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Tutti gli articoli con tag protezione civile

Costa Concordia, Bertolaso:"La protezione civile arriva tardi"

pubblicato da Marina

Guido Bertolaso Antonello Piroso questa domenica porta a casa un bel pezzo di giornalismo: intervista a Ma anche no su La7 un redivivo Guido Bertolaso. Molte le questioni sul tavolo nero di Piroso: dalla Protezione civile che Bertolaso ha lasciato andando in pensione, ai molti scandali, intercettazioni, massaggi e non ultimo due esposti per omicidio colposo, dopo una nuova intercettazione telefonica pubblicata, per le morti del terremoto dell’Aquila di quasi 3 anni fa. Ma prima di raccontarvi cosa ha risposto l’ex capo della Protezione civile oggi in pensione a 7500 euro netti (glielo chiede Piroso e lui pronto risponde):

Si almeno questo! (riferendosi al netto Ndr). Come un Generale tre stelle o un Prefetto.

vi riporto le dichiarazioni fatte in merito ai soccorsi alla Costa Concordia. Tutti bravi, buoni e generosi i soccoritori, dice Bertolaso ma è mancato chi coordinasse tanta bravura. Chiede l’ex-capo della PC:

Chi era alla regia?

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Albero di Natale tricolore con piatti di plastica riciclabili

pubblicato da Marina

Albero di Natale con piatti di plastica riciclabili

Quello che vedete in alto è l’albero ufficiale del Comune di Mirabella Imbaccari in provincia di Catania. E’ un bellissimo esempio di riciclo creativo e rende omaggio anche ai 150 anni dell’Unità d’Italia. Il progetto nasce dai volontari della locale sezione della Protezione civile in collaborazione con l’amministrazione.

Mi è stato segnalato da Daniele Cremona ispiratore e ideatore del progetto dopo che noi di Ecoblog avevamo lanciato un appello per conoscere gli alberi di Natale riciclati presenti nelle piazze italiane, all’indomani della rivolta dei romani per l’albero di Natale riciclabile in Piazza Venezia.

Albero di Natale con piatti di plastica riciclabili

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Foto | Daniele Cremona su Fb

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Alluvioni Genova e Torino e dissesto idrogeologico: colpa di rigidità ambientaliste?

pubblicato da Marina

il fiume po

A leggere il titolo so già che molti di voi saranno sorpresi e per spiegare quelle “rigidità ambientaliste” devo fare un passo indietro e raccontarvi della bella trasmissione radiofonica L’indignato speciale in onda su RTL stamattina. Il programma è condotto da Andrea Pamparana (vicedirettore del TG5), Davide Giacalone e Fulvio Giuliani. Il trio si è interrogato sulle cause dell’alluvione dell’altro ieri a Genova, sulle attuali emergenze del Po a Torino e e in genere sulla tutela del suolo e sul dissesto idrogeologico in Italia.

Le telefonate del pubblico hanno aiutato a fare un po’ di informazione a fronte di quella cronaca di pancia che purtroppo invade oggi il nostro mainstream. Dunque le considerazioni del radioascoltatore Luca, Vigile del Fuoco a Genova:

Con Allerta 2 il 4 novembre i genovesi erano in strada, a piedi, in auto o addirittura motorino. Sebbene le scuole aperte in sè non siano state un atto grave il fatto che i genitori siano scesi in strada per andare a riprendere i figli a scuola, ha creato notevole disagio a chi come Protezione civile e vigili del Fuoco doveva intervenire sulle emergenze.

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Maltempo: quando in Italia piove ecco il caos e i morti

pubblicato da Nestor Carnevali


Il bilancio provvisorio parla di quattro morti e 6 dispersi fra Liguria e nord della Toscana. Le straordinarie precipitazioni (in alcune zone anche 400 millimetri d’acqua in poche ore) provocano il bilancio dei morti di un piccolo attentato. Ci abbiamo fatto l’abitudine, ma tutt’altro che normale. Questo provoca la pioggia in Italia, nel 2011. Il nostro paese, devastato da un dissesto idrogeologico al quale non si vuole porre rimedio per mancanza di risorse e di cultura della prevenzione, deve contare i suoi morti a causa di crolli, esondazioni e frane.

Per Franco Gabrielli, capo della Protezione Civile: «Ci siamo trovati di fronte ad un evento particolarmente eccezionale. In un territorio che sappiamo essere particolarmente critico». Tutto qua. Il “territorio è critico“, cosa sia stato fatto per attenuare questa criticità non lo si dice, ma non importa, perché probabilmente non è stato fatto nulla.

La natura, martoriata da decenni di cementificazione selvaggia, programmazione inesistente, opere pubbliche realizzate male e ad ogni costo, presenta puntualmente il suo conto ad ogni pioggia “straordinaria”, che avvenga in Campania, in Liguria o in Sicilia non conta. Dovremo cominciare a ridefinire il termine “straordinario”, perché se questo genere di precipitazione provoca milioni di euro di danni e qualche decina di morti ormai quattro o cinque volte l’anno evidentemente l’evento è più “ordinario” di quanto non si voglia far credere.

Fra poche ore il maltempo dovrebbe arrivare nuovamente a Roma, la Protezione Civile ha diramato un’allerta molto pubblicizzato dai media: bisogna evitare che di fronte a disastri come quelli della scorsa settimana non si dica “nessuno l’aveva previsto“. Bisogna accontentarsi delle previsioni dei disastri, senza che nessuno inizi seriamente a mettere mano al dissesto idrogeologico, almeno non prima di aver gettato alle ortiche qualche miliardo di euro in stravaganti buchi sotto le montagne come vogliono fare a tutti i costi in Val di Susa.

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Marcoule, incidente nucleare: si monitorano le radiazioni in Italia

pubblicato da Marina

In Liguria e Piemonte sono state allertate Protezione Civile con Ispra, Vigili del fuoco e tecnici dell’Arpa. E’ stato predisposto, dopo l’incidente nucleare alla centrale di Marcoule il monitoraggio ambientale. In sostanza se saranno emesse radiazioni lo si saprà nelle prossime 24-48h e nel mentre i tecnici eseguono continue rilevazioni sui valori dell’aria e del suolo.

Scrive Arpa Piemonte alle 16,26 sul suo sito:

A seguito delle notizie provenienti dalla Francia circa un’esplosione presso un deposito di scorie radioattive nell’impianto nucleare di Marcoule (sud della Francia), si informa che Arpa Piemonte segue costantemente l’evolversi della situazione con i suoi sistemi di monitoraggio. In particolare è attiva, come di consueto, la rete di allarme gamma, dotata di 29 stazioni di misura distribuite su tutto il territorio regionale che monitorano costantemente, in tempo reale, la radiazione gamma. Particolare attenzione è dedicata alle stazioni di monitoraggio di Bobbio Pellice, Cesana Torinese e Bardonecchia. Accanto a questo tipo di misure, sono effettuate anche analisi a elevata sensibilità del particolato atmosferico (spettrometria gamma e conteggio alfa e beta) che, per l’occasione, sono state opportunamente incrementate per aumentare il livelli di sensibilità. Un ulteriore approfondimento verrà realizzato con l’effettuazione di un radiosondaggio per mezzo del lancio di un pallone sonda fino alla quota di 30.000 m.Al momento non sono state osservate anomalie radiometriche. Seguiranno aggiornamenti con l’evolversi della situazione.

Intanto sono impegnati nel monitoraggio anche i ricercatori del CRIIRAD, organismo indipendente francese che ha una sua base a Avignone. Nel comunicato stampa pubblicato sul loro sito si legge:

Questo lunedì 12 settembre alle 14,15 ora locale non è stata rilevata alcuna contaminazione dalla base gestita dal CRIIRAD.

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Ecoblog visita gli orti della Piana del Fucino

pubblicato da Marina

Ecoblog visita gli orti della Valle del Fucino

Ho visitato nei giorni scorsi la Piana del Fucino in Abruzzo, terra forte e appassionata e serbatoio della produzione orticola italiana. Tra le carote, patate, zucchine e spinaci che passano ogni giorno sulle nostre tavole, fresche o surgelate, con ogni probabilità ci sono quelle che arrivano proprio dal fondo del lago prosciugato nel 1878 per volere dei Borbone. Tra il grano tenero anche le insalate, il radicchio, il finocchio e le orticole minori che tradotto sono il sedano, cipolla e poi pomodori, peperoni, zucche e cavolfiori.

