Ho visitato nei giorni scorsi la Piana del Fucino in Abruzzo, terra forte e appassionata e serbatoio della produzione orticola italiana. Tra le carote, patate, zucchine e spinaci che passano ogni giorno sulle nostre tavole, fresche o surgelate, con ogni probabilità ci sono quelle che arrivano proprio dal fondo del lago prosciugato nel 1878 per volere dei Borbone. Tra il grano tenero anche le insalate, il radicchio, il finocchio e le orticole minori che tradotto sono il sedano, cipolla e poi pomodori, peperoni, zucche e cavolfiori.
Gli agronomi di Covalpa Abruzzo, consorzio di cooperative agricole del Fucino e il gruppo Agrifood che mi guidano nella passeggiata sono appassionati e mi spiegano che ogni forma di risparmio idrico viene adottata, inclusa l’irrigazione a goccia, così come sono in atto la lotta integrata e le trappole per lo studio dei parassiti, l’uso sapiente della chimica. Sono OGM free e attenti alla sostenibilità, tanto che la malaerba viene spesso tolta a mano. Insomma il rispetto degli abruzzesi per la terra c’è tutto, si vede e si sente.
Ecoblog visita gli orti della Valle del Fucino
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Ho letto con piacere e velocemente il manuale Urbi et Orti (ecoalfabeto, pagg.168, Euro 14,40) di Josep M.ª Vallès. La prefazione è affidata a Bigas Luna che racconta del suo orto e del suo amore per la produzione di ortaggi casalinghi.
C’è da dire che la coltivazione di orti casalinghi e cittadini è cresciuta notevolmente negli ultimi anni, probabilmente sia per la necessità di un approvvigionamento più sano sia come forma di risparmio. E la vecchia idea del fazzoletto di terra da coltivare viene in un certo senso sublimata dalla presenza di vasi di verdure in balcone.
L’idea del manuale è semplice: insegnare a auto-produrre verdure e ortaggi. Il che però non sempre risulta facile a chi non ha un minimo di esperienza in merito e sopratutto se ha a disposizione solo il balcone di casa. Il manuale però insegna a farlo gradualmente, partendo da piccole piante in vaso fino a disporre di mini orti da collocare nelle aree più soleggiate. I consigli si estendono anche su come produrre il compost per fertilizzare e suggerimenti sulla lotta ai parassiti.
Tra i trucchetti proposti, ad esempio, la ricetta contro funghi afidi e acari a base di 50 gr. di aglio oppure la camomilla per proteggere le piante dalla peronospora.
Una famiglia di Mesa, in Arizona, si è data da fare col fai da te e ha trasformato la propria piccola piscina domestica in un piccolo mondo verde dove produce vegetali biologici per l’autoconsumo.
Il progetto, iniziato nel 2009, ha come obbiettivo l’autosufficienza alimentare della famiglia entro il 2012 e i primi risultati promettono molto bene.
In pratica, come potete vedere nel video, la piscina è stata svuotata, coperta con un telone e riempita di vasi all’interno dei quali vengono coltivati ortaggi e varie erbe. Altri vasi, invece, vengono usati per la coltura idroponica avvalendosi di un sistema di filtraggio biologico alimentato da un pannello solare.
Una sezione di questo filtro è utilizzata per allevare pesci del genere tilapia, commestibili e dal discreto valore nutrizionale. Parte dello spazio, poi, è usato per allevare polli e galline e ottenere uova e carne assolutamente biologici.
Tutto questo occupando pochissimo spazio, con spese di costruzione e gestione veramente minime e, come si può vedere, con buoni risultati finali.
Via | GardenPool
Se non avete a disposizione uno spazio verde nel quale far crescere piante, frutta ed ortaggi coltivati con le vostre mani seguendo i consigli di Ecoblog, potete comunque lasciare che il vostro pollice verde si possa esprimere. Oltre ai vasi, ci sono diverse alternative: tetti verdi aiuole a muro realizzate con quadrati componibili,
ed infine i contenitori BACSAC.
I sacchi Basacs sono realizzati con un materiale riciclabile al 100%, che resiste alla trazione, al caldo e al freddo ed è traspirante, così da permettere al terreno di prendere aria e di seccare in maniera equilibrata, mentre le radici sono al sicuro. I sacchi permettono gli spostamenti delle piante e degli ortaggi dall’interno all’esterno o da una casa all’altra, nel caso vi dobbiate spostare e non vogliate abbandonare le vostre piante.
Dei designer francesi Godefroy de Virieu, Louis de Fleurieu e Virgile Desurmont, i sacchi per il giardinaggio nomade sono in vendita qui su Aplusrstore.
