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Cina e Usa ai ferri corti per i sussidi alle rinnovabili

pubblicato da Peppe Croce

Cina e Usa ai ferri corti per i sussidi alle rinnovabili

Scambio di accuse tra Cina e Stati Uniti sugli aiuti pubblici all’industria delle rinnovabili. Tutto inizia ai primi di settembre, con una petizione lanciata dal sindacato statunitense United Steelworkers per chiedere che gli aiuti statali cinesi venissero riconosciuti come lesivi della concorrenza internazionale.

Le convinzioni dei lavoratori americani dipendevano essenzialmente da cinque fattori. Il primo ha a che fare con le materie prime necessarie all’industria dell’energia pulita: la Cina produce il 90% di queste materie prime e ostacolerebbe le aziende straniere che vogliono acquistarle. Il secondo ha a che fare con tecnologie e brevetti: secondo il sindacato in Cina si lavora solo in JV con le aziende locali alle quali si deve cedere l’utilizzo dei brevetti.

Il terzo fattore deriva dal fatto che almeno l’80% dei materiali utilizzati negli impianti eolici prodotti in Cina deve essere, a sua volta, prodotto in Cina. Il quarto ha a che fare con i sussidi cinesi all’industria delle rinnovabili che, a detta di United Steelworkers, sono pari a cinque volte i sussidi elargiti dal governo americano. Il quinto, infine, driva dal quarto: con tutti questi contributi pubblici l’industria cinese delle rinnovabili sta soppiantando senza pietà quella europea e statunitense.

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L'Unione europea dice basta ai sussidi al carbone. Anzi no...

pubblicato da Peppe Croce

L'Unione europea dice basta ai sussidi al carbone. Anzi no...

Dichiarazioni contraddittorie sui sussidi all’industria del carbone da parte del Commissario europeo alla Concorrenza Joaquin Almunia che ha affermato di voler rivedere la posizione comune europea sugli aiuti comunitari al più antico dei combustibili fossili. Almunia, infatti, spera di riuscire a togliere di mezzo i sussidi entro ottobre 2014 mentre, meno di un mese fa, la Commissione aveva proposto di allungare il regime di aiuti fino al 2022.

Almunia ha dichiarato che lo scopo della sua proposta è di chiudere prima possibile tutte le miniere non competitive entro quattro anni. Una misura che penalizzerebbe soprattutto Germania, Spagna, Ungheria, Polonia e Slovacchia, paesi che si erano spesi moltissimo per ottenere la proroga degli aiuti al 2022. Almunia, tuttavia, ha contemporaneamente garantito che l’Europa troverà altri tipi di aiuto per l’industria del carbone che, secondo le prime stime, potrebbe perdere fino a 100 mila posti di lavoro. I soldi, quindi, escono dalla porta e rientrano dalla finestra.

Centomila posti in meno è un numero che la dice assai lunga sulla capacità di reggere al libero mercato di questa fonte fossile energia. Altri numeri che parlano sono quelli forniti qualche settimana fa dalla Iea su tutti i finanziamenti a tutte le fonti fossili nel mondo: tra petrolio, gas e carbone gli stati spendono 550 miliardi l’anno. Secondo l’Agenzia internazionale per l’energia se questi sussidi pubblici venissero eliminati le emissioni mondiali calerebbero del 7%.

Via | Repubblica
Foto | Flickr

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Agricoltura europea: la Pac è da rifare

pubblicato da Marina

Agricoltura: tutto da rifareLe regole del mercato sono saltate. E i cambiamenti climatici non aiutano. Le recenti speculazioni sulle commodities quali, grano riso e mais e le pressanti richieste di agroalimentare, specie latte, da Cina e India richiedono che la PAC, politica agricola comune, sia rivista e con urgenza. Per il nostro Ministero delle Politiche Agricole, presieduto da Luca Zaia, è dunque necessario non solo ammodernare la PAC, ma eliminare i sussidi e dare il via agli incentivi. Già lo scorso aprile ve ne avevo parlato su Ecoblog a proposito dell’iniziativa di 7 ONG francesi che lanciarono la campagna: “L’agricoltura è malata? Curiamo la PAC”.

