Nell’Italia della buona tavola e della dieta mediterranea, nei mesi di dicembre, gennaio e febbraio si è venduto il 4% di frutta e verdura in meno (Fonte: Coldiretti). E non è un caso che a una dieta carente di “riserve” di vitamina C (kiwi, arance, mandrini e clementine) sia corrisposto un + 15% di influenze. Certo l’inverno è stato più rigido e lungo rispetto agli ultimi anni ma passare da 4,6 milioni a 5,3 milioni di influenzati è un dato che fa riflettere.
Le difficoltà economiche hanno spinto gli italiani a mutare le proprie abitudini alimentari, con conseguenze anche sulla salute. La dieta mediterranea – un caposaldo enogastronomico dell’Europa del Sud – è sempre meno frequentata, pur essendo riconosciuta come fondamentale nella prevenzione delle malattie di stagione, di quelle cardiovascolari e tumorali. L’inizio del 2013 conferma i trend espressi nel 2012 e che avevano fatto registrare un calo generalizzato con un – 3% di pesce fresco e vino e un – 2% di ortofrutta. La dieta mediterranea non è più low cost e per salvare il portafoglio si rischia di compromettere la salute. Se l’Italia ha ormai raggiunto una vita media di 79,4 anni per gli uomini e 84,5 anni per le donne, buona parte del merito è dovuta a questo stile di vita ultramillenario. Una cosa è sfamarsi, l’altra è nutrirsi.
Via I AGI
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