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Ulivo: le prime coltivazioni in Medio Oriente 8.000 anni fa

Pane, vino e olio sono i tre pilastri sui quali è fondata la cultura gastronomica mediterranea. Un recente studio, pubblicato sulla rivista Proceedings of the Royal Society B e basato sull’analisi genetica di 1.900 campioni provenienti da tutto il Mediterraneo, è riuscito a fissare nella zona al confine fra Siria e Turchia l’area in cui l’uomo ha iniziato ad addomesticare le olive, fino a quel momento selvatiche.

Questa evoluzione è avvenuta tra 8.000 e 6.000 anni fa coinvolgendo tutta l’area medio-orientale, culla dell’agricoltura in ambito mediterraneo. Israele, Palestina, Giordania, Libano e Siria sono stati i primi territori in cui le olive sono state coltivate e non più soltanto raccolte.

L’olivo, simbolo di sacralità, pace e unità, è stato rintracciato in insediamenti umani risalenti a 8.000 anni fa, ma anche a Carmel, villaggio israeliano del 4000 a.C.

Per scoprire la storia dell’olivo il team di lavoro ha preso in esame 1263 ulivi selvatici e 534 coltivati dell’area mediterranea, analizzando i cloroplasti degli alberi e il DNA che può rivelare le modificazioni locali dei vari tipi di piante. Il team ha scoperto come il frutto piccolo e amaro degli inizi sia stato addomesticato, sia cresciuto di dimensioni e sia stato messo nelle condizioni di dare un olio ricco. Dalla zona al confine fra Turchia e Siria, la coltivazione si sarebbe diffusa in tre punti, il Medio Oriente, il Mar Egeo e lo Stretto di Gibilterra, quindi a tutta l’area mediterranea. Un’espansione che è andata di pari passo con lo sviluppo delle civiltà che si affacciavano sul Mediterraneo e che ha trovato terreno fertile anche nella simbologia religiosa che ha sempre trattato con grande rispetto la pianta dell’ulivo e il suo principale derivato, l’olio d’oliva.

Via I Live Science

Foto © Getty Images

Davide Mazzocco

Giornalista e saggista, attivo sul web dal 2000 ha collaborato con numerose testate fra cui L'Unità, Narcomafie, La Nuova Ecologia, Slow Food, Terra, Alp, Ciclismo, Sport Week, Extratorino, Suden e Cinecritica. Fra i suoi libri più noti vi sono "Propaganda Pop", "Giornalismo online", "Giornalismo digitale" e "Storia del ciclismo". Ha co-diretto il documentario "Benvenuto Mister Zimmerman".

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