
I livelli crescenti di inquinamento delle acque stanno causando un impatto a dir poco devastante sull’organismo dei pesci. L’ennesima conferma, in riferimento nello specifico ai danni sul sistema nervoso centrale e sul cervello dei pesci, ci arriva da un recente studio pubblicato sulla rivista di divulgazione scientifica Nature Climate Change.
I ricercatori dell’ARC Centre of Excellence for Coral Reef Studies hanno calcolato le conseguenze dell’aumento della concentrazione di CO2 disciolta nelle acque marine previsto per fine secolo. I risultati non lasciano presagire nulla di buono per il futuro dei pesci. La loro funzionalità olfattiva e uditiva così come la capacità di avvertire ed eludere la presenza dei predatori potrebbero essere infatti fortemente compromesse dall’eccesso di anidride carbonica.
Con il sistema nervoso centrale in tilt i pesci impazzirebbero e la loro stessa sopravvivenza sarebbe in grave pericolo. Spiega il professor Philip Munday, una delle firme dello studio:
Il nostro team di ricerca ha studiato per diversi anni le prestazioni dei piccoli dei pesci corallo in acque marine con alti livelli di CO2 ed è ormai abbastanza chiaro che subiscono pesanti ripercussioni sul sistema nervoso centrale, tali da compromettere le loro possibilità di sopravvivenza.

Qualche post fa scrivevo dell’allarme lanciato a livello planetario sull’ impoverimento delle specie ittiche negli oceani causa pesca intensiva. Ebbene la differenza rispetto alla tutela della biodiversità la possiamo fare noi consumatori quando decidiamo di acquistare pesce.
Dunque al banco pescheria conviene chiedere (qui il calendario per la stagionalità): alaccia, mostella, aguglia, barracuda, boga, cefalo, lampuga, menola, palamita, pesce sciabola, sardina, sugarello, tonnarello, tonnetto, potasciolo, leccia stellata, ala lunga, pesce serra.
Infatti per pigrizia alimentare mangiamo sempre le stesse specie e così facendo contribuiamo al sovrasfruttamento degli stock ittici, infatti leggo dal comunicato stampa:
Così mentre il 35% delle risorse ittiche è attualmente sovra pescato, a causa di mode culturali o alimentari ormai consolidate, noi consumiamo solo il 10% delle specie ittiche esistenti. Un quarto del pesce pescato, circa 27 milioni di tonnellate, quindi, viene preso accidentalmente e rigettato in mare ormai morto, semplicemente perché sconosciuto al mercato dei consumatori e quindi privo di valore commerciale.
A pubblicizzare le 18 specie ittiche minori ma che dovremmo imparare a ri-conoscere e a reintrodurre nella nostra dieta è FishScale, un progetto sostenuto da Life + della Commissione europea, Acquario di Genova, Legambiente, Lega Pesca, ACGI Agrital, Softeco Sismat e Coop Liguria. Infine, se passate da Roma al Ristorante Antica Biblioteca Valle di Roma ogni martedì il menù avrà una di queste specie.
Via | Comunicato stampa
Foto | FishScale

L’iniziativa Ocean 2012 ha un obiettivo chiaro: garantire insieme la sostenibilità e la qualità della pesca. Già, perché i due concetti viaggiano parallelamente e lo sfruttamento selvaggio delle risorse ittiche non sta soltanto mettendo a rischio la sopravvivenza di molte specie marine, sta anche drasticamente peggiorando la qualità di uno degli alimenti fondamentali per una dieta sana se non si vuole aderire alla scelta del vegetarianesimo.
Fino al 12 giugno l’organizzazione che mette insieme oltre 100 associazioni sta dando vita alla “settimana della pesca“, una serie di eventi in giro per l’Europa, simbolicamente a cavallo della Giornata degli Oceani dell’Unesco, per una campagna a tutela dei pesci come animali e come prodotto alimentare. Mettere al centro l’oggettiva emergenza legata al sovrasfruttamento delle risorse ittiche dei mari europei, spiegare ai consumatori/cittadini che di questo passo è inevitabile la crescita dell’import ittico dai paesi del sud est asiatico (con evidenti deficit nelle normative a tutela del prodotto).
Il 72% degli stock ittici europei viene pescato in eccesso rispetto alle capacità di riproduzione e il 20% ha superato le soglie dei limiti biologici per la sua stessa sopravvivenza. L’Unione Europea deve rimettere mano alle politiche comunitarie sulla pesca. C’è bisogno di far tornare la pesca entro i limiti della sostenibilità, un problema per la natura, ma anche per le comunità che vivono di pesca e si ritrovano mari sempre più vuoti e con esemplari da pescare nonostante la giovane età. Uta Bellion, coordinatrice di Ocean2012 lo ricorda con chiarezza:
La storia della pesca in Europa fino ad oggi è una storia tragica di sovrasfruttamento dei mari che ha ridotto la loro abbondanza e la produttività, e indebolito la comunità di pescatori che dipendono da loro. L’attuale riforma della politica comune della pesca potrebbe invertire questa tendenza e garantire un futuro sostenibile per le comunità di pescatori in tutta Europa.

