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Prodotti senza olio di palma: sulle confezioni sempre più diciture “palm oil free”

Ogni volta che si parla di olio di palma, il dibattito pubblico su questa diffusissima materia prima si spacca in due parti: da una parte i detrattori, coloro che, oltre a sottolinearne la nocività per l’ambiente, pongono l’accento sulle conseguenze sulla salute, dall’altra i sostenitori, quelli che dicono che non fa male alla salute e che le aziende serie utilizzano soltanto olio di palma da piantagioni certificate.

Anche se in scala ridotta, sembra di assistere alla stessa contrapposizione che vede i sostenitori dei cambiamenti climatici da una parte e i negazionisti dall’altra. Sostituite l’olio di palma con il petrolio: in entrambi i casi il movente dei negazionisti è il margine di guadagno che le due risorse garantiscono alle aziende che coltivano ed estraggono. Quello dell’olio di palma è un business enorme che fa piazza pulita della concorrenza potendo contare su un ingrediente a buon mercato che riduce i prezzi del 40-50% rispetto a chi utilizza olio o burro. La sfida sul prezzo fra chi lo utilizza e chi non lo utilizza è improponibile, ma dall’inizio di quest’anno, da quando cioè l’Unione Europea ha reso obbligatoria la dicitura “olio di palma” invece del più generico “olii vegetali”, si è potuta aprire una nuova sfida che privilegia salubrità ed etica al prezzo.

L’obbligo della dicitura ha permesso ai consumatori di capire chi utilizza e chi non utilizza olio di palma. Dopo una prima fase nella quale le aziende alimentari non hanno voluto esplicitare la loro posizione, limitandosi a elencare gli ingredienti come da regolamento, da qualche settimana a questa parte hanno deciso di giocare la carta della segnalazione “senza olio di palma” o “palm oil free”.

Personalmente mi sono accorto della nuova dicitura acquistando una confezione di biscotti che prima dell’estate non segnalava l’assenza di olio di palma.

Fra i pionieri di questa tendenza c’è Alce Nero, il marchio che ha rinunciato all’olio di palma nei frollini nel lontano 2004. Successivamente anche Arte Bianca, Gentilini e Grondona hanno seguito la stessa strada.

Il vero giro di vite c’è stato quest’anno, non per una presa di coscienza collettiva, ma soltanto per ragioni di business. In soldoni: se non ci fosse stato l’obbligo di segnalazione fra gli ingredienti il divario di prezzo fra utilizzatori e non utilizzatori sarebbe rimasto “immotivato”.

Dopo un po’ di mesi di “transizione” alcuni marchi hanno deciso di rinunciare all’utilizzo e molti hanno scelto di inserire la dicitura “senza olio di palma” sulle proprie confezioni, in modo da essere più competitivi sul mercato. Il numero dei marchi che hanno eliminato (totalmente o parzialmente) la sostanza dai loro prodotti sono, fra gli altri, Misura, Paluani, Granoro, Tre Marie, Galbusera, Viaggiator Goloso, Coop ed Esselunga.

Altre aziende invece di investire su ingredienti di qualità hanno preferito investire su campagne di comunicazione a favore dell’olio di palma. Alcune delle imprese che lo utilizzano in abbondanza, inutile dirlo, sono fra le più importanti inserzioniste pubblicitarie del settore alimentare…

Foto | Mazzocco

Davide Mazzocco

Giornalista e saggista, attivo sul web dal 2000 ha collaborato con numerose testate fra cui L'Unità, Narcomafie, La Nuova Ecologia, Slow Food, Terra, Alp, Ciclismo, Sport Week, Extratorino, Suden e Cinecritica. Fra i suoi libri più noti vi sono "Propaganda Pop", "Giornalismo online", "Giornalismo digitale" e "Storia del ciclismo". Ha co-diretto il documentario "Benvenuto Mister Zimmerman".

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