Greenpeace ha pubblicato il rapporto Fukushima deux ans après: des victimes livrées à elles-mêmes in cui condanna i villaggi nucleari sorti dopo l’incidente alla centrale nucleare di Fukushima Daiichi innescato dallo tsunami che seguì il terremoto avvenuto l’11 marzo del 2011.
Ricorda Greenpeace che da quando l’energia nucleare ha iniziato a essere usata per produrre elettricità, ossia da più di 60 anni,l’industria nucleare ha beneficiato di molti privilegi: è stata dispensata dall’assumersi le responsabilità dei suoi errori.
I governi hanno messo u punto un sistema che consiste nel preservare gli interessi delle aziende del nucleare e di far pagare il prezzo alle vittime delle catastrofi.
L’incidente avvenuto alla centrale nucleare di Fukushima Daiichi mostra che a accusare il colpo è stata sopratutto la popolazione. Due anni dopo le persone continuano a subire le conseguenze delle esposizioni alla contaminazione radioattiva a lungo termine causata proprio dall’incidente. Nonostante l’evacuazione di 160 mila abitanti dalle zone maggiormente colpite, ovvero nel raggio di circa 30 Km dalla centrale.
La vita delle persone che abitavano nella prefettura di Fukushima, da quell’11 marzo in poi non sarà mai più come prima. Hanno perso le loro case, il loro lavoro, i terreni. Sono ancora in attesa di ricevere gli indennizzi ma nello stesso tempo l’industria nucleare continua a sfuggire alle responsabilità. Le cecchia bitudini sono già tornate e le centrali nucleari continuano a lavorare nel mondo come se nulla fosse accaduto.
Via | Fukushima Information
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