Gli agronomi di Covalpa Abruzzo, consorzio di cooperative agricole del Fucino e il gruppo Agrifood che mi guidano nella passeggiata sono appassionati e mi spiegano che ogni forma di risparmio idrico viene adottata, inclusa l’irrigazione a goccia, così come sono in atto la lotta integrata e le trappole per lo studio dei parassiti, l’uso sapiente della chimica. Sono OGM free e attenti alla sostenibilità, tanto che la malaerba viene spesso tolta a mano. Insomma il rispetto degli abruzzesi per la terra c’è tutto, si vede e si sente.

Ecoblog visita gli orti della Valle del Fucino
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Emergenza rifiuti in Sicilia: inceneritori sì, inceneritori no...

pubblicato da Peppe Croce

Emergenza rifiuti in Sicilia: inceneritori sì, inceneritori noPotere delle parole: l’ultimo post sulla monnezza sul blog del governatore siciliano, Raffaele Lombardo, non fa altro che aumentare la confusione intorno all’”opzione inceneritori” per risolvere l’emergenza rifiuti in Sicilia. Un post, tra l’altro, che racconta dell’incontro tra l’assessore regionale all’Energia, Giosuè Marino, e il neo sottosegretario alla Protezione Civile, Franco Gabrielli. Quale occasione migliore per dire come stanno realmente le cose?

Il punto di partenza erano le notizie di stampa sull’ultimo regalo di Bertolaso alla Sicilia: una coppia di inceneritori, uno a Palermo e l’altro a Catania. Si doveva confermare o smentire questa ipotesi, ma sembra proprio che a Palermo non vogliano dire cosa hanno intenzione di fare. Ecco un passaggio criptico del post-comunicato (già, perché come avevamo annunciato Lombardo ha continuato a rispondere sul suo blog…):

Gabrielli ha manifestato piena condivisione in ordine alla strategia di fondo del documento regionale pianificatorio dei rifiuti, rigorosamente incentrato sulla raccolta differenziata, sull’impiantistica finalizzata alla valorizzazione del rifiuto fino al conferimento della ‘quantita’ residua’ negli altiforni complessi (cementerie e centrali elettriche), impianti di termovalorizzazione a tecnologia evoluta con potenzialita’ fortemente correlata alla quantita’ di rifiuto residuo

A parte l’ultima virgola, piazzata con sapienza incredibile, qualcuno spieghi ai siciliani cosa si intende con “impianti di termovalorizzazione a tecnologia evoluta con potenzialita’ fortemente correlata alla quantita’ di rifiuto residuo”. In teoria dovrebbe significare una delle ultime ipotesi lombardiane (ne ha fatte parecchie, negli ultimi dodici mesi) e cioè quella di fare i termovalorizzatori, ma più piccoli.

Se non fosse, però, che dal punto di vista della pianificazione i rifiuti (o meglio: il cdr di qualità) o li mandi a cementifici e centrali termoelettriche o ai termovalorizzatori: in una centrale elettrica di cdr ne bruci quanto ne vuoi, a che servono gli inceneritori? Dai, che la risposta la sapete…

Via | Raffaele Lombardo Blog
Foto | Flickr

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Bertolaso va via, Legambiente ringrazia

pubblicato da Peppe Croce

Bertolaso va via, Legambiente ringrazia

Che Guido Bertolaso si sarebbe dimesso oggi da sottosegretario con delega alla Protezione Civile lo sappiamo tutti dal mese scorso. La novità è nelle reazioni di rito e di saluto a questo personaggio che, dalle alluvioni nel messinese al terremoto dell’Aquila, dall’emergenza rifiuti in Campania ai presunti scandali sessuali, da nove anni è protagonista delle cronache italiane. E lo sarà, nel bene e nel male, anche nella storia.

