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Il piano Obama per il clima riuscirà a salvarci?

Il piano Obama per il clima fa discutere ambientalisti e scienziati, giornalisti e intellettuali. E’ un gesto politico importante, ma ha bisogno del supporto e dell’azione di molti per essere messo in pratica

Il piano presentato dal presidente Obama per il clima sta facendo discutere il mondo ambientalista e scientifico. Leo Hickman sul Guardian ha svolto un’interessante rassegna delle più significative reazioni di questi giorni.

A parte le reazioni banali e scontate del Wall Street Journal  in una difesa di retroguardia del vecchio establishment economico (in altre nazioni  le emissioni aumentano, la crescita delle temperature rallenta (1)), il New York Times e il Washington Post riconoscono l’importanza del piano in termini di obiettivi e di coraggio, ma esprimono dubbi sui modi e sui tempi della sua realizzazione, perché gli interventi proposti, non dovendo passare dal Congresso, hanno un raggio di azione limitato e perchè occorre mettere in moto una complessa macchina di enti e agenzie.

Si tratta di un piano che naturalmente tutela gli interessi americani, ma che può servire da esempio per altri, visto che con ritardo gli USA si stanno allineando alla politica dell’UE.

Il World Resources Institute invita l’Environmental Protection Agency a definire in fretta i nuovi target di emissione, altrimenti gli obiettivi non saranno raggiunti.

Greenpeace saluta positivamente la mossa di Obama contro l’inquinamento del carbonio, ma nota giustamente che per coerenza andrebbero stