Lo bevi tutti i giorni, ma è altamente inquinante: la scoperta che mette in allarme il mondo intero - ecoblog.it
Una nuova analisi scientifica rivela dettagli inquietanti su una sostanza che consumiamo ogni giorno senza immaginare il suo impatto sull’ambiente.
L’idea che qualcosa di così comune possa trasformarsi in un inquinante ambientale sembra difficile da accettare. Eppure, le ricerche più recenti stanno indicando un quadro ben diverso da quello che potremmo immaginare. Una sostanza che molti assumono quotidianamente starebbe infatti emergendo come un indicatore di contaminazione diffuso nei fiumi, nei laghi e persino nell’aria.
Un fenomeno che ha spinto gli esperti a sollevare dubbi e domande, soprattutto osservando cosa accade in alcune città europee e in aree turistiche insospettabili.
Caffeina, un inquinante che non ti aspetti
Secondo uno studio del 2022, che ha analizzato 258 fiumi in 104 Paesi, la caffeina si presenta in oltre la metà dei siti monitorati, inclusi corsi d’acqua presenti nella città di Roma. Una presenza così estesa che ha sorpreso molti ricercatori. Il geologo Gianfranco Bazzoli, che già vent’anni fa aveva documentato casi simili nei fiumi del Trentino, spiega che la caffeina si utilizza spesso come tracciante per individuare contaminazioni di origine antropica. In pratica, la sua presenza permette di capire se un’infrastruttura fognaria presenta anomalie o se determinati scarichi non vengono gestiti correttamente.
Il caso più emblematico riguarda proprio una sorgente trentina situata a 1.200 metri di altitudine. Qui un picco di caffeina, registrato soprattutto nei mesi estivi, ha permesso di risalire al problema: scarichi provenienti da impianti turistici durante periodi di forte afflusso, complicati dalla presenza di una cabinovia distante solo pochi chilometri.
Non tutto però dipende dal classico caffè mattutino. Come ricorda Sara Castiglioni, responsabile di laboratorio presso l’Istituto Mario Negri, la caffeina e i suoi metaboliti entrano nell’ambiente anche attraverso bibite alla cola, energy drink e perfino tè, che contiene teina, una molecola molto simile.
Nei Paesi anglosassoni il problema più evidente riguarda le enormi tazze di caffè acquistate quotidianamente, solo nel Regno Unito se ne consumano circa 98 milioni al giorno, che spesso finiscono parzialmente negli scarichi. In Italia, invece, la questione riguarda in particolare i fondi di caffè buttati nel lavandino e i residui espulsi con le urine.

Gli studi del Mario Negri sui fiumi lombardi mostrano che i depuratori riescono a filtrare gran parte della caffeina in ingresso. Tuttavia, il fatto che la sostanza sia ancora presente nei laghi e nei corsi d’acqua suggerisce la presenza di scarichi non trattati correttamente.
Le analisi svolte negli ultimi anni hanno evidenziato che la caffeina contribuisce ad acidificare l’acqua, abbassandone il pH. Non è tutto: la decomposizione dei residui organici collegati al caffè sottrae ossigeno ai sistemi acquatici, alterando l’equilibrio di laghi e fiumi. Ulteriori studi mostrano effetti diretti sul metabolismo e sulla crescita di alghe d’acqua dolce e larve, con ripercussioni che raggiungono anche organismi marini.
Gli esperti ricordano che il caffè e i suoi fondi non vanno mai versati nel lavandino, così come accade per gli oli domestici. Lo smaltimento corretto è nell’umido. Esiste però anche un’alternativa utile: usare i fondi come fertilizzante naturale, come repellente per insetti o diluiti per l’irrigazione del giardino. Un piccolo gesto quotidiano può davvero fare la differenza, soprattutto se si considera che ciò che beviamo ogni giorno ha un impatto molto più ampio di quanto pensiamo.
