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Colombe dal Papa e gabbiani dai rifiuti, la grande bellezza è tutta qui

Le immagini delle due colombe liberate ieri da Papa Francesco nel cielo di Roma, attaccate ed uccise da un corvo e da un gabbiano, hanno fatto il giro del mondo con una rapidità impressionante.

C’è chi ha invocato una sorta di legge del contrappasso terreno, chi si appella al darwinismo, chi addirittura arriva a scomodare il divino, altri persino con toni infausti: niente di tutto questo, dietro le brutte immagini (quasi da parental control) c’è sempre e solo la mano dell’uomo.

O meglio, la sua inefficienza: il mondo si era già meravigliato alla vista del gabbiano sul comignolo montato sul tetto della cappella Sistina, dal quale si attendeva trepidanti la famosa fumata bianca; eravamo stati noi di Ecoblog a ricordare come la presenza di un gabbiano nel centro di Roma, a più di 30km dal mare, non è esattamente una romanticheria da “Vacanze romane” quanto piuttosto una porcheria da “La grande abbuffata” (quella che vuole intavolare l’amico pennuto).

I gabbiani, infatti, nella città Eterna non ci sono mai stati: sono arrivati dal mare (che è molto vicino ma non abbastanza) negli ultimi 15-20 anni, da quando il loro habitat si è spopolato di cibo (complice l’inquinamento del litorale laziale e la pesca intensiva): migrati sui cieli romani per fame i gabbiani sono rimasti sull’Urbe per ingordigia, grazie alle migliaia di cassonetti di rifiuti stradali che rappresentano per loro un vero e proprio baccanale a cielo aperto.

La sporcizia in città ha fatto il resto: i gabbiani romani sono oramai animali tipici di questa zona del mondo, privi di accento laziale ma decisamente aggressivi con chiunque metta a repentaglio il loro pasto (gatti e uomini compresi).

Mi sono personalmente trovato a fuggire a gambe levate all’interno del cortile della biblioteca del quartiere Testaccio quando una mamma-gabbiano, preoccupata per la sicurezza delle sue uova (covate in un’intercapedine in muratura): il tutto, ripeto, a ben 30km dal mare. Un’altra volta un altro signor gabbiano mi ha letteralmente bloccato la strada (ero in auto) mostrandosi in tutta la sua compiacenza paffuta.

Il gesto di liberare le colombe, per il Papa (da Giovanni Paolo II è una vera e propria tradizione, nel simbolismo cattolico) rappresenta un aulico momento di gioia mistica, un gesto ricco di simbologie positive che tuttavia (è già successo) spesso si trasforma in uno spettacolo vietato ai minori: già con Papa Benedetto XVI una colomba si rifiutò di uscire, rifugiandosi impaurita da un gabbiano che la aspettava fuori nello studio del Papa. Questa volta i candidi pennuti sono stati presi di mira da un aggressivo gabbiano e da un corvo, la quale presenza è anch’essa oggetto di un piccolo mistero.

Un mistero che in realtà si svela semplicemente scartabellando tra le carte del Comune di Roma: il taglio assoluto da spending review voluto dal Campidoglio sui fondi del Progetto Storni, utile anche per mitigare la presenza di corvi e cornacchie in questa stagione, affolla parecchio i cieli capitolini (oltre 4 milioni gli uccelli censiti).

Immagini fantastiche che tuttavia nascondono non pochi problemi per la cittadinanza: non ultimo lo spettacolo vietato ai minori della domenica in San Pietro. E’ questa “La grande bellezza” di Roma: il fascino eccezionale di una città che mostra, nelle sue particolarità, tutta la sua decadenza.

Foto | Elena Cranchi su Twitter

A.S.

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