Domani, martedì 25 giugno, Barack Obama svelerà, in un discorso alla Georgetown University, il suo piano per contrastare i cambiamenti climatici. Il presidente degli Stati Uniti entrerà nel merito di quello che è stato uno dei temi caldi dei suoi discorsi successivi alla rielezione.
In un video pubblicato sul sito web della Casa Bianca, Obama ha spiegato come i cambiamenti climatici sia una delle grandi sfide della nostra epoca.
Tre sono le linee guida di Obama: 1) un piano nazionale per la riduzione dell’inquinamento di carbonio, 2) preparare gli Stati Uniti agli impatti che i cambiamenti climatici possono avere sul territorio, 3) guidare gli sforzi globali per contrastare i cambiamenti climatici.
La reazione dei Repubblicani al Congresso sarà molto forte, ma l’aria di fronda spira anche fra i Democratici dove qualcuno sostiene che Obama dovrebbe fare molto di più per contrastare il surriscaldamento globale.
È molto probabile che Obama faccia uso dei suoi poteri esecutivi per imporre la riduzione di gas serra e incoraggiare l’efficienza energetica. Sono quattro anni e mezzo che si attende dal presidente Usa una vera politica energetica a favore dell’energia eolica e solare, ma, finora, i proclami sono rimasti tali e non si sono mai trasformati in una direzione politica inequivocabile.
Una parte importante del piano di Obama dovrebbe contenere investimenti finalizzati alla protezione delle coste e delle città americane maggiormente esposte a fenomeni meteo connessi ai cambiamenti climatici.
Se da una parte l’amministrazione Obama ha dettato regole più severe per le nuove centrali a carbone, mentre per quanto riguarda le vecchie poco è stato fatto in termini di norme restrittive. Le centrali elettriche a carbone sono responsabili del 40% dell’inquinamento di carbonio negli Stati Uniti.
La scorsa settimana, durante un discorso tenuto a Berlino, Obama a dichiarato che le emissioni di carbonio sono scese ma molto deve essere ancora fatto.
E, naturalmente, c’è molta attesa riguardo all’oleodotto Keystone XL, da mesi ritenuta una vera e propria prova del nove della politica ecologista di Obama. Qui l’esito è tutt’altro che scontato: da una parte c’è la tensione verso una maggiore autonomia energetica che le sabbie bituminose dell’Alberta garantirebbero, dall’altra le forti pressioni dei gruppi ecologisti e le fratture con le lobby che ne hanno sostenute le due campagne elettorali. Un bell’enigma a 24 ore dalla probabile soluzione.
Via | The Guardian
Foto © Getty Images
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