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Mille giorni per salvare il clima

Mal contati  ci restano mille giorni per salvare il clima terrestre. Nel 2008 la New Economics Foundation ha avviato il sito ambientalista onehundredmonth.org: cento mesi per salvare il pianeta dal punto di non ritorno climatico, identificato nel superamento di 400 parti per milione di CO2 equivalente (1).

Il termine di 100 mesi, cioè 8 anni è stato stimato supponendo una crescita annua delle emissioni del 3,3%, di cui l’82% a causa di emissioni dell’economia globale, mentre il rimanente 18% è rappresentato da feedback positivi del ciclo del carbonio.

Di questi otto anni ne sono passati già cinque, sprecati in lunghi dibattiti per regolare egoismi e particolarismi nazionali e corporativi e per mettere a tacere le farneticazioni negazioniste degli idioti e dei criminali.

Ci restano 3 anni, 36 mesi, poco più di mille giorni (2) secondo questo calendario che, per quanto basato su stime, è infinitamente più preciso e inquietante delle varie profezie millenaristiche sulla fine del mondo.

La nostra fine del mondo sarà un po’ diversa da come la immaginavano gli antichi; sarà un po’ come perdere un treno che ci impedirà di concludre un affare importante. E questo è il treno più importante di tuta la storia umana.

Provate a seguire i punti 1-2-3 dell’immagine in alto. Per quello che può valere, sarà un passo in più per salvare il salvabile.

(1) Non si sta parlando della concentrazione effettiva di CO2, questa già molto prossima a 400 ppm, ma della concentrazione equivalente al forcing radiativo attuale; in alter parole, CH4 e N2O fanno salire questa concentrazione equivalente, mentre aerosol e vegetazione la fanno scendere

(2) Nota per i pignoli: i 1000 giorni (e le 24000 ore) indicati nella home page del sito sono appunto “malcontati” e simbolici, dal momento che 3 anni=36 mesi=1095 giorni.

EcoAlfabeta

Marco Pagani, Fisico e docente di Matematica e Fisica, attualmente svolge un Dottorato di Ricerca in Scienze Agrarie, Ambientali e Alimentari presso l'Università di Bologna. Si interessa di problematiche ambientali da lungo tempo dopo aver letto molti anni fa "Il cerchio da chiudere" di Barry Commoner, "Il punto di svolta" di Fritjof Capra e "La convivialità" di Ivan Illich. Su questi problemi ha organizzato diversi corsi e seminari coinvolgendo docenti universitari e rappresentanti della società civile. E' autore di pubblicazioni su temi scientifici e ambientali; in collaborazione con Ugo Bardi si è occupato del picco dei minerali, argomento che ha trattato anche nel libro "La vita dopo il petrolio" curato da Pietro Raitano e Gianluca Ruggero. Ha tenuto diversi corsi e seminari sui costi energetici dell'agricoltura, sull'impronta agricola-alimentare e sulla misura del consumo di territorio. E' socio ASPO e WWF, ha dato vita a un GAS (Gruppo di Acquisto Solidale), simpatizza e sostiene attivamente la Rete per la decrescita e il movimento Stop al consumo di territorio. Prim di confluire in Ecoblog, dal 2006al 2012 ha curato il blog ambientale EcoAlfabeta, di cui ora conserva il nickname. Dal giugno 2011 è Consigliere Comunale a Novara. Ama le scienze, la lettura, la scrittura, i viaggi, la montagna, la bicicletta, la musica, la cucina, la compagnia degli amici e della sua famiglia, la pace e l'intelligenza creativa.

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