Essendo inserita nel paradigma della crescita per la crescita, l’agricoltura industriale ha l’ossessione di aumentare le rese agricole e per questo mette all’opera un vero e proprio arsenale chimico di centinaia di fertilizzanti e pesticidi. Ma no è detto che funzioni.
L’Italia si distingue per avere un pesante uso di pesticidi, oltre 7 kg per ettaro (dati FAO), eppure come si vede dal grafico in alto (1), le sue rese agricole (sempre dati FAO) sono significativamente più basse, di altri paesi occidentali, dove l’uso di insetticidi e diserbanti è pari alla metà (Francia , Svizzera, Regno Unito), oppure ad un terzo (USA, Irlanda, Austria). Forse, invece di rincorrere il delirio chimico, dovremmo imparare qualcosa da queste nazioni che tra l’altro non vantano un’insolazione maggiore della nostra.
Nel grafico la dispersione dei dati è notevole: le stesse rese vengono ottenute con un’intensità di pesticidi che varia di un fattore 50, mentre con lo stesso valore di pesticidi le rese possono variare anche di 7 volte.
Questo sta ad indicare che i fattori che influenzano la resa sono molteplici, per cui è evidentemente possibile ottenere discreti o buoni risultati senza avvelenare l’ambiente.
(1) La scala sull’asse delle x è logaritmica, altrimenti tutti gli stati con inntesità di applicazione minore di 2 kg/ha si sarebbero trovati accorpati in uno spazio troppo piccolo.
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