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I cambiamenti climatici nel rapporto Ipcc 2014

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La conclusione del rapporto Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change, l’organismo Onu che monitora i cambiamenti climatici) è molto chiara: se si vuole limitare a 2° l’aumento della temperatura sulla Terra nel corso dei prossimi cento anni bisogna arrivare all’abbandono completo dei carburanti fossili (gas, petrolio, carbone) entro il 2100 (il report completo si può trovare qui). Il passaggio intermedio per arrivare alla fine di questo secolo è quello di produrre, entro il 2050, metà dell’energia del pianeta da fonti a bassa emissione di inquinanti. Tra queste fonti, viene inclusa anche l’energia nucleare.

L’alternativa, d’altra parte, non è delle più auspicabili: le emissioni di gas serra causeranno un ulteriore riscaldamento e causeranno cambiamenti di lunga durata in tutte le componenti del sistema climatico, aumentando il rischio di irreversibili conseguenze per l’umanità e per l’ecosistema. Le strade per evitare questo scenario apocalittico sono due: o si smette di usare combustibile fossile, oppure si inventano tecnologie in grado di catturare i gas serra, che hanno raggiunto il loro picco di emissioni in 800mila anni.

Le tecnologie sono allo studio, ma non ci sono ancora stati sviluppi tali da poter pensare che entro breve diventino realtà; le maggiori chance di successo sono quindi legate a un serio sviluppo delle energie rinnovabili. Energie in grado di evitare che gli effetti del riscaldamento globale (che secondo l’Ipcc è causato con una probabilità del 95% dall’uomo, responsabile dell’aumento dei gas serra dovuto a combustione di carboni fossili e la deforestazione ) continui a causare l’acidificazione degli oceani, lo scioglimento dei ghiacci e la minore resa dei campi che si sta esperendo in diverse zone del mondo.

Gli ultimi trent’anni, d’altra parte, sono stati i più caldi da 1.400 anni a questa parte. La Terra può sopportare ancora un aumento di 2°, se non si cambia strada, però, il rischio è che la temperatura possa crescere anche di 5° entro la fine del secolo. Per riuscire nella lotta ai cambiamenti climatici, è però fondamentale che prima cessi la lotta tra i paesi sviluppati e in via di sviluppo, che hanno in questa occasioni si sono scontrati nel decidere la stesura finale del testo. La divisione, in fondo, è sempre la stessa: le nazioni ricche chiedono a tutti di fare la loro parte, le nazioni in via di sviluppo rispondono affermando che le maggiori responsabilità per la situazione in cui ci troviamo risiedono nei paesi già industrializzati, e che quindi sono questi ultimi a dover impegnarsi di più.

Andrea S.

Messa in tasca la laurea in Comunicazione Politica alla Statale, ho iniziato a lavorare saltando da un posto all'altro nelle veci di giornalista, redattore, editor, web-editor, blogger: l'importante è che abbia a che fare con la parola scritta.

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