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Oscar 2015: sfida eco fra Virunga e Il sale della terra

Nella categoria del miglior documentario sono due candidati “forti” agli Oscar 2015, due film che parlano di difesa dell’ambiente e lo fanno con un impianto narrativo e una qualità fotografica sbalorditivi: Virunga e Il sale della terra. Due candidati “forti”, per le storie che raccontano e per come le raccontano, se la dovranno vedere con Citizenfour di Laura Poitras, il documentario su Edward Snowden diretto da una delle giornaliste più pericolose d’America, la donna che affianca Glenn Greenwald e Jeremy Cahill nell’ambizioso progetto giornalistico The Intercept.

Avamposto del Soft Power ovverosia del potere persuasivo con il quale gli Stati Uniti colonizzano l’immaginario occidentale da un secolo a questa parte (e globale da qualche decennio in meno), gli Academy Awards si sono rivelati molto spesso veicoli di messaggi politici, quando non geopolitici, messaggi molto spesso orientati verso un pubblico democratico. I premi, con la loro visibilità planetaria, hanno sistematicamente privilegiato il messaggio a discapito di un rinnovamento e del sostegno alla reale qualità dei premiati. In questa logica di premi molto spesso pretestuosi dati a prescindere dalla qualità, ma in virtù dell’importanza del tema, ambiente ed ecologia hanno sempre rappresentato una nicchia di scarso interesse.

Quest’anno Virunga e Il sale della terra sembrano avere tutte le carte in regola per spezzare una tradizione anti-ecologista che solamente Una scomoda verità di Davis Guggenheim nel 2006 e The Cove di Louie Psihoyos nel 2009 sono riusciti a interrompere grazie alla potenza di un discorso fortemente universale.

Anche questa volta la battaglia sarà giocata sull’importanza del tema? È chiaro che i tre documentari favoriti propongono tematiche cruciali per il futuro dell’umanità: Virunga quella delle scelte fra salvaguardia della natura e risorse fossili, Il sale della terra quella degli equilibri sociali e naturali, Citizenfour della libertà e della privacy.

Virunga è un documentario sbalorditivo, Orlando von Einsiedel è riuscito ad amalgamare documentario naturalistico, reportage di guerra e inchiesta giornalistica in un prodotto di magistrale coerenza stilistica, più appassionante di qualsiasi action movie, perché è tutto vero. E il film è stato parte integrante di una campagna del WWF per la salvaguardia del parco nazionale più antico d’Africa.

Il sale della terra, firmato da un maestro come Wim Wenders e da Juliano Ribeiro Salgado, racconta la storia del fotografo Sebastião Salgado attraverso quasi cinquant’anni di scatti. In un meraviglioso bianco e nero che si riempie di tutte le sfumature che Salgado è riuscito a dare a questi due colori viene raccontata la bellezza della terra e dei suoi abitanti. Dopo avere inseguito per anni i volti, dopo il dramma del Ruanda, Salgado decide di ritrarre le terre vergini, ma torna alla fattoria della sua famiglia per compiere un “miracolo” far rivivere la foresta scomparsa della sua infanzia.

Due film mirabili, fra i più belli visti nel 2014, corrono per l’Oscar e, proprio per la rilevanza che questi premi hanno a livello globale, sarebbe importante che si premiasse l’ecologia facendola uscire dalla nicchia che, nel nostro Paese, trova in un festival Cinemambiente la vetrina più importante e prestigiosa.

Foto | Ufficio Stampa Cinemambiente

Davide Mazzocco

Giornalista e saggista, attivo sul web dal 2000 ha collaborato con numerose testate fra cui L'Unità, Narcomafie, La Nuova Ecologia, Slow Food, Terra, Alp, Ciclismo, Sport Week, Extratorino, Suden e Cinecritica. Fra i suoi libri più noti vi sono "Propaganda Pop", "Giornalismo online", "Giornalismo digitale" e "Storia del ciclismo". Ha co-diretto il documentario "Benvenuto Mister Zimmerman".

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