La riflessione sui limiti dello sviluppo è uno dei temi fondamentali del festival Cinemambiente di quest’anno. A dare un prezioso contributo alla questione arriva Critical Mass, il documentario di Mike Freedman che parte dal lavoro dello scienziato John Calhoun, il quale, nel 1962, decise di tentare un esperimento sociologico legato all’aumento forzato della popolazione in una comunità di topi per valutare le conseguenze del sovraffollamento in un gruppo sociale.
I risultati furono sorprendenti: dalla rapida creazione di un’élite maschile dominante che sviluppò un comportamento sessuale aberrante alla crescita della mortalità infantile al 90%, fino alla nascita di una generazione di esemplari apatici asociali e disadattati. Da questo spunto, con il contributo di Desmond Morris e Jeffrey McKee, Freedman racconta i danni, anche psicologici di un mondo che nell’ultimo secolo è passato da una popolazione di 1,6 miliardi a 7 miliardi di persone, con una curva che si è alzata sempre più negli ultimi decenni (il quinto miliardo è stato raggiunto nel 1987, il sesto nel 1999, il settimo nel 2011).
Da tempo avevo voglia di lavorare sul tema della sovrappopolazione, ma non volevo che il documentario fosse soltanto uno slideshow di statistiche, volevo che una storia e un filo conduttore che stabilisse una metafora con la situazione attuale.
Il film ha avuto una “vita” di tre anni: nel primo Freedman ha raccolto i dati e le immagini di repertorio, fatto le ricerche, girato le interviste, nel secondo ha lavorato sulla post produzione, nel terzo ha girato il mondo per presentare il film che si è avvalso della collaborazione della Global Footprint, l’associazione senese che si occupa di impronta ecologica ovverosia dello strumento di contabilità ambientale che misura quante risorse abbiamo quante ne usiamo e quali sono gli equilibri e i disequilibri fra popolazione e sfruttamento delle risorse su scala globale. Perché il nocciolo della questione di Critical Mass e di tanti altri documentari presentati a Cinemambiente è proprio nella forbice sempre più larga fra la popolazione e le risorse che ha ormai superato la soglia critica: per reintegrare le risorse (alimentari, energetiche e idriche) consumate in un anno occorre quasi un anno e mezzo e i debiti contratti con la natura non c’è nessuna trojka che possa appianarli…
Foto | Cinemambiente
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