Lavorando interamente con plastica usata l’artista David Edgar ha iniziato creando creature del mare. Pesci dalle dimensioni di un piccolo gioiello fino a quelle grandi come pareti. L’ artista si è divertito talmente tanto nel fare queste creazioni che insieme alla moglie ha deciso di scrivere un libro, Fantastic Recycled Plastic, che non è necessario essere artisti per apprezzare.
Alcuni pezzi dell’artista David Edgar
Via | Greatgreengoods

Insegnare ai bambini che non tutte le specie di pesci sono uguali, la loro stagionalità, i rischi d’estinzione e anche come provare a consumarlo responsabilmente. Questo l’obiettivo di Critical Fish, un’iniziativa che ha ricevuto la patrocinio della Regione Lazio e della Provincia di Roma è che anima la pescheria “didattica” di Via Ancona 34, in zona Porta Pia a Roma.
Qualche giorno fa i locali di Critical Fish hanno accolto il primo gruppo di bambini di una quarta elementare della capitale dove la biologa marina Annachiara Gozzi li ha guidati alla scoperta delle diverse specie di pesci che popolano il Mediterraneo dividendoli per stagionalità. La Gozzi ha raccontato:
Bambini davvero super preparati erano tutti entusiasti e per niente annoiati. La curiosità e i giochi li hanno fatti concentrare sul mare e sui suoi abitanti lasciando naturalmente spazio alla fantasia e alla creatività, tipiche dei più piccoli. Hanno ribattezzato il pesce illustrato nel materiale informativo il pesce matto, perché non hanno trovato un’immediata somiglianza con le specie conosciute
Un’iniziativa lodevole per far crescere consumatori informati.
Gli animalisti cinesi, quei pochi che riescono a sopravvivere in un ambiente abbastanza ostile, gridano allo scandalo per uno spettacolino andato in onda sulla tv di stato. Spettacolino che aveva come protagonista il mago Fu Yandong, che ha il vizietto di usare animali per le sue magie.
Gli piacciono soprattutto i pesci, gli fa fare cose strabilianti: li telecomanda con la sola imposizione delle mani e, come si vede nel video, gli fa fare persino il nuoto sincronizzato. Secondo gli animalisti, ma anche secondo gli scettici, il trucco consisterebbe nel far ingoiare a forza magneti ai pesciolini.
In effetti il nuoto dei pesci non sembra molto naturale, anzi: parrebbe proprio che alcuni dei pesci tentino di andare dall’altra parte ma la “magia” di Fu Yandong è più forte di loro. Fatto sta che, dopo le proteste, la tv statale ha deciso di non invitare più il mago. Ma lui ha già diverse proposte da altre tv cinesi…

