foreste spariscono
Su Ecoblog abbiamo parlato qualche tempo fa della questione relativa al tonno rosso e al serio pericolo di estinzione che questa specie sta correndo a causa della pesca incontrollata. Secondo gli ultimi dati la parola fine per la specie potrebbe scriversi già dal 2012. Questo l’allarme lanciato dal WWF il quale, in virtù di queste proiezioni, invita i Paesi del bacino del mediterraneo a mettere un fermo alla cattura a partire da quest’anno al fine di consentirne la ripresa biologica .
Il WWF ha illustrato i dati segnalando come la popolazione sia diminuita drasticamente negli ultimi dieci anni, tanto che seguendo questo trend la specie potrebbe scomparire completamente. Questo almeno se si continuerà ad ignorare gli avvertimenti degli esperti che chiedono una moratoria della pesca al tonno rosso. I dati nello specifico sono particolarmente allarmanti.
Infatti gli esemplari con un peso superiore a 35 kg sarebbero ormai prossimi all’estinzione, mentre l’intera popolazione si sarebbe ormai ridotta ad un quarto in solo mezzo secolo. Altro dato particolarmente preoccupante riguarda la dimensione degli adulti che sarebbe diminuita di oltre la metà dal 1990. Infine il peso medio di un tonno pescato al largo della costa della Libia sarebbe sceso da 124 kg medi del 2001 a solo 65 kg per quel che riguarda l’anno scorso.
Continua a leggere: Il tonno rosso potrebbe scomparire fra tre anni soltanto
Il business delle multinazionali ha il potere di cambiare il mondo, ma noi abbiamo il potere di cambiare il business. Forte di questo principio ClimateCounts.org ha stilato delle classifiche per aiutare i consumatori più eco-consapevoli nelle loro scelte su tutto quello che riguarda consumi, risparmi, cibo e viaggi.
ClimateCounts ha infatti creato una graduatoria con punteggi che vanno da 0 a 100 che tiene conto di 22 criteri con cui classificare multinazionali di ogni settore, compagnie aeree, banche e compagnie del settore alimentare ed elettronico; fra i criteri figurano la valutazione d’impronta ecologica - ovvero se una compagnia misura o no il suo impatto sull’ambiente - l’impegno alla riduzione dell’inquinamento, il sostegno alle più importanti legislazioni sul clima e le campagne di sensibilizzazione ecologica.
Quest’ultimo criterio secondo me lascia un po’ il tempo che trova in quanto le campagne di sensibilizzazione ecologica sono uno strumento molto usato da certe aziende solo per rifarsi un’immagine. Comunque è possibile utilizzare questa classifica, aggiornata annualmente, per confrontare le varie società con le loro concorrenti in base a come affrontano le questioni ambientali con le loro ricadute climatiche. I simboli usati per sintetizzare la valutazione sono 3, rosso, giallo e verde, in stile semaforico, ad indicare quelle che hanno ancora molta strada da fare, quelle che hanno appena iniziato e quelle che invece escono a testa alta da questo esame.
Continua a leggere: Multinazionali: ecco le classifiche di impegno ecologico
Qualche tempo fa su Ecoblog siamo venuti a sapere che il principe Carlo ha una particolare attenzione verso il rispetto per l’ambiente.
Ora, attraverso il Daily Telegraph, il reale Britannico torna a dar prova della sua anima verde lanciando un allarme sugli Ogm, definendo la loro diffusione come la più grande catastrofe ambientale mai conosciuta dall’uomo.
Il principe non risparmia neppure le multinazionali che, a suo modo di vedere, stanno conducendo un gigantesco esperimento destinato a fallire sia sulla natura che sull’umanità intera che darà inevitabilmente origine ad una serie di problemi globali, primi fra tutti i cambiamenti climatici.

Greenpeace assegna i suoi premi alle aziende elettroniche che meglio si sono distinte nella politica di gestione ambientale: vince Sony Ericsson che si aggiudica il primo posto grazie al pieno punteggio. Infatti la casa elettronica ha messo in commercio nuovi prodotti che non contengono PVC e quelli già in commercio a partire da gennaio scorso sono privi di antimonio, berillio e ftalati. Un po’ di differenze di valutazione e dunque di classifica l’ho riscontrata con quella stilata da Climate Counts, l’associazione americana di consumatori, anche se nei criteri proposti ci sono sia le emissioni di C02 sia l’impatto ambientale.
Scrive Greenpeace nella pagina dedicata ai Greenest Awards:
Oggi, il settore della Information and Communications Technology (ICT) detiene il 2 per cento delle emissioni globali di gas a effetto serra, le stesse prodotte dall’aviazione. Essendo una delle industrie più innovative e in crescita esponenziale, dovrebbe assumersi la leadership nel combattere il cambiamento climatico attraverso la riduzione delle proprie emissioni di CO2. Sia dirette che indirette.
Alla base della campagna di Greenpeace, la pubblicazione della ecoguida nella quale l’associazione ambientalista fa le pulci alle multinazionali elettroniche bacchettandole la dove necessario. Infatti l’obiettivo della guida è proprio mostrare le intenzioni delle aziende e la voglia concreta che hanno di rispettare l’ambiente. Di fatto i criteri per entrare se non tra i premiati tra i volenterosi sono:
Continua a leggere: Greenpeace da i Greenest Electronics Award 2008 e premia SonyEricsson
E come indizio abbiamo solo quegli spazzoloni infilati nelle gole degli altri due.. - capo della polizia
The toxic avenger part II di Loyd Kaufman 1989 USA 96′
La vita del giovane Melville, il più grande nerd della ridente Tromaville, cambiò (e non solo in senso figurato) quando un bel giorno “per incidente” finisce dentro dei bidoni di rifiuti tossici radioattivi.
