Generazioni di pubblicitari hanno invaso i mercati globali con pubblicità nelle quali l’equazione bibite gassate uguale divertimento aveva l’insindacabilità di un teorema euclideo. Ora un maxi-studio condotto su oltre 250mila persone che verrà presentato al congresso dell’American Academy of Neurology, in programma a San Diego a marzo, capovolge il sentire comune citando cifre e dati di test durati per circa dieci anni su questo ampissimo campione di bevitori di soft drink.
La notizia è una vera bomba che rischia di scatenare una pesante controffensiva da parte di colossi come i gruppi Coca Cola e Pepsi che, insieme, vendono 40 miliardi di dollari di soft drink all’anno. Le prime indiscrezioni trapelate sulla ricerca ipotizzano che il consumo di bibite gassate, specialmente nelle versioni “diet”, aumenti la depressione dal 30 al 38 per cento. Lo stesso studio rivaluta, invece il caffè espresso che ridurrebbe al 10% questo rischio.
La ricerca effettuata dal Research Triangle Park del North Carolina su un campione di 263.925 persone di età compresa fra 50 e 71 anni è stata realizzata lungo un periodo di 10 anni: alla fine di questa indagine ben 11mila diagnosi di depressione erano state registrate fra i partecipanti.
Già sul banco degli imputati a causa dei problemi di obesità connessi agli eccessivi consumi, i soft drink ora rischiano di scivolare sempre di più in quei junk food e drink che sempre più governi – per esempio la Francia con la taxe soda – stanno tassando per far rientrare dalla fiscalizzazione le spese sostenute dalla sanità per i danni provocati dall’eccessivo consumo di bevande.
Via I Repubblica
Foto © Getty Images
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