Oltre agli accordi sul nucleare, il summit dei giorni scorsi tra Francia e Italia ha fatto registrare alcune buone notizie in materia ambientale. Fra queste, molto interessante, è lo storico accordo fra i due Paesi circa la costituzione del Parco internazionale delle Bocche di Bonifacio (area che separa la Corsica dalla Sardegna), che, dopo un lungo tira e molla, diventa finalmente realtà.
A firmare il protocollo, nella giornata di venerdi, il Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo ed il collega francese Jean Louis Borloo. Con quest’accordo Italia e Francia avviano quindi l’iter per istituire il Parco marino transfrontaliero delle Bocche che avrà alcune ripercussioni ambientali di grande interesse; verrà infatti vietato il passaggio delle petroliere ed il sito vedrà finalmente riconosciuto lo status di area di grandissimo interesse ambientale.
L’obiettivo, dichiarano soddisfatti i due Ministri, è appena l’inizio affinché l’area si candidi in un futuro non troppo lontano ad ottenere la certificazione mondiale per essere inserita nella lista del patrimonio mondiale dell’umanità dell’Unesco. Nelle prossime settimane, proprio nelle Bocche di Bonifacio, si svolgerà la cerimonia ufficiale della firma del protocollo d’intesa.
Continua a leggere: Nasce il Parco delle Bocche di Bonifacio: storico accordo tra Francia e Italia
La Francia non imporrà una tassa sulle emissioni di CO2. A mettere una pietra tombale sulla carbon tax francese ci ha pensato il primo ministro Francois Fillon in persona intervenendo in un incontro con i deputati del Ump, partito conservatore che appoggia il presidente Sarkozy e che, alle ultime elezioni regionali, ha subito una vera batosta dagli elettori.
Fillon ha affermato che la tassa sulle emissioni non sarà introdotta in Francia entro il primo luglio, come precedentemente affermato dal governo, poichè a livello europeo non c’è ancora un accordo che imponga anche agli altri paesi membri di fare altrettanto. Da sola, quindi, la Francia non si tassa e protegge la propria economia. Lo slancio ecologista dell’estate scorsa sembrerebbe, quindi, del tutto esaurito.
La proposta di una via francese alla carbon tax, però, era interessante: si trattava di una tassa orizzontale che avrebbero dovuto pagare tutti (tranne le aziende già sottoposte alla normativa Ets), modulata in base ai combustibili utilizzati per produrre i beni, l’energia o i servizi come i trasporti e, soprattutto, a fine anno sarebbe stata rimborsata in parti uguali per tutti. In questo modo, chi durante l’anno fiscale aveva scelto beni e servizi a basse emissioni di CO2 ci avrebbe guadagnato.
Via | Le Monde
Tutti coloro che in questi giorni arriveranno all’aeroporto di Copenaghen per l’incontro mondiale sull’ambiente, troveranno un Obama invecchiato ad accogliere i viaggiatori, un Obama che chiede scusa perchè avrebbe potuto fermare i cambiamenti climatici, ma non lo ha fatto.
Assieme a Obama, ci sono tutti i leader del mondo che chiedono scusa per quello che a Copenaghen avrebbero potuto fare, ma non hanno fatto: Angela Merkel, Zapatero, Lula, Sarkozy, Gordon Brown, Tusk e Harper.
E’ la nuova campagna provocatoria di Greenpeace, parte dell’iniziativa Tckctkctc, che raffigura i leader mondiali nel 2020, quando sarà troppo tardi per fermare gli effetti catastrofici dei cambiamenti climatici e non potranno far altro che scusarsi. L’invito all’azione di Greenpeace è chiaro Act now - Change the future.
via | weblog.greenpeace
Lo avevamo raccontato qualche giorno fa nel post La Francia costruirà una seconda e forse una terza centrale nucleare EPR: Sarkozy si apprestava ad annunciare la costruzione di nuove centrali di terza generazione, oltre a quella già in costruzione a Flamanville.
Ed infatti il 30 gennaio il presidente francese ha comunicato ai francesi che prossimamente verrà costruito un secondo reattore nucleare EPR a Penly. Il giorno successivo Greenpeace Francia ha risposto a Sarkozy affermando che questo nuovo tipo di reattore produrrà scorie sette volte più pericolose di quelle delle centrali di seconda generazione.
Secondo Areva - l’impresa francese che sta costruendo i reattori EPR - queste centrali saranno più potenti di quelle attuali, useranno il 15% in meno di uranio, e produrranno il 30% in meno di scorie. Peccato che nessuno precisi che il funzionamento dell’EPR prevede che il combustibile nucleare resti molto più tempo nel reattore, e questo implica un’usura - “burn up” - e dunque una radiotossicità molto più importante che nei reattori attuali.
Continua a leggere: Il nucleare di terza generazione produrrà scorie molto più radioattive
Mentre il Mondo occidentale è ancora ubriaco delle immagini del giuramento del neo Presidente statunitense Barack Obama e aspetta ansioso il suo New green deal, dall’altra parte del Pianeta si è appena conclusa una delle conferenze più importanti per il futuro energetico: il World Future Energy Summit che si è tenuto nell’Emirato di Abu Dhabi (che sorge sul petrolio e conta poco meno di un milione di abitanti e fornisce circa 100mila tonnellate di greggio) dal 19 al 21 gennaio.
La novità più improtante ha riguardato il lancio di un World Energy Summit anche per l’Europa che si terrà a Bilbao dal 9 all’11 giugno 2009. Il che fa presumere che si senta la necessità di aprire un dialogo con il vecchio continente. Il progetto di coordinare le energie alternative è una idea molto cara al Presidente francese Sarkozy che dal canto suo progetta una Unione Solare del Mediterraneoche coinvolga appunto anche molti stati del nord-Africa e la stessa Arabia Saudita.
Continua a leggere: Arabia Saudita, il mondo si è incontrato per discutere di energie rinnovabili
Noi abbiamo parlato per la prima volta di Green New Deal, ovvero di un “New Deal verde” per uscire dalla crisi mondiale seguendo il modello che usò Roosevelt per risollevare gli Stati Uniti dalla crisi del Ventinove, in occasione del lancio della Green economy Initiative.
Il nuovo programma dell’Agenzia delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP) aveva un obiettivo chiaro, sviluppare un’economia verde “spostando e ricentrando l’economia verso investimenti in tecnologie pulite e infrastrutture naturali, come le foreste e i suoli”. Ci sono diversi settori molto promettenti per ritorno economico, posti di lavoro creati e sostenibilità ambientale. Si va dall’agricoltura sostenibile, inclusa quella biologica, alle energie e tecnologie “pulite”, ed alla lotta alla deforestazione ed al degrado delle foreste.
Come è avvenuto in Messico, dove un milione e mezzo tra i messicani più poveri hanno trovato lavoro nella tutela delle foreste, preservando contemporaneamente risorse importanti per il paese e rallentando il riscaldamento globale.

