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Tutti gli articoli con tag trivellazioni off shore

Fine del petrolio, si inizia dall'Australia nel 2020

pubblicato da Marina

fine del petrolio si inizia dall Australia nel 2020

Continuiamo a goderci il caffè comodamente seduti in poltrona, finché possiamo perché nel 2020 finirà il petrolio in Australia e con esso l’era della civiltà moderna così come la conosciamo. Dite che sono catastrofista? o forse una folle visionaria? Macché lo scrive nero su bianco il Governo australiano nel Inter-Generational Report, dove anche se abilmente occultato ammette a pag.91 che il petrolio si esaurirà nel 2020.

Scrive Online opinion che questa parte della Relazione è stata ignorata (deliberatamente?) dai media. Anzi specifica OO:

In quelle rare occasioni in cui è stata sollevata la questione questa è stata spazzata via con la garanzia che il mercato dispone di fornitura di petrolio a prezzi ragionevoli e che comunque in Australia ci sono vaste riserve di gas naturale.

Non se ne parla (o scrive) per allontanare il collasso dell’economia, così come la conosciamo? Infatti suggerisce OO:

Una volta che si presenta il problema, i Paesi produttori terranno la preziosa risorsa per sé, come ha fatto la Russia recentemente con il grano, o lo venderanno ai loro alleati. O a quelli che li minacciano. La carenza colpirà ogni Paese in modo diverso, spesso facendosi sentire sui fertilizzanti e la produzione di cibo.

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No trivellazioni off shore: in 8mila protestano a Monopoli

pubblicato da Marina

Oggi a Monopoli si è tenuto il No triv day, ossia una giornata di protesta contro le trivellazioni nel Mar Adriatico (in alto il video del confronto tra Vendola governartore della Puglia e Clini ministro dell’Ambiente). La Puglia, con Abruzzo e Basilicata è tra le regioni che rischiano direttamente gli effetti devastanti dell’inquinamento causato dalla ricerca di petrolio (dopo il salto il video della D’Orsogna).

A smentire le voci di una vittoria dei cittadini pugliesi avendo le proteste bloccato un articolo sulle trivellazioni data dal Governatore Vendola rispetto a una riconsiderazione del governo in merito alle perforazioni in aree marine pregiate, è Angelo Bonelli presidente della Federazione dei Verdi che dal suo profilo Fb spiega:

Sulle trivellazioni petrolifere avevamo ragione noi: confermiamo quello che abbiamo denunciato ieri e le smentite che sono arrivate suonano come delle prese in giro. Con gli articoli 16 e 17 del decreto sulle liberalizzazioni sarà possibile fare trivellazioni petrolifere nelle aree marine e naturali pregiate, che sono Aree marine protette di prossima istituzione, come l’Isola di Pantelleria, il Canale di Sicilia e gran parte del territorio della Basilicata.

Le trivellazioni off shore in Adriatico prima furono approvate di straforo dall’ex ministro Prestigiacomo e oggi nuovamente riapparse nel decreto delle liberalizzazioni presentato dal governo Monti con un cadeau in più per i petrolieri: anziché a 15 miglia dalla costa possono perforare fino a 5 miglia. In pratica laddove vi è anche un’area marina protetta e non è possibile mettere impianti eolici off shore è possibile mettere piattaforme per l’estrazione di petrolio.

Ne scrivevo molti mesi fa quando l’attenzione fu portata sulle trivellazioni nel mare prospiciente le Tremiti. Un buon approfondimento sui vari articoli con spiegazioni qui. Qui tutti i video con gli appelli contro le trivellazioni.

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Clini e Passera: decreto trivella libera in Adriatico

pubblicato da Marina

Monti autorizza trivellazioni free offshore nel Mare Adriatico

Tra un paio di giorni, sarà svelato il decreto Liberalizzazioni voluto dal governo di Mario Monti. Accanto all’apertura ei servizi per l’acqua pubblica si prospettano anche libere trivellazioni offshore nel Mar Adriatico. Il decreto nasce con la collaborazione dei ministri Clini all’Ambiente e Passera allo Sviluppo.

Come riporta Bari Today:

Il decreto in preparazione comprenderebbe anche tre articoli - il 20, il 21 e il 22 - che introdurrebbero una serie di facilitazioni per l’attività di ricerca e di estrazione degli idrocarburi sul territorio nazionale, oltre ad aumentare gli investimeni destinati alla realizzazione di infrastrutture estrattive.

Replica Legambiente:

Insomma, per ottenere una buona valutazione da Standard & Poor’s e far alzare il rating il nuovo governo sceglie la via più antica e obsoleta: quella di svendere il paese ai petrolieri. Alla faccia della green economy.