Dunque è stato proposto, al commissario per l’Agricoltura e lo sviluppo rurale Mariann Fischer Boel, di abolire la messa a riposo dei seminativi (ci serve il grano!), l’aumento graduale delle quote latte (è impensabile limitare la produzione con il mercato che ne richiede sempre più) e un’attenuazione dell’intervento sui mercati. Mentre si chiede di aumentare la modulazione, cioè di prelevare più contributi agli agricoltori da versare nel Fondo per lo sviluppo rurale, una sorta di cassa per l’agricoltura.

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Fine dei sussidi per non coltivare

pubblicato da lumachina

campi di grano nuovamente coltivati in Europa. foto Jams_123I prezzi del grano sono aumentati, le scorte sono diminuite, il raccolto 2006 e’ stato scarso e quello del 2007 si prevede ancora peggiore. In queste condizioni la commissaria all’agricoltura e allo sviluppo rurale Mariann Fischer Boel pensa che sia ora che in Europa si ricominci a coltivare grano.

La Comunità Europea paga da 15 anni gli agricoltori per lasciare incolta la terra. In Europa si produceva troppo grano, troppo vino e troppo latte e l’offerta era talmente alta da far scendere troppo i prezzi. Ecco l’idea di lasciare a riposo il 10% delle terre agricole, pagando come se quelle terre fossero state coltivate.

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La Coldiretti inventa l’ecologismo protezionista

pubblicato da Matteo Razzanelli

La Coldiretti inventa il protezionismo ecologista: autarchia dei biocarburantiSoprattutto nelle Americhe, i biocarburanti sono la nuova vacca grassa di una emergente, ma già forte, lobby agricolo-finanziaria che, avendo cominciato a mettere le mani su miliardi di euro in contributi pubblici ($51,3 miliardi in cinque anni negli USA), non ha alcuna intenzione di mollare la presa sugli amati bigliettoni.

Anche in Italia c’è chi inizia ad affilare i coltelli, chè la torta si allarga e lo stomaco si lamenta.
A forza di sentire il profumo della pecunia che - grazie alla Corrente del Golfo - arriva fino in Europa da Stati Uniti e Brasile, la Coldiretti comincia ad avvertire un certo languorino. Ma immaginatevi se, proprio quando arrivano i sussidi, i coltivatori italiani se li vedessero sfilare davanti al naso senza riuscire ad afferrarli. E’ quanto potrebbe succedere se i biocarburanti dall’estero costassero meno di quelli italiani.

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Lo zucchero senza sussidi diventa amaro

pubblicato da lumachina

zucchero di canna Rispondo all’appello del contadino e di Piano B e parlo di agricoltura. L’Europa ha finalmente abolito i sussidi ai suoi produttori di zucchero bianco. L’ho letto stamattina nelle pagine di economia della bbc e ne ho trovato conferma nelle pagine dell’Unione Europea.

Il provvedimento, che entrerà in vigore il prossimo luglio, impedirà che il prezzo dello zucchero prodotto dagli europei sia artificialmente più alto di quello prodotto nel resto del mondo. Il prezzo dello zucchero sarà abbassato del 36% in 4 anni. A prima vista sembra una ottima notizia, dovrebbe finalmente aiutare i Paesi in via di sviluppo ad entrare nel mercato, in pratica a perderci saranno anche alcune ex-colonie europee che beneficiavano dei sussidi.
La discussione sullo zucchero sta diventando molto amara per Paesi come le Isole Mauritius, Barbados e Fiji.

Questa decisione avrà effetti positivi sull’ambiente perché prevede di compensare le perdite (ingiusti guadagni) agli agricoltori che perderanno i sussidi a patto che essi rispettino standard ambientali e di gestione del territorio. Farà uscire dal mercato le produzioni marginali, quelle che riuscivano a sostenersi solo grazie ai sussidi pubblici, e le aiuterà a trasformarsi secondo criteri che sposano le leggi di mercato, la sostenibilità ambientale e la giustizia sociale.
La legge resterà in vigore fino al 2015, ottima cosa, visto che permette una pianificazione a lungo termine delle attività agricole.

Io, nel frattempo, continuo con il mio zucchero di canna bio.

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