
Stefan Grigorov, giovane sociologo bulgaro che ha studiato a Trento, ha fondato il Centro bulgaro per lo sviluppo locale sostenibile e per l’ecopedagogia. L’idea che sta sviluppando con il Centro è semplice quanto complessa: formare le nuove generazioni sul rispetto di una crescita sostenibile.
La Bulgaria in passato era una terra molto nota per la sua fertilità: produceva pane per i romani e poi per gli ottomani. Noi di Ecoblog vi abbiamo raccontato della battaglia dei bulgari contro le estrazioni di gas scisto e il fracking così dannoso per ambiente e ecosistemi. A voler sfruttare le risorse di gas la Chevron che è stata gentilmente invitata a tornarsene a casa sua.
Dunque l’ecopedagogia si rende necessaria per formare le generazioni future sì al rispetto dell’ambiente ma sopratutto delle risorse. Ma cos’è l’ecopedagogia? Viene così spiegata sul sito del BCSLDE il portale del Centro ideato da Grigorov:
L’ecopedagogia, al contrario, rappresenta una formazione partecipativa e creativa che e` incentrata sulla vita e sull’amore per la vita e la Natura. Essa non separa artificialmente gli studenti dal mondo reale e i suoi problemi, ma pone questi problemi e insegna agli studenti come affrontarli attraverso l’azione, la creativita` e il dialogo, e come creare una civilta` piu` giusta, sana e sostenibile invece che adattarsi solamente al mondo.
Ecco un passo della bella intervista rilasciata a EastJournal in cui dice:
Concretamente, abbiamo progetti di ecopedagogia per le scuole in Bulgaria, che miglioreranno radicalmente la coscienza ecologica dei bambini e i risultati si rifletteranno nella trasformazione verso un’economia verde. Abbiamo anche preparato alcuni progetti per parchi sostenibili ed eco-villaggi che trasformeranno la Bulgaria in una Paese leader nel campo della sostenibilità. Mostreremo al mondo che la gente può preservare la propria natura, la propria terra e la propria vita come desiderano, senza dipendere dalle multinazionali.
Foto | Flickr

Si terrà all’Espace Pierre Cardin a Parigi dal 2 al 4 marzo prossimi l’Ethical Fashion Show, ossia tre giorni interamente dedicati all’Haute Coture etico, solidale e ecologico per la collezione autunno- inverno 2013. L’appuntamento più importante però sarà dal 6 al 9 settembre 2012 nel tempio delle sfilate parigine, cioè il Carrousel du Louvre.
La manifestazione che di fatto inizia a essere all’altezza della Settimana della moda di Parigi nasce nel 2004 e raggruppa il meglio degli stilisti attenti all’ambiente, di tendenza, creativi e convinti che lo sviluppo sostenibile sia l’economia del futuro. I marchi lanciati dalle passerelle dell’Ethical Fashion Show sono brand oramai riconosciuti nella moda: Veja, Les Racines du Ciel, Ombre Claire, Tudo Bom, Les Fées de Bengale, Ciel.
Gli stilisti sono catalogati per i materiali usati, che vanno dal cotone biologico tinto con colori naturali a stoffe riciclate, a prodotti dal commercio equosolidale. Dopo il salto il video di una della sfilata di apertura dello scorso anno.
Continua a leggere: A Parigi l'Ethical Fashion Show: stile e ecologia in passerella

Energia pulita per tutti, partendo dal 2012 decretato Anno internazionale delle energie rinnovabili. L’iniziativa nasce in seno alla Segreteria Generale dell’ONU e voluta da Ban Ki Moon (in alto nella foto con i Linkin Park protagonisti di iniziative in favore dell’uso di energie rinnovabili) e decretato dalla Risoluzione 65/151 dell’Assemblea Generale. Il lancio ufficiale è stato fissato in occasione del World Future Energy Summit che si tiene a Abu Dhabi il prossimo 16-18 gennaio.
Questa iniziativa coinvolgerà i governi, il settore privato e partner della società civile a livello globale con l’obiettivo di raggiungere l’energia sostenibile per tutti, e per raggiungere tre obiettivi principali per il 2030:
Le motivazioni che hanno spinto Ban Ki Moon a lavorare un intero anno sulle energie rinnovabili sono:
L’accesso a moderni servizi energetici a prezzi accessibili nei paesi in via di sviluppo è essenziale per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo del millennio e lo sviluppo sostenibile.

