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Anavra, il villaggio greco senza disoccupati

Anche grazie alla green economy, un piccolo borgo della Tessaglia diventa un modello di sviluppo, in controtendenza rispetto a quanto accade in Grecia 

Nella nostra epoca di crisi le favole non sono quelle di mirabolanti trasformazioni da rospi a principi: anche le fiabe, con la recessione, subiscono i loro tagli e talvolta diventa incredibile quello che fino a una decina d’anni fa, magari, era la norma.

È lo scotto che il nostro mondo paga al benessere irreale degli anni Novanta e della prima metà degli anni Zero.

Dicevamo che ciò che era ordinario può diventare straordinario. Per esempio la storia di Anavra, un piccolo paese di 500 abitanti della Tessaglia dove lo tsunami che ha travolto tutta l’economia greca è stato percepito solamente come un’eco lontana.

Gli abitanti dichiarano un reddito fra i 30mila e 150mila euro l’anno, merito del lavoro certosino del sindaco (anche se lì si chiama presidente della comunità) Dimitris Tsoukalas che nei primi anni Novanta è giunto in questo borgo privo di acqua corrente e strada e in sedici anni da “presidente della comunità” ha creato un modello di sviluppo sostenibile da far invidia a tutta Europa.

Tsoukalas ha creato un modello economico cooperativistico fra gli abitanti, attirando i giovani e scommettendo sulla green economy.

Gran parte dei residenti sono allevatori con metodi biologici, ma importanti risorse economiche arrivano dalla collaborazione fra i residenti e un parco eolico che permette di vendere energia e ricavare soldi da destinare alla comunità. Le pale installate sul monte Orthris che domina Anavra produce energia elettrica per 13mila famiglie e fa entrare nelle casse pubbliche tra i 50 e i 100mila euro l’anno. E la disoccupazione è a zero. Niente male per un paesino di 500 abitanti.

Via | Greek Reporter

Foto © Getty Images

Davide Mazzocco

Giornalista e saggista, attivo sul web dal 2000 ha collaborato con numerose testate fra cui L'Unità, Narcomafie, La Nuova Ecologia, Slow Food, Terra, Alp, Ciclismo, Sport Week, Extratorino, Suden e Cinecritica. Fra i suoi libri più noti vi sono "Propaganda Pop", "Giornalismo online", "Giornalismo digitale" e "Storia del ciclismo". Ha co-diretto il documentario "Benvenuto Mister Zimmerman".

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