Tra i vari commenti c’è quello di Legambiente, molto diplomatico:

Ringraziamo Guido Bertolaso per l’impegno profuso in questi anni e la capacità di aver portato l’Italia ad avere una Protezione Civile modello a livello internazionale, sempre pronta a rispondere in modo adeguato alle emergenze del Paese

Legambiente non ha tutti i torti: Bertolaso ha il merito di aver trasformato un copro semisconosciuto in uno degli orgogli italiani. Il problema, però, è che cosa ci fai con quel corpo. E, in effetti, l’associazione ambientalista in passato non ha mancato di criticare il “modello Protezione Civile” nella gestione di alcune emergenze, rifiuti in primis.

Certo, per dare un giudizio su nove anni di attività della “nuova Protezione Civile” è ancora presto. E ricordare Bertolaso solo come l’uomo che ha fatto conoscere il corpo e ha portato le tv di tutto il paese a parlare di prevenzione dei disastri e del dissesto idrogeologico è importante ma non basta di certo. Vogliamo ricordarlo così?

Via | Comunicato Legambiente
Foto | Flickr

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Il Minambiente ha bocciato il piano rifiuti Sicilia? E intanto a Bellolampo...

pubblicato da Peppe Croce

Il Minambiente ha bocciato il piano rifiuti Sicilia? E intanto a BellolampoLa discarica palermitana di Bellolampo può riaprire. Anzi no: deve chiudere per sempre. Dietrofront: apre e la allarghiamo pure. Notizie contrastanti in merito all’emergenza rifiuti siciliana che non lasciano affatto ben sperare.

Secondo la Protezione Civile Bellolampo (chiusa per un “presunto” crollo nei giorni scorsi) non ha alcun problema e si può continuare a conferire i rifiuti mentre procedono alacremente i lavori per la costruzione dell’ormai famosa “sella” tra la quarta vasca e la quinta, che darebbe ulteriore respiro alla città di Palermo.

Secondo l’Arpa, l’Azienda sanitaria provinciale e la Provincia Regionale di Palermo, invece, la discarica va chiusa del tutto perché completamente fuori norma. O, almeno, così afferma Davide Faraone consigliere comunale del Pd di Palermo:

L’esito dell’ispezione effettuata dall’Arpa congiuntamente all’Asp 6 e ai tecnici dell’Area ambiente della provincia Regionale di Palermo e il relativo verbale non lascia adito a dubbi. La quinta vasca andrebbe chiusa e come si evince dal verbale del suddetti uffici ‘vanno trovate soluzioni alternative ed impianti alternativi…’ a Bellolampo’

Ma la cosa più inquietante, sempre a detta di Faraone, è un’altra:

Fra l’altro mi è giunta notizia che il Piano regionale dei Rifiuti è stato bocciato dal ministero dell’Ambiente

Se fosse vero sarebbe tremendo, si ricomincerebbe tutto da zero. Anzi no: da Napoli…

Via | Sicilia Informazioni
Foto | Flickr

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Legambiente: "Il dissesto idrogeologico è costato 238 milioni di euro nell'ultimo anno"

pubblicato da Peppe Croce

Legambiente: "Il dissesto idrogeologico �¨ costato 238 milioni di euro nell'ultimo anno"

E se invece di spendere i soldi per piangere sul latte versato si iniziasse a mettere mano al portafogli per mettere in sicurezza il territorio? Se lo chiede Legambiente che, fatti due conti, denuncia il fatto che, oltre ai numerosi morti e feriti, dall’ottobre del 2009 a quello del 2010, il dissesto idrogeologico ha causato un danno economico pari a quasi 240 milioni di euro:

238.394.400,00 euro sono stati predisposti dall’ottobre 2009 ad oggi per intervenire e recuperare i danni delle principali emergenze idrogeologiche nel nostro Paese. Un miliardo di euro è la cifra stanziata dal ministero dell’Ambiente per la messa in sicurezza

Una scelta, afferma Legambiente, poco intelligente visto che con un milione e mezzo di euro si possono realizzare ben sette interventi concreti sui fiumi minori per mettere definitivamente in sicurezza un comune. Così, mentre ancora piovono acqua, sangue e soldi sull’Italia del dissesto (si vedano le ultime alluvioni di questi giorni, come quella di Vicenza o quella di Massa) l’associazione ambientalista stila una tabella delle principali spese affrontate dal paese per mettere le pezze.

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