Dopo la miriade di applicazioni che consentono di calcolare la nostra carbon footprint, altre che ci aiutano a determinare l’impronta idrica della nostra alimentazione, a completare il quadro della nostra assunzione di responsabilità ci ha pensato un’associazione americana, Call and Response, creando la slavery footprint.
Si tratta di un calcolatore dell’impronta schiavista. Nel mondo ci sono 27 milioni di persone che lavorano sfruttate o sottopagate, in condizioni lavorative ben poco eque e solidali. Quest’applicazione calcola il nostro impatto sulla schiavitù mondiale, in base alle nostre abitudini alimentari, alle nostre scelte di consumatori, più o meno attente al ciclo di vita dei prodotti, al nostro abbigliamento.
Se indossiamo un diamante, ad esempio, quanti minatori africani abbiamo sulla coscienza? E se acquistiamo una t-shirt prodotta in Cina, siamo consapevoli che potrebbe essere stata prodotta da un bambino sottopagato e denutrito? Per calcolare il vostro impatto sulla schiavitù globale cliccate qui.
Via | Le Monde
Si tiene in queste ore a Cuneo e fino al 22 ottobre il Forum internazionale Greenaccord dove si discute per la nona edizione di ambiente e democrazia. I relatori sono di sicuro interesse e richiamo: Vandana Shiva, Euclide Mance, filosofo brasiliano e fondatore del World Social Forum; William Rees, docente alla British Columbia University e ideatore dell’Ecological Footprint (Canada); Robert Engelman, direttore esecutivo del World Watch Institute; Ignacio Ramonet, direttore emerito di Le Monde Diplomatique e Belkacem Mostefaoui, Sociologo, professore all’Università di Algeri (Marocco).
Di cosa si discuterà? Di media, democrazia e sostenibilità (qui lo streaming). Ebbene, nel nuovo secolo, l’ambiente non è più un affare da fricchettoni, ma una delle voci principali nel grande capitolo dell’economia mondiale.
Dice Euclides Mance Filosofo e fondatore World Social Forum (dopo il salto la video intervista):
Bisogna democratizzare l’economia. La vera economia è che abbiamo milioni di persone che muoiono di fame. E’ necessaria l’economia della solidarietà. Bisogna proteggere l’ambiente perché l’economia solidale così funziona.

Anno 2070: i cambiamenti climatici hanno modificato gli ecosistemi del Pianeta. L’evento tanto temuto per ora ( per fortuna) è solo il tema di un gioco di simulazione, Anno 2070 appunto prodotto dalla Ubisoft disponibile per Pc dal 17 novembre 2011 mentre nel 2012 per Mac Os X.
Il gioco simula quella che sarà la vita sulla Terra all’indomani dei cambiamenti climatici (qui la presentazione dei colleghi di gamesblog). Lo scenario è cambiato, le terre emerse sono cambiate e i posti che fino a 200 anni prima erano considerati invivibili ora sono divenuti le sole zone di sopravvivenza. Si affrontano due opposte fazioni: gli Eco e i Tycoon. I primi lavorano per uno sviluppo sostenibile, più lento ma rispettoso delle risorse del Pianeta e basato sulle energie rinnovabili; i secondi, invece preferiscono uno sviluppo più rapido depauperando le risorse con le debite conseguenze. L’obiettivo del gioco è di costruire città e trasformarsi in veri e propri architetti del futuro che aiutino la sopravvivenza degli esseri umani.
Riusciranno i nostri eroi?
Dopo il salto il trailer del gioco.
Continua a leggere: Anno 2070 dopo i cambiamenti climatici: giochi con gli Eco o con i Tycoon?
John Thackara è la guest star del Festival Sustain/ability. Gli ho chiesto un intervista a proposito di quello che potrebbe e dovrebbe essere lo sviluppo sostenibile in Italia. Se è innanzitutto possibile parlarne nel nostro Paese. Il chi è lo trovate qui. Ha pubblicato In The bubble che è edito da Allemandi in Italia. Ebbene ho parlato con lui appunto di sviluppo sostenibile ma riferito all’Italia e gli ho chiesto se secondo lui gli italiani sono pronti alla sostenibilità.
R.: Inizio sempre con la questione economica che non è differente dagli altri paesi. L’economia , la natura dell’economia e in generale il prodotto è il successo. Ma l’economia uccide il Pianeta.
D.: Che possibilità per l’Italia?
R.: In Italia ci sono pochi esempi di economia alternativa; ma in Italia le connessioni familiari, sociali, molto più che nelle comunità dei paesi del Nord, sono un grande elemento per relocalizzare l’economia. Ad esempio come nel caso dei sistemi di trasporto o per la salute.
D.: I vantaggi dell’Italia?
R.: Produzione locale, istituzioni locali. E ha una storia pre industriale indipendente. Per me è una questione solo di cultura che riguarda un aspetto delle performances dell’economia e il flusso di risorse delle economia.

