Sigarette elettroniche, come smaltirle?

Inserendosi nella linea di confine sottilissima che passa tra moda e necessità, la sigaretta elettronica, o e-cigarette, rappresenta oggi uno dei business più esplosivi degli ultimi tempi: non tutti però sono pronti a gestire i rifiuti correlati a questo piccolo boom.

Lo strumento, dotato di batteria ricaricabile che consente di inalare vapore composto da una soluzione di acqua, glicole propilenico, glicerolo, nicotina e aromi alimentari, è infatti diventato centrale nei desideri di chi è desideroso di smettere di fumare (un po’ per sacrosanti principi medici, un po’ per altrettanto sacrosanti principi economici).

Secondo Danilo Bonato, direttore generale Remedia, il Consorzio nazionale per la gestione eco-sostenibile dei rifiuti tecnologici, i negozianti non sono completamente pronti alla gestione dei rifiuti derivanti da questo prodotto:

E’ un prodotto relativamente nuovo ma negli ultimi mesi c’è stato un vero boom nelle vendite. […] i produttori si stanno iscrivendo al Consorzio. C’è, quindi, una certa sensibilità di chi vende questi apparecchi per partecipare al finanziamento di raccolta e riciclo.

Qualche accorgimento ed un po’ di informazione non guastano, sopratutto in un paese, l’Italia, letteralmente saturo di rifiuti di ogni genere (elettronici compresi): secondo il decreto legislativo 151/05, inoltre, i produttori di tutti gli apparecchi elettronici sono obbligati ad organizzare e finanziare un sistema di raccolta e riciclo dei cosiddetti Raee, i rifiuti elettronici.

Questo per i produttori: il problema dei negozianti e, perchè no, anche dei clienti (una sigaretta elettronica prima o poi finirà nel cestino di qualche ufficio o abitazione) resta però immutato. Questo prodotto infatti non può essere gettato nel rifiuto indifferenziato: troppi agenti chimici, troppi materiali.

Le soluzioni sono fondamentalmente tre, di cui la prima è assolutamente deprecabile: fregarsene altamente (esclusa a priori ma riportata per dovere di cronaca), recarsi all’isola ecologica o tornare dal negoziante il quale, a fronte di un nuovo acquisto, è obbligato per legge a ritirare il vecchio prodotto.

Ma qui il problema non è certo risolto: il decreto legislativo 158/08 infatti prevede una dinamica diversa per lo smaltimento delle batterie (le pile): queste andrebbero separate, dal consumatore, dal resto del prodotto.

Le pile, quelle montate dalle sigarette elettroniche sono agli ioni di litio, possono anch’esse essere smaltite tramite il negoziante: in questo caso tuttavia non si rende necessario l’acquisto di un altro prodotto ma semplicemente la compilazione di una scheda, eseguita dall’esercente, per i controlli a posteriori da parte degli enti preposti.

Ma la sigaretta elettronica è composta anche da altre componenti, come i contenitori dei liquidi, che possono essere smaltiti (vuoti) come imballaggi di plastica, l’atomizzatore, che si cambia una volta al mese e va smaltito unicamente all’isola ecologica (il marchio CE e il simbolo del bidone sbarrato sono piuttosto eloquenti), e il beccuccio in plastica rigida, unico componente che va nell’indifferenziato.

Il boom di vendite, e di negozi dedicati, pone il “fattore inesperienza” di fronte a numerose difficoltà, non ultima la mancanza di informazione: se entro il 2012 l’obiettivo europeo era di raccogliere correttamente un minimo del 25% delle pile gettate, l’Italia è rimasta ferma al 15%.

La sigaretta elettronica, se pure ha eliminato il problema dei mozziconi, ha aperto nuovi scenari sui “rifiuti da vizio”, scenari con poche risposte concrete.

A.S.

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