Agenzia delle Entrate, brutte sorprese in arrivo se hai debiti con il Fisco-ecoblog.it
Occhio ai debiti col Fisco, potrebbero prelevarti somme direttamente dal conto corrente. Tutto quello che devi sapere.
Contrarre debiti è certamente una delle cose che più mettono a dura prova un cittadino. Se poi li si contrae con il Fisco, il timore di non riuscire a saldare aumenta e può creare una certa ansia. Questo, soprattutto per le conseguenze che derivano da rate non versate.
Come sappiamo, può succedere che una persona finisca per ritrovarsi un fermo amministrativo o un pignoramento. Ma non è l’unico problema che potrebbe verificarsi. Nello specifico, ci sono delle novità, per l’anno in corso, che riguardano i rapporti intercorrenti tra Pubblica Amministrazioni e lavoratori autonomi, nel dettaglio liberi professionisti.
Debiti col Fisco, cambiano i rapporti tra PA e lavoratori autonomi
A partire dal prossimo 15 giugno entra in vigore una modifica molto significativa per ciò che concerne i pagamenti delle PA, nei confronti degli autonomi.

Nel dettaglio, se ci saranno debiti iscritti a ruolo, il pagamento dovuto al professionista sarà bloccato o subirà una decurtazione in automatico, anche se si tratta di cifre basse. Fino a questo momento, la verifica presso il Fisco occorreva solo se i pagamenti dovuti oltrepassavano i 5.000 euro.
Tuttavia, con la modifica in questione, il cambiamento farà la differenza. Non esisterà più la soglia dei 5.000 euro e quindi, per qualunque cifra dovuta dalla PA a un professionista, scatterà un controllo atto a verificare se vi siano debiti con l’Agenzia delle Entrate.
Persino una multa di importo basso, non pagata, può portare a non vedersi liquidare il compenso. Ergo, nel caso in cui il lavoratore autonomo risulti essere inadempiente, l’ente pubblico pagherà l’importo dovuto all’ADER finché non si copra il debito.
Il professionista, quindi, si vedrà accreditare ciò che sarà in eccesso rispetto a quanto deve al Fisco. Non servirà nessun pignoramento, perché si procederà direttamente in questo modo.
La retribuzione per prestazioni svolte può essere completamente bloccata oppure trattenuta in parte. Si tratta di una legge che ha sollevato forti polemiche e il Consiglio Nazionale Forense l’ha ritenuta “vessatoria e discriminatoria”. I timori che hanno suscitato maggior clamore sono legati a effetti paralizzanti sull’attività professionali e anche una sorta di compressione, per quel che concerne il diritto di difesa.
Questo perché non c’è pignoramento, e il professionista non può impugnarlo. Spesso i debiti iscritti a ruolo possono essere frutto anche di cartelle non notificate, atti cancellate o pretese non legittime. In questo caso, verrebbe meno il pignoramento, per cui il professionista finirebbe per non essere tutelato.
