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Tutti gli articoli con tag multinazionali

The Simpson's by Bansky contro il lavoro minorile e lo sfruttamento degli animali

pubblicato da alessandra

Bansky, forse il più noto street artist britannico,fa spesso parlare di sè a causa della crudezza dei suoi messaggi, spesso decisamente violenti nell’impatto emotivo.. Famosa, è stata la sua requisitoria contro il governo americano a seguito dell’uragano Katrina suggellata da decine di murales… Ma questa volta, se possibile, si è addirittura superato e lo ha fatto andando a personalizzare la sigla dei Simpson’s, uno dei migliori prodotti a disegni animati dell’ultimo ventennio e proprio su proposta della 20th Century Fox. Che, tuttavia, non è stata risparmiata dalla sua invettiva… Dopo un inizio “normalmente irriverente” in cui Marge, Homer e Bart vengono fatti accomodare sul consueto divano di casa, Bansky si scaglia contro la stessa casa di produzione “Fox”, rea come molte altre, di aver esternalizzato una parte delle sue animazioni nel sud della Corea… Ma non è tutto. il messaggio dissacratorio si allarga a livello globale sfidando l’ignominia delle moltissime multinazionali che utilizzano, senza alcuna remora, il lavoro minorile e la distruzione dell’ambiente per massimizzare il profitto… Nella fattispecie, osservando il lavoro del bambino che intinge in un non meglio specificato liquido verdognolo le immagini della famiglia Simpson, prodotte in serie da decine di disegnatrici - e nonostante non vengano citate - non possono non saltare alla mente le fabbriche della bile in Cina che tengono prigionieri decine di orsi della luna …Inoltre, le bambole di Bart vengono imbottite con la pelliccia di gatti tritati..Persino un panda e un unicorno vengono sfruttati… La sigla, comunque, è andata normalmente in onda domenica scorsa negli States. Stranamente, però, è stata già rimossa da You Tube e l’unica ancora on-line è stata caricata al contrario..

Via | Youtube

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Vittoria di Greenpeace: Nestlé si impegna in favore degli oranghi

pubblicato da Peppe Croce

Vittoria di Greenpeace: Nestlé si impegna in favore degli oranghiIl video shock diffuso da Greenpeace due mesi fa per porre all’attenzione del mondo il pericolo di estinzione per gli oranghi a causa delle coltivazioni di olio di palma per scopi alimentari ha sortito il primo effetto.

Nestlé, infatti, dopo essere stata inondata di mail, lettere e fax e dopo aver visto che il video shock si è diffuso in maniera virale su blog, giornali on line, Facebook e Twitter, ha deciso di non acquistare più olio di palma prodotto da aziende che praticano la deforestazione selvaggia nel sud est asiatico.

Tale pratica è utilizzata per far spazio alle piantagioni di palma che producono l’olio necessario a Nestlé e alle altre multinazionali alimentari per produrre il cioccolato che utilizzano per i propri snack.

Questo successo, ammette Greenpeace, è il risultato della combinazione delle azioni degli attivisti come quella avvenuta in occasione del meeting annuale di Nestlé (gli attivisti, travestiti da scimmioni, si fecero trovare all’uscita del palazzo dove si teneva l’incontro e avvicinarono gli azionisti per sensibilizzarli su ciò che stava succedendo in Indonesia) e delle azioni informatiche messe in atto da centinaia di migliaia di simpatizzanti.

Via | Greenpeace
Foto | Greenpeace

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Petrolio: la Cina investe in Nigeria per tre raffinerie

pubblicato da Peppe Croce

Petrolio: la Cina investe in Nigeria per tre raffinerie

La Cina ha sempre più fame di energia: il gigante asiatico, infatti, è ormai il primo investitore al mondo nel settore dell’energia rinnovabile ma il suo sviluppo economico galoppante, e la conseguente motorizzazione di massa, hanno bisogno di carburante.

Non stupisce, per questo, il maxi accordo da 23 miliardi di dollari tra Cina e Nigeria per la costruzione, nel paese africano, di tre grandi raffinerie che serviranno a riempire i serbatoi cinesi.

La Nigeria, già da anni, è tra i big mondiali della produzione e raffinazione del petrolio con pesanti conseguenze sull’ambiente anche a causa del comportamento, spesso poco corretto, delle multinazionali come la Shell.

L’arrivo dei cinesi nel settore, con investimenti diretti e senza intermediari, non farà altro che confermare il futuro petrolifero della Nigeria.