Si terrà dal 2 al 4 dicembre a Treviso il Sustain/ability Festival del design sostenibile. L’evento è promosso da Treviso Design a cura di XYZ e l’occasione nasce per ragionare sulla sostenibilità in un territorio a alta vocazione industriale. Direttore artistico è Renzo Di Renzo.
Dunque ci si interrogherà sul fatto se la sostenibilità sia un valore aggiunto, elemento di innovazione o una necessità per aziende e designer. Ecoblog seguirà i lavori dove possibile in liveblogging e il programma lo potete consultare qui.
Per chi avrà l’opportunità di seguire l’evento a Treviso segnalo gli speech e bisogna scrivere una mail per prenotarsi gratuitamente; itinerari che presenteranno tra le molte cose le installazioni dei prototipi delle Jellyfish Farm, orti galleggianti su acqua desalinizzata; mostre con Design is Sustainable che ripercorre la storia del Deutscher Werkbund il movimento nato nel 1907 a Berlino che già aveva individuato la sostenibilità applicata alla produzione industriale. Accanto la mostra Save Waste from Waste di Carmina Campus e Ilaria Venturini Fendi con oggetti ottenuti da materiali riciclati; i talk, si terranno alle 11 e alle 15 e toccheranno diversi punti della sostenibilità e del design: l’elenco è qui e qui la mail per prenotarsi gratuitamente.

Sono a Evian Les Bains la località che ospita i lavori di Planet Workshops. I lavori sono stati aperti da Bertand Piccard mentre ora ha preso la parola Denis Muzet presidente di Médiascopie che tiene la sua sessione sulle parole adatte a spiegare cos’è lo sviluppo sostenibile e lo sviluppo sociale. Ovviamente il post sarà aggiornato mentre scorrono gli interventi. Di fatto porta Muzet un ragionamento su cosa sia effettivamente lo sviluppo e cosa la sostenibilità. Spiega che oltre l’etimologia delle parole bisogna riempirle di contenuti reali.
Innovazione sociale, perciò è il tema del terzo intervento in cui si spiega come sono state analizzate le 135 parole dell’innovazione sociale giudicate tali dagli amministratori di diverse imprese. A Evian-Les-Bains è bene sottolinearlo, sono riuniti rappresentanti di industrie e multinazionali che si stanno interrogando sull’uso delle risorse. Ciò non per un improvviso spirito ecologista ma perché le risorse saranno sempre più scarse e dunque è necessario stabilire come usarle e in che maniera. Pena la morte delle stesse multinazionali.
Dunque in una sorta di test è stato chiesto agli amministratori di dare una collocazione al concetto di innovazione sociale, se sia o meno positiva o negativo, se riguardi o meno la sfera personale o quella sociale. Ebbene, il risultato, la mappa concettuale presentata (spero di avere le slide da mettere) posta l’interesse nell’area positivo/che riguarda la società nel suo insieme.
Continua a leggere: Liveblogging: Ecoblog al Planet Workshop con Bertrand Piccard di Solar Impulse
Domani sarò in viaggio per Evian, amena cittadina francese famosa per le sue acque, dove si svolgerà il Planet Workshop. Ci sarà Bertrand Piccard, l’uomo che ha volato con solar impulse, aereo solare a aprire il ciclo di conferenze.
I titoli sono interessanti, si parlerà di accesso per tutti i popoli all’acqua; di sviluppo sostenibile; mobilità. Qui l’elenco degli speakers. Dovrei avere la possibilità del liveblogging. Comunque a interrogarsi sulla sostenibilità anche le multinazionali.
Ci sarà anche Danone che distribuisce l’acqua in bottiglia Evian e che affronterà due sessioni, una dedicata al miglioramento dell’approvvigionamento per le popolazioni povere e un altra sessione assieme ad altre multinazionali venerdì 19 novembre sul ruolo delle imprese nello sviluppo sostenibile.
Se avete domande lasciatele nei commenti. Le girerò ai diretti interessati. Con me ci saranno: Anne-Sophie Novel di Ecolo info; Camilla Burg di Wiser Earth; Emilie Villeneuve di BIOaddict; Grégory Catel di The Green Postbox; Laurence Foucher di Les Pieds sur Terre; Mathieu Jubré di Marcel Green; Roxanne Grioche di Agir pour la planète e Jean-Philippe Gros di Construir notre futur.