Rifiuti di Roma, la storia si ripete

La storia si ripete. A Roma da almeno 2767 anni (35 se parliamo di rifiuti urbani, che in termini ambientali sono tantissimi).

E’ un gran caos nella Capitale per la questione rifiuti: a giorni il ministro Orlando, salvo contrordini, dichiarerà esaurito il periodo di commissariamento, e con esso lo stato d’emergenza per i rifiuti nella capitale d’Italia: questo comporterà il commiato del commissario straordinario Goffredo Sottile (che ha gestito l’emergenza in pieni poteri) e con esso di tutti quei provvedimenti emergenziali presi dallo stesso.

Insomma, dal prossimo 9 gennaio Roma dovrà cavarsela da sola: è cominciata così la questua degli uomini di Ignazio Marino alla Provincia di Roma ed alla Regione Lazio (dove le amministrazioni sono “amiche”), perchè è evidente che da sola la città non può farcela. Il problema è sostanzialmente riassumibile con una misura: dove mettere quelle 300 tonnellate di rifiuti indifferenziati che oggi vengono trattate da diversi impianti nel territorio della Regione Lazio?

Un problema non da poco, visto che ogni giorno l’amministrazione comunale riesce a far trattare esattamente la quantità di rifiuti che raccoglie, non un chilo di più e non uno di meno, ma in impianti distanti chilometri dal Raccordo Anulare (una violazione delle norme sul trattamento dei rifiuti possibile grazie ai poteri straordinari del commissario Sottile).

Il blocco della raccolta verificatosi a Natale è stato così giustificato dalla stessa Ama:

“Il ritardo di alcuni giri di raccolta dei rifiuti indifferenziati è dovuto al fatto che la filiera impiantistica, compresi gli stabilimenti di smaltimento finale del Nord Italia, non lavora nei giorni festivi. […] Sono stati temporaneamente portati in aree aziendali di trasferenza che in questi giorni hanno raggiunto la capacità massima di capienza. […] L’azienda ha comunque messo in campo tutto il parco mezzi disponibile per assicurare un servizio di raccolta dei rifiuti efficiente ed efficace e si è attivata per risolvere le criticità ancora presenti al fine di contenere al massimo i disagi per i cittadini.”

Una spiegazione che però non convince e che, osservando la realtà dei fatti, fa pensare che le “aree aziendali di trasferenza” siano in realtà i cassonetti stradali e ampie metrature di marciapiede.

Ignazio Marino ha inviato dunque i suoi Re Magi, nel tentativo estremo di sbrogliare una matassa che pare inestricabile: in Regione però pare abbia trovato orecchie sorde alle sue richieste, con un’amministrazione troppo occupata a sbrogliare un’altra matassa intricatissima, quella sulla sanità. Un grattacapo impopolare non da poco che Zingaretti eviterebbe volentieri di associare anche con l’annosa questione rifiuti.

L’assessore comunale all’ambiente Estella Marino intanto ha spiegato che sono in atto trattative con gli enti locali e con il ministero dell’Ambiente (affinchè si proroghi il commissariamento di almeno un altro anno, cosa possibile se la Regione darà il suo assenso).

Un altro capitolo è la sonora strigliata che il sindaco ha riservato un po’ a tutta l’Ama, la municipalizzata che si occupa della raccolta dei rifiuti e del decoro della città: oltre a far saltare le teste ai vertici, come anticipato giorni fa dallo stesso sindaco, è oggi il turno di alcuni addetti al servizio di raccolta, colti sul fatto da un gruppo di residenti del quartiere Eur mentre mescolavano la differenziata agli altri rifiuti.

“Stiamo mischiando perché altrimenti non facciamo in tempo. Lo abbiamo fatto solo in questo palazzo, spiega l’operatore. È solo un’eccezione perché altrimenti dovrei caricare, andare via e poi tornare, caricare la carta e poi ritornare altre volte. […] Vi facciamo un favore. Altrimenti dovremmo fare duecento viaggi. Ci siamo solo noi a lavoro capisce? Ma guardi che è un’eccezione. Perché c’è la discarica.”

Non una novità, a Roma: era già successo, pochi mesi fa, proprio al sindaco neoeletto Marino, di sorprendere gli addetti a mescolare i rifiuti in quel di Campo de’ Fiori, ma in verità questa è una prassi che a Roma è difficile cancellare.

Si è annunciata un’inchiesta interna, ma qui chi pagherà sarà sempre il solito capro espiatorio: l’operaio Ama che esegue ciò che gli viene detto. Un’ultima evidenza balza però all’occhio: fu lo stesso sindaco Marino a promettere, entro un anno dall’inizio del suo mandato (siamo a sei mesi e non si è mosso uno “zero virgola”) il raggiungimento del 50% di raccolta differenziata: oggi Roma non arriva nemmeno al 30%.

Foto | Luigi Lopomo su Twitter

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