Con quattro chili di rifiuti differenziati ti porti a casa un chilo di ortaggi e verdure freschi e locali. Succede in Brasile, nella città di Curitiba, dove hanno scelto di prendere due piccioni con una fava. E, alla fine, di piccioni ne hanno presi tre.
La città aveva due grandi problemi: un surplus di produzione agroalimentare, che teneva troppo bassi i prezzi facendo calare il reddito degli agricoltori, e la povertà diffusa tra la popolazione non agricola. E’ nato, per questo, il programma Cambio Verde: l’amministrazione comunale compra le eccedenze alimentari dai produttori e le distribuisce ai meno abbienti in cambio dei loro rifiuti.
In questo modo la raccolta differenziata ha subito un fortissimo incremento, i rifiuti sono diminuiti in maniera drastica, la popolazione più povera ha avuto un sostegno alimentare e, per finire, i prezzi dei prodotti agricoli sono diventati più stabili e più alti per gli agricoltori.
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Fino a domenica 14 marzo Pordenone è la città del giardinaggio grazie alla manifestazione Ortogiardino 2010, il salone della floricoltura e della vivaistica dedicato a tutti coloro che hanno il pollice verde.
In mostra, oltre agli stand di semi, piante e fiori, uno spazio riservato alla creatività e all’arte floreale, Flor Art, all’interno del quale creativi verdi si fidano ogni giorno su una tematica diversa.
E’ qui che ha sfilato in passerella il primo abito fatto di ortaggi: foglie di lattuga, cavoli, pomodori e sedano sono stati i materiali con cui gli studenti hanno cucito e decorato The Salad Dress.
Nello stand della Coldiretti, per promuovere l’iniziativa Campagna Amica, i giovani stilisti dell’istituto Zanussi di Pordenone hanno realizzato a mano tutta una serie di abiti con gli ortaggi, che nulla hanno da invidiare alle passerelle della moda.

Il fotografo Carl Warner ed il suo team hanno riprodotto Londra usando soltanto frutta e verdura, per promuovere un’alimentazione sana e corretta, su richiesta del canale Good Food .
Per riprodurre Londra ci sono voluti 26 tipi di ortaggi e frutta diversi, ma l’immagine di alcuni tra gli edifici più noti al mondo è chiara: mangiare frutta e verdura fresche fa bene alla salute della città e dei suoi cittadini. La colonna di Nelson è fatta con un cetriolo, il Parlamento con un mix di asparagi e fagioli. Il Colosseo con cosa lo fareste?
via | dailymail
In questo video Michelle Obama ci accompagna nell’orto presidenziale della Casa Bianca, così come aveva già fatto a marzo accompagnando i bambini delle elementari, per raccontare la storia del giardino attraverso il susseguirsi dei presidenti che si sono impegnati a coltivarlo e per raccogliere i frutti della prima visita.
Michella parla anche dell’importanza del cibo salutare e dell’educazione dei bambini, perché è fin da piccoli che gli americani devono conoscere come nutrirsi per vivere meglio. La speranza di Michelle è che vedendo Obama che mangia a casa con la famiglia gli ortaggi raccolti dall’orto, forse gli americani impareranno a prodursi le verdure e a cenare a casa almeno due volte a settimana, seguendo il buon esempio del presidente.
Noi italiani, un po’ più abituati a pranzi a tavola, orti e cibo sano rispetto agli americani, possiamo imparare a coltivare l’orto seguendo i consigli di Paolo Bianchetti che ci spiega come fare i primi passi.
via | ecorazzi
Dopo il punteruolo rosso che distrugge le palme, una nuova calamità ha scelto i raccolti d’Italia: si tratta del bruco che rovina le coltivazioni di pomodori, peperoni e melanzane.
Il bruco silenzioso, che proviene dall’America Centrale e si è insediato nel Mediterraneo da alcuni anni, è stato ritrovato nelle piantagioni vicino ad Albenga, Diano Marina e Andora, in Liguria ed è innarrestabile. La Tuta absoluta, ribattezzata Muta il bruco, sta dando filo da torcere al centro Sperimentale della Camera di Commercio e ai tecnici del settore Ortofrutticolo che se ne stanno occupando.
Per quando riguarda gli attacchi della Muta in Liguria, ancora non si è riusciti a sviluppare un piano di attacco e le uniche cose che sono state attaccate fino ad adesso sono, purtroppo, le coltivazioni di ortaggi della zona. Il bruco, che non è pericoloso per l’uomo, attacca dalle foglie e poi passa a divorare la polpa di pomodori e melanzane, così come ha già fatto in Sicilia, distruggendo intere colture.
Foto | Flickr