Nutrire con mangimi vegetali i pesci di allevamento garantisce la qualità e la salubrità delle loro carni. Insomma la dieta vegetariana fa bene anche ai pesci, nello specifico salmone e trote salmonate.
L’alimentazione è stata oggetto dello studio di un gruppo di scienziati europei accorpati nel progetto AQUAMAX - Sustainable aquafeeds to maximise the health benefits of farmed fish for consumers- finanziato dall’Unione Europea e coordinato dal NIFES Istituto nazionale norvegese di ricerca sull’alimentazione e gli alimenti marini.
Secondo i risultati ottenuti è possibile sostituire con i vegetali il 70% dell’olio di pesce e l’80% delle proteine che normalmente sono presenti nei mangimi tradizionali. Ha detto Oyvind Lie, direttore del NIFES:
Ci rendiamo conto di rischiare di perdere alcuni dei benefici acidi grassi omega-3 nel grasso del pesce alterando la composizione del mangime ma rispetto alle fonti vegetali, gli stessi ingredienti marini possono contenere più inquinanti come diossine, PCB e agenti ignifughi bromati; mentre abbiamo osservato quantità sostanzialmente minori di diossine nei pesci nutriti con ingredienti vegetali.
Via | ZootecNews
Foto | Flickr
Veramente spettacolari queste creazioni fatte di materiali metallici riciclati. L’artista Edouard Martinet ha utilizzato per le sue opere oggetti di uso quotidiano trovati in un mercatino delle pulci. Interessante anche il fatto che per mettere insieme le sue sculture Martinet non abbia usato saldature ma le abbia assemblate con la tecnica dell’incastro.
Animali creati con oggetti di uso quotidiano riciclati







Via | GreenDiary
Salvate lo sgombro, nobile pesce povero troppo pescato nei mari del nord Europa. E, a proposito di Europa, e di sgombri, l’ultima notizia sulla lotta tra titani tra pesca industriale e Unione Europea viene dall’europarlamento: la Commissione Pesca, infatti, ha infatti criticato aspramente la decisione di Islanda e Isole Faroe di incrementare la pesca dello sgombro nell’Atlantico nord orientale.
Gerard van Balsfoort (esperto olandese del Pelagic Regional Advisory Council), ha mostrato come negli ultimi anni la gestione della pesca in quello specchio di oceano è stata un successo grazie agli sforzi congiunti di Ue e Norvegia. Ora, però, Islanda e Faroe vorrebbero fare da sole, con una decisione unilaterale.
Ma, in realtà, come stanno messi gli stock di sgombri? Ian Gatt (esperto scozzese del Pelagic Regional Advisory Council), ammette che gli sgombri sono abbondanti ma rifiuta la tesi che ciò sia dovuto al riscaldamento globale degli oceani. La salute degli sgombri, secondo Ian Gatt, deriva dalla buona gestione degli ultimi anni. Abbassare la guardia, quindi, sarebbe un errore grave.
Continua a leggere: Sgombri sotto pressione: l'Ue contro le Isole Faroe

I pesci del mar Mediterraneo sono a rischio estinzione? Alcuni sì a sentire gli esperti a cui si è affidata la europa per fare una sorta di monitoraggio della salute del mare nostrum. Secondo Henri Farrugio, che è a capo del comitato scientifico che ha studiato la situazione del Mediterraneo, a correre maggiori rischi sarebbero sogliole, naselli, merluzzi e rane pescatrici. Un po’ meglio va per alici e sardine.
La causa della forte sofferenza degli stock di pesce nel Mediterraneo è, e non da oggi, l’eccessiva pesca che supera il ritmo naturale della riproduzione di questi animali:
Il 91% degli stock esaminati risulta sovrasfruttato o pienamente sfruttato. Anche se è vero che esistono stock diversi nelle differenti aree del Mediterraneo, le specie che siamo riusciti a valutare rappresentano il 10% delle risorse ittiche catturate e quindi sono rappresentative a livello commerciale. Tutti gli indici convergono sulla diagnosi e gli esperti stanno lavorando per avere riferimenti più precisi. Ma tutte le simulazioni mostrano che molte specie hanno una mortalità troppo elevata
Così dichiara Farrugio, confermando ciò che già si sa per altre specie di pesci che hanno già avuto l’onore di finire sulla stampa ecologista, come il tonno rosso, pescato in gran quantità nel Mediterraneo per essere poi venduto a peso d’oro in estremo oriente.
Merluzzi, sogliole & Co, però, fino ad oggi non hanno ricevuto la stessa attenzione dello sfortunato collega di navigazione ma, a quanto affermano oggi gli scienziati, forse si dovrebbe iniziare a pensare anche a loro.
Via | Mediterraneo.it
Foto | Flickr