Vi parlavo un paio di post più sotto dell’iniziativa di Greenpeace France che di fatto ha tirato le orecchie al Presidente Sarkozy, invitandolo a far rispettare gli accordi sul pacchetto clima.
Difatti, secondo quanto riferiscono le ONG (Friends of the Earth Europe, Greenpeace e WWF) i giochi sarebbero già fatti e in pratica Sarkozy l’11 e il 12 dicembre, al vertice europeo dei Capi di Stato, chiederà di approvare il pacchetto clima, lasciando, però, la possibilità ad ogni Stato di inglobarlo o meno.
Dunque è stata accettata la proposta fatta dalla Presidenza francese di dare diritto di veto a tutti gli Stati membri cosa che consente al nostro Governo di bloccare appunto il Pacchetto clima.
Continua a leggere: Pacchetto clima, le ONG denunciano: "L'Europa ha già approvato il veto"

Non è andata bene a Silvio Berlusconi e a Emma Marcegaglia: l’Europa conferma il cosidetto pacchetto clima 20-20-20 (il post in proposito di qualche giorno fa). Gli impegni, dunque dovranno essere rispettati e infatti si legge nella dichiarazione finale:
che gli intendimenti del Consiglio d’Europa formano un insieme coerente, il cui equilibrio dei parametri di base deve essere preservato.
A proposito delle obiezioni sollevate da Italia (che aveva minacciato il veto) e Polonia il Consiglio europeo ha promesso che le valuterà. Intanto la Polonia per dicembre ha indetto una conferenza internazionale sul clima a Poznan.
Continua a leggere: Pacchetto clima. L'Europa conferma gli impegni
Ad ogni fine estate la Russia presenta il conto energetico all’Europa. E ogni volta sempre più in anticipo rispetto all’entrata del “Generale Inverno”. Questa volta alza il tiro e innesca una guerra nello Stato della Georgia, dove hanno perso la vita circa 1800 civili e con le truppe russe a presidiare il territorio.
Alla base del conflitto, il controllo del nuovo gasdotto che dovrebbe fornire tra qualche anno la Germania e l’Europa. Gasdotto che non tocca il suolo della Confederazione Russa e che passa dalla Turchia, candidata (integralisti permettendo) all’entrata in Europa.
Lo ammette il cancelliere tedesco Angela Merkel che dichiara:
Le difficoltà nelle relazioni con Mosca dovute alla crisi nel Caucaso non incideranno sulla costruzione del gasdotto sotto il Mar Baltico che fornirà a partire dal 2011 direttamente il gas russo alla Germania.
Continua a leggere: Georgia, la sporca guerra per il controllo del petrolio

Il progetto del Presidente francese Sarkozy di creare una Unione del Mediterraneo che inglobi le necessità del Bacino fatte sopratutto di bisogni energetici, si fa sempre più reale. Dopo la riunione dello scorso 13 luglio a cui hanno preso parte i rappresentanti dei 27 dell’Ue più Algeria, Egitto, Israele, Giordania, Libano, Marocco, Mauritania, Sira, Tunisia, Turchia, Albania, Croazia, Bosnia-Erzegovina, Montenegro più l’Autorità palestinese, il quadro di quello che sarà il futuro nel 2050 è parso più chiaro: adieu al petrolio e via libera a tutte le fonti di energia rinnovabile, quella solare su tutte.
E Sarkozy invita i paesi dell’Unione ad iniziare a porre le basi per la rivoluzione solare nei prossimi dieci anni, tra il 2012 e il 2020, quando sarà necessario avviare tutte le infrastrutture per non farsi trovare impreparati a quella che se non sarà la fine del petrolio ci assomiglierà molto.
E’ in questo contesto che emerge il progetto di catturare l’energia solare nel deserto del Sahara: DESERTEC che rientra nel più ampio quadro di TREC (Trans-Mediterranean Renewable Energy Cooperation ) ideato e messo a punto da Club of Rome, Hamburg Climate Protection Foundation e NERC (National Energy Research Center of Jordan).
Continua a leggere: Adieu petrolio: nasce l'Unione Solare del Mediterraneo