Alfonso Pecoraro Scanio, ex ministro per l’Ambiente, invece mi scrive:

Nel Mediterraneo serve una moratoria della perforazioni petrolifere altro che libertà di trivella. Non basta la follia della meganavi che entrano impunemente nella aree marine protette, la libertà di Trivella è una assurdità degna di quella Sarah Palin e dei tea party americani che incoraggiano un consumismo nemico dell’ambiente. Nel Mediterraneo, mare chiuso e supertrafficato già i rischi del traffico di petroliere ed il catrame pelagico hanno superato i livelli di guardia. Le ricerche e perforazioni andrebbero bloccate del tutto nelle aree protette e sensibili e sospese per almeno dieci anni in tutto il Mediterraneo. Dopo il disastro della Bp serve una moratorie internazionale. Monti e Passera si impegnino su questo,per un Paese turistico e di mare come l’Italia questo è l’interesse nazionale.

Come risposta a Monopoli i cittadini scenderanno in piazza per protestare, mentre la prof.ssa Maria Rita D’Orsogna è stata sentita ieri in Commissione X proprio sulla sicurezza delle attività di trivellazione offshore.

Foto | Garganistan Gargano Moviment su Fb

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Il Ministro Prestigiacomo chiede la moratoria per le trivellazioni off shore della Bp in Libia

pubblicato da Marina

Stefania Prestigiacomo chiede la moratoria alle trivellazioni off shore in Libia Mentre il Ministro Stefania Prestigiacomo, lo ricordo al dicastero dell’Ambiente, chiede con forza che si proceda con la costruzione delle centrali nucleari in Italia, si dice però preoccupata dalle trivellazioni off shore di Bp in Libia.

Ohibò e perché lo sarebbe? La Libia affaccia nel Mar Mediterraneo e dunque un incidente simile a quello accorso nel Golfo del Messico potrebbe distruggere il nostro mare poiché chiuso e non aperto come l’Oceano.

Condivide il Ministro Prestigiacomo le preoccupazioni per un Mediterraneo probabilmente inquinato da un probabile incidente della Bp con il Senatore Antonio D’Alì, presidente della Commissione Ambiente e con Franco Frattini Ministro degli Esteri. Di certo, in quanto a inquinamento la Sicilia che affaccia al di qua della Libia può dirsi soddisfatta: il triangolo dei veleni Priolo, Augusta, Melisi soddisfa parecchi requisiti di invivibilità. Eppoi noi in Italia abbiamo proprio a Pozzallo la piattaforma di estrazione Vega di Edison che è sicura e non crea problemi.

Riferisce Marsala.it:

D’Alì ha anche rilevato che un eventuale incidente potrebbe tramutarsi in un “disastro irreversibile per tutti i paesi del Mediterraneo” che è un mare chiuso e già pesantemente inquinato dall’azione antropica. Il presidente D’Alì ha salutato con soddisfazione l’intervento del ministro Prestigiacomo perché “conferma la presa di coscienza del governo italiano dopo gli allarmi da me lanciati in Parlamento e ripresi anche dalla stampa internazionale. Confidiamo ora, dopo gli interventi sia del ministro Frattini, sia del ministro Prestigiacomo, che le azioni auspicate dalla commissione Ambiente del Senato possano trovare attuazione”. D’Alì si riferisce alle recenti mozioni approvate in Senato che di fatto costituiscono delle vere e proprie moratorie alle trivellazioni nelle acque italiane ma ribadisce anche che “il comune obiettivo deve esser bloccare le autorizzazioni alle trivellazioni in qualunque parte del Mediterraneo” a cominciare da quelle “pregresse italiane per le quali ci attendiamo coerentemente dal governo nei prossimi giorni una dichiarazione di immediata moratoria e una successiva revoca. Infatti perdurano alcune operazioni di ricerca nelle acque del Canale di Sicilia e segnatamente nelle vicinanze dell’isola di Pantelleria che stanno destando ’sospetti’ e allarme nelle popolazioni interessati e in tutta la Sicilia”.

Foto |Piazzagrande

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Petrolio off shore: Northern Petroleum scandaglia il Canale di Sicilia

pubblicato da Peppe Croce

Northern Petroleum cerca idrocarburi in Sicilia

Northern Petroleum, azienda inglese con sede a Londra specializzata nella ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi, ha annunciato la fine delle operazioni di esplorazione sismica tridimensionale della parte occidentale del Canale di Sicilia. Tali operazioni, effettuate tramite alcune navi appositamente attrezzate, servono ad identificare le zone con il sottosuolo potenzialmente più ricco di petrolio o gas naturale e, in seguito, metterle in produzione.

Le esplorazioni di Northern Petroleum (per un totale di 1520 Km quadrati di fondali scandagliati) sono state eseguite per conto di Shell che è proprietaria di diverse concessioni per lo sfruttamento di idrocarburi in Sicilia, sia a terra che off shore che a breve diverranno altrettanti pozzi trivellati.

Le attività esplorative di Shell-NP hanno suscitato più di una critica. Tra i più preoccupati c’è il sindaco di Favignana e persino il Senatore D’Alì, presidente della Commissione Ambiente al Senato, già noto per le sue posizioni anti-Kyoto e per una controversa proposta di riforma del sistema dei parchi naturali. D’Alì, non molto tempo fa, ha persino presentato un’interrogazione ai ministri dell’Ambiente Prestigiacomo, degli Esteri Frattini e dello Sviluppo Economico Scajola per sapere cosa (e come) esattamente stesse cercando l’azienda londinese.

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