Via | Asca-Afp
Foto | Flickr

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L'Eurodeputato anti-Kyoto: Sergio Berlato tra riscaldamento globale, buco nell'ozono e doppiette no-limits

pubblicato da Peppe Croce

L'Eurodeputato Pdl Sergio Berlato contro gli "Ecocatastrofisti verdi"Vi ricordate i famosi “senatori anti-kyoto“? Adesso la protesta contro gli scienziati che studiano il clima e il riscaldamento globale si sposta a livello europeo grazie all’operato di un Eurodeputato italiano, ovviamente del Pdl, che ha deciso di scrivere un’interrogazione alla Commissione “per smascherare l’imbroglio ecologista che vorrebbe accreditare la tesi del surriscaldamento del pianeta ad opera delle attività antropiche ed in particolar modo per l’emissione dell’anidride carbonica “.

La tesi di Berlato, che vedete in foto, è di quelle forti, aggressive, senza mezzi termini: l’Onorevole se la prende con gli scienziati, gli ecologisti (che chiama “animal-ambientalisti”, non senza un perchè tutto suo personale) e persino con le multinazionali. Anche se non specifica quali. L’interrogazione, come riporta il comunicato stampa che l’accompagna, recita:

Secondo la maggioranza degli scienziati mondiali in buona fede, le evidenti condizioni climatiche riscontrabili anche in questi giorni in tutto il mondo, ancora più evidenti in tutta Europa e quindi anche in Italia, dimostrerebbero l’assoluta infondatezza delle previsioni eco catastrofiste, portando invece a pensare che il nostro pianeta possa andare incontro ad una fase di progressivo raffreddamento, fase ciclica considerata normale dagli esperti di clima perché già verificatasi sul pianeta anche in epoche passate.

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La risposta di Sting al Principe Carlo per salvare la foresta pluviale

pubblicato da missunderstanding

In fatto di appelli in materia ambientale, il Principe Carlo non ha rivali: ha da poco lanciato un appello a più di 500 multinazionali in vista di Copenaghen, mentre è già da tempo noto il suo impegno per la salvaguardia delle foreste fluviali.

Lo scorso maggio Carlo aveva lanciato un appello contro la deforestazione, con uno spot pubblicitario in difesa delle foreste. Quella che vedete oggi è la risposta di Sting e di altre pop star che hanno risposto all’appello del principe. Per dare il vostro simbolico contributo al progetto per la salvaguardia delle foreste, potete lanciare il vostro SOS al mondo compilando il form di Rainforest.org, proprio come Sting.

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L'Indonesia raddoppia le produzioni di olio da palma, le foreste spariscono

pubblicato da missunderstanding

indonesia foreste
L’aumento della produzione di olio di palma, voluto dall’Indonesia che è il primo produttore, causerà la perdita di altre foreste in tutto il mondo.

L’Indonesia, in gara con la Malesia per la produzione di olio di palma, è diventata il primo paese produttore, a scapito delle proprie foreste e dei terreni agricoli, ormai esauriti. Come se ciò non bastasse, continua a comprare terreni in Sud America e in Africa, per continuare ad estendere la produzione di olio di palma. Si prevede che la futura espansione per aumentare la produzione di 1 tonnellata per ettaro per 2 milioni di ettari, costerà un totale di 10 milioni di ettari di foresta.

Le foreste torbiere sono ora a disposizione delle multinazionali della carta e dell’olio di palma e mentre le ultime tigri di Sumatra si avviano all’estinzione, private del loro habitat, l’Indonesia scala le classifiche come paese con il maggior numero di emissioni di gas serra. Per ora è al primo posto nella produzione di olio di palma e al quarto per emissioni di gas, vediamo quanto ci metterà a classificarsi prima anche nella seconda lista, mentre il resto del mondo resta a guardare.

via | salvaforeste

Foto | Flickr

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Il tonno rosso potrebbe scomparire fra tre anni soltanto

pubblicato da Simone Muscas

Tonno rossoSu Ecoblog abbiamo parlato qualche tempo fa della questione relativa al tonno rosso e al serio pericolo di estinzione che questa specie sta correndo a causa della pesca incontrollata. Secondo gli ultimi dati la parola fine per la specie potrebbe scriversi già dal 2012. Questo l’allarme lanciato dal WWF il quale, in virtù di queste proiezioni, invita i Paesi del bacino del mediterraneo a mettere un fermo alla cattura a partire da quest’anno al fine di consentirne la ripresa biologica .

Il WWF ha illustrato i dati segnalando come la popolazione sia diminuita drasticamente negli ultimi dieci anni, tanto che seguendo questo trend la specie potrebbe scomparire completamente. Questo almeno se si continuerà ad ignorare gli avvertimenti degli esperti che chiedono una moratoria della pesca al tonno rosso. I dati nello specifico sono particolarmente allarmanti.