Invece di lasciarci le penne il nostro”fortunato” giovane muta in un mostruoso e muscoloso uomo deforme: Toxic Avenger, un nuovo super-eroe che combatterà (alla sua maniera) agli intricati e loschi affari delle multinazionali criminali, come la Apocalypse inc, intenzionata a trasformare Tromaville in una gigantesca discarica di rifiuti tossici.
Ricordate il post di Viviana sulla protesta di Greenpaeace contro la Dove per il taglio della foresta pluviale indonesiana al fine di ottenere l’olio di palma? Bene, gli attivisti di Greenpaeace portano a casa una bella vittoria: Unilever fa dietrofront.
Patrick Cescau, amministratore delegato di Unilever, in un discorso pronunciato a Londra ha accolto la richiesta di Greenpeace per fermare in maniera definitiva la distruzione delle foreste pluviali indonesiane e l’impianto delle palme da olio richiedendo una moratoria. Cescau ha anche promesso che tutto l’olio di palma utilizzato da Unilever deriverà da produzione sostenibile entro il 2015.
La distruzione delle foreste indonesiane, secondo quanto afferma Greenpeace, contribuisce per il 4 per cento alle emissioni globali di gas serra. L’associazione si batte ora, affinché anche le altre grandi multinazionali che utilizzano olio di palma e i membri della RSPO (Tavola Rotonda per l’Olio di Palma Sostenibile), tra cui Procter & Gamble, Kraft, Nestle e Ferrero, uniscano le forze insieme a Unilever per chiedere ai propri fornitori di olio di palma di sostenere la moratoria per bloccare la distruzione in corso. ”L’impegno di Unilever per un olio di palma sostenibile - dichiara la responsabile campagna Foreste di Greenpeace Chiara Campione - non avrà senso se i suoi fornitori non smettono di distruggere le foreste pluviali indonesiane. E’ per questo che la moratoria è così importante, e anche le altre aziende che utilizzano olio di palma - conclude - dovranno sostenerla”.
La chiamano l’Arca di Noè dei semi. Ma si tratta di un immenso deposito destinato a conservare nel cuore di una montagna dell’arcipelago norvegese delle Svalbard in un bunker di ghiaccio a 100 mt al di sotto del suolo 3 miliardi di semi provenienti da almeno 100 paesi. Ma perché? Mi sono chiesta? E’ prevista qualche sciagura? Queste immense operazioni filantropiche mi scatenano sempre una strana allergia e ho voluto approfondire.
Intanto la parte ufficiale della notizia con strombazzamenti sui diversi media, Tg compresi racconta della cerimonia di inaugurazione alla presenza del primo ministro norvegese Jens Stoltenberg, del presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso ed esperti di agricoltura di tutto il mondo. “Insieme ai movimenti internazionali per salvare le specie in via d’estinzione o preservare la foresta pluviale del pianeta, è altrettanto importante per tutti noi conservare la diversità delle colture nel mondo per le generazioni future”, ha detto il Nobel Wangari Maathai, che ha depositato i primi semi.
Leggo, invece, da un articolo di Maurizio Blondet che: ” Il fatto è che il finanziatore principale di questa arca delle sementi è la Fondazione Rockefeller, insieme a Monsanto e Syngenta (i due colossi del geneticamente modificato), la Pioneer Hi-Bred che studia OGM per la multinazionale chimica DuPont; gruppo interessante a cui s’è recentemente unito Bill Gates, l’uomo più ricco della storia universale, attraverso la sua fondazione caritativa Bill & Melinda Gates Foundation. Questa dà al progetto 30 milioni di dollari l’anno”. Come dire? Ho la conferma del fatto che la mia allergia è giustificata. Autore dello studio però è William Engdah che ha pubblicato “Doomsday Seed Vault in the Arctic” un circostanziato studio sulla questione e che si pone una semplice domanda: che futuro si aspettano per creare una banca di sementi del genere?
Continua a leggere: L'Arca di Noè dei semi: intervista a Alberto Olivucci

Un caso rilevante di studio delle pericolose connessioni tra le corporazioni multinazionali, le insaziabili sfaccettature del consumismo occidentale e la risultante devastazione sulle condizioni sociali, economiche e ambientali dei paesi stranieri e sui loro abitanti
Between midnight and the rooster’s crow di Nadja Drost - 66′ Canada 2005
“Enacana è la compagnia petrolifera socialmente responsabile”. Ai CEO della grande compagnia canadese piace presentare la loro azienda in questo modo.
Ma come si fa a chiamare socialmente responsabile una azienda che sfrutta, distrugge e compromette l’ambiente i territori e gli habitat della foresta pluviale in Ecuador?
E’ proprio in questo paese del sudamerica che ENCANA, con il via libera di politici “integerrimi”, ha iniziato a creare un oleodotto per trasportare il prezioso oro nero dai ricchi giacimenti nascosti nel cuore della foresta pluviale.
Continua a leggere: EcoCinema - Between midnight and the rooster's crow, l'oleodotto sciagurato