Donazioni di denaro nel 2026: attenzione a limiti e franchigie prima di fare un bonifico -ecoblog
Un gesto generoso può diventare un nodo fiscale se non si rispettano soglie, forme e diritti degli eredi: ecco cosa sapere prima di fare un bonifico o consegnare contanti.
Regalare denaro a un figlio, a un fratello o a un amico è un atto che nasce quasi sempre da un’esigenza concreta: aiutare nell’acquisto di una casa, sostenere un progetto, offrire un supporto in un momento difficile. Nel 2026, però, la facilità con cui si trasferiscono somme tramite home banking o app digitali non deve far dimenticare che si tratta, a tutti gli effetti, di una donazione.
E quando si parla di donazioni di denaro, entrano in gioco regole fiscali precise, come eventuali imposte, ma anche di modalità di trasferimento, obblighi formali e tutela degli eredi. Elementi che, se trascurati, possono generare controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate e contestazioni anche a distanza di anni.
In realtà non esiste un tetto unico valido per tutti, ma esistono limiti che cambiano in base al rapporto tra chi dona e chi riceve, all’importo e alla situazione patrimoniale complessiva. Ed è proprio qui che molti contribuenti commettono errori.
Contanti, bonifici e tracciabilità: cosa cambia
Nel 2026 il trasferimento di denaro contante tra soggetti diversi non può superare i 5.000 euro. Questo significa che una donazione in contanti non può eccedere i 4.999 euro per singola operazione. Superare questa soglia espone a sanzioni amministrative, indipendentemente dal fatto che si tratti di una donazione tra parenti. Diverso è il caso del bonifico bancario o di altri strumenti tracciabili: non esiste un limite massimo all’importo trasferibile. Tuttavia, l’assenza di un tetto non equivale a libertà assoluta. È fondamentale poter dimostrare la natura dell’operazione. Una semplice causale non sempre è sufficiente: in caso di verifica, può essere richiesta una documentazione con data certa che attesti la volontà di donare.

È buona prassi predisporre una scrittura privata firmata dalle parti, conservandola per almeno sei anni. Questo vale sia per chi dona sia per chi riceve, perché entrambi potrebbero essere chiamati a giustificare l’operazione. E arriviamo al punto che interessa si più: l’imposta sulle donazioni varia in base al grado di parentela. Tra genitori e figli, così come tra coniugi, non si paga nulla fino a 1 milione di euro per ciascun beneficiario. Sulla parte eccedente si applica un’aliquota del 4%. Tra fratelli e sorelle la franchigia scende a 100.000 euro, con aliquota del 6% oltre tale soglia. Per parenti più lontani e per soggetti estranei al nucleo familiare – come gli amici – non è prevista alcuna franchigia: l’imposta si applica sull’intero importo, con aliquote che possono arrivare all’8% a seconda dei casi. Attenzione però: l’imposta non è l’unico aspetto da considerare.
La legge distingue tra donazioni di modico valore e donazioni di importo rilevante. Le prime non richiedono l’intervento del notaio; le seconde sì. Ma cosa significa “modico valore”? Non esiste una cifra fissa: si valuta in rapporto alla situazione economica di chi dona e di chi riceve. Una somma che per un soggetto rappresenta un sacrificio patrimoniale significativo non può essere considerata modica. In questi casi è necessario un atto pubblico redatto dal notaio, pena il rischio di nullità della donazione.
Ignorare questo passaggio può avere conseguenze non solo fiscali, ma anche civilistiche. Anche i trasferimenti tramite piattaforme online – come PayPal – sono tracciabili e assimilati ai bonifici. Il fatto che si tratti di “invio di denaro a un amico” non elimina gli obblighi fiscali. Restano valide le regole su imposte, documentazione e modico valore. I limiti tecnici imposti dalla piattaforma (conto verificato, carta collegata, ecc.) non sostituiscono quelli previsti dalla normativa tributaria.
C’è infine un aspetto spesso trascurato: la quota di legittima. Coniuge e figli (o, in assenza di questi, i genitori) hanno diritto a una parte del patrimonio che non può essere lesa da donazioni effettuate in vita. Se la donazione eccede la quota disponibile, gli eredi possono agire per la riduzione dell’atto e chiedere la restituzione delle somme. La percentuale liberamente donabile varia in base al numero degli eredi: con un solo erede legittimario si può disporre liberamente della metà del patrimonio; con più eredi la quota disponibile si riduce progressivamente.