Infatti gli esemplari con un peso superiore a 35 kg sarebbero ormai prossimi all’estinzione, mentre l’intera popolazione si sarebbe ormai ridotta ad un quarto in solo mezzo secolo. Altro dato particolarmente preoccupante riguarda la dimensione degli adulti che sarebbe diminuita di oltre la metà dal 1990. Infine il peso medio di un tonno pescato al largo della costa della Libia sarebbe sceso da 124 kg medi del 2001 a solo 65 kg per quel che riguarda l’anno scorso.

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Multinazionali: ecco le classifiche di impegno ecologico

pubblicato da eymerich

footprintIl business delle multinazionali ha il potere di cambiare il mondo, ma noi abbiamo il potere di cambiare il business. Forte di questo principio ClimateCounts.org ha stilato delle classifiche per aiutare i consumatori più eco-consapevoli nelle loro scelte su tutto quello che riguarda consumi, risparmi, cibo e viaggi.

ClimateCounts ha infatti creato una graduatoria con punteggi che vanno da 0 a 100 che tiene conto di 22 criteri con cui classificare multinazionali di ogni settore, compagnie aeree, banche e compagnie del settore alimentare ed elettronico; fra i criteri figurano la valutazione d’impronta ecologica - ovvero se una compagnia misura o no il suo impatto sull’ambiente - l’impegno alla riduzione dell’inquinamento, il sostegno alle più importanti legislazioni sul clima e le campagne di sensibilizzazione ecologica.

Quest’ultimo criterio secondo me lascia un po’ il tempo che trova in quanto le campagne di sensibilizzazione ecologica sono uno strumento molto usato da certe aziende solo per rifarsi un’immagine. Comunque è possibile utilizzare questa classifica, aggiornata annualmente, per confrontare le varie società con le loro concorrenti in base a come affrontano le questioni ambientali con le loro ricadute climatiche. I simboli usati per sintetizzare la valutazione sono 3, rosso, giallo e verde, in stile semaforico, ad indicare quelle che hanno ancora molta strada da fare, quelle che hanno appena iniziato e quelle che invece escono a testa alta da questo esame.

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Il principe Carlo lancia l'allarme Ogm

pubblicato da Simone Muscas

principe carloQualche tempo fa su Ecoblog siamo venuti a sapere che il principe Carlo ha una particolare attenzione verso il rispetto per l’ambiente.

Ora, attraverso il Daily Telegraph, il reale Britannico torna a dar prova della sua anima verde lanciando un allarme sugli Ogm, definendo la loro diffusione come la più grande catastrofe ambientale mai conosciuta dall’uomo.

Il principe non risparmia neppure le multinazionali che, a suo modo di vedere, stanno conducendo un gigantesco esperimento destinato a fallire sia sulla natura che sull’umanità intera che darà inevitabilmente origine ad una serie di problemi globali, primi fra tutti i cambiamenti climatici.

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Greenpeace da i Greenest Electronics Award 2008 e premia SonyEricsson

pubblicato da Marina

Il gruscotto dei greenest awards

Greenpeace assegna i suoi premi alle aziende elettroniche che meglio si sono distinte nella politica di gestione ambientale: vince Sony Ericsson che si aggiudica il primo posto grazie al pieno punteggio. Infatti la casa elettronica ha messo in commercio nuovi prodotti che non contengono PVC e quelli già in commercio a partire da gennaio scorso sono privi di antimonio, berillio e ftalati. Un po’ di differenze di valutazione e dunque di classifica l’ho riscontrata con quella stilata da Climate Counts, l’associazione americana di consumatori, anche se nei criteri proposti ci sono sia le emissioni di C02 sia l’impatto ambientale.
Scrive Greenpeace nella pagina dedicata ai Greenest Awards:

Oggi, il settore della Information and Communications Technology (ICT) detiene il 2 per cento delle emissioni globali di gas a effetto serra, le stesse prodotte dall’aviazione. Essendo una delle industrie più innovative e in crescita esponenziale, dovrebbe assumersi la leadership nel combattere il cambiamento climatico attraverso la riduzione delle proprie emissioni di CO2. Sia dirette che indirette.

Alla base della campagna di Greenpeace, la pubblicazione della ecoguida nella quale l’associazione ambientalista fa le pulci alle multinazionali elettroniche bacchettandole la dove necessario. Infatti l’obiettivo della guida è proprio mostrare le intenzioni delle aziende e la voglia concreta che hanno di rispettare l’ambiente. Di fatto i criteri per entrare se non tra i premiati tra i volenterosi sono:

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