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Dutch Cycling Embassy, gli ambasciatori della ciclabilità nel mondo

L’Olanda continua a essere leader mondiale nelle politiche della ciclabilità. I processi di demotorizzazione sono stati favoriti dalla limitatezza dei rilievi, dalla facilità dei percorsi, dalla creazione delle piste ciclabili e di servizi per l’intermodalità fra due ruote e mezzi pubblici. Nella serata d’inaugurazione del festival Cinemambiente – che quest’anno ha scelto come propria immagine proprio una pista ciclabile, anzi, un red carpet per ciclisti, è stata presentata la Dutch Cycling Embassy, un network pubblico e privato che si propone di offrire, fuori dai confini dei Paesi Bassi, consulenze in merito alla pianificazione urbana, alla progettazione stradale, al bikeparking e alla politica del traffico.

Il network è nato per far fronte alla crescente richiesta, da parte delle amministrazioni pubbliche di tutto il mondo, di consulenze sulle modalità di ottimizzazione delle reti infrastrutturali urbane espressamente dedicate alla bicicletta. I tre fattori che hanno portato all’aumento della domanda sono:
1) una nuova urbanizzazione e la rivitalizzazione del tessuto urbano;
2) la transizione del settore dei trasporti verso la sostenibilità;
3) l’interesse verso le normative olandesi sulla ciclabilità che contribuiscono in modo significativo al miglioramento della mobilità urbana, della sicurezza stradale, del flusso del traffico, della salute e della riduzione delle emissioni.

Si tende a pensare che a i costi per creare le infrastrutture per la ciclabilità siano elevati, ma non è così. Sono ormai sei anni che viaggio per diffondere un nuovo approccio: occorre “seminare” nei luoghi e nelle aree più care ai cittadini, dove si va per piacere e non per obbligo. Se si creano le infrastrutture per raggiungere questi luoghi la gente capirà che è più comodo, più veloce e più conveniente,

ha detto Marc van Woudenberg di Dutch Cycling Embassy.

Via | Dutch Cycling Embassy

Foto | Youtube

Davide Mazzocco

Giornalista e saggista, attivo sul web dal 2000 ha collaborato con numerose testate fra cui L'Unità, Narcomafie, La Nuova Ecologia, Slow Food, Terra, Alp, Ciclismo, Sport Week, Extratorino, Suden e Cinecritica. Fra i suoi libri più noti vi sono "Propaganda Pop", "Giornalismo online", "Giornalismo digitale" e "Storia del ciclismo". Ha co-diretto il documentario "Benvenuto Mister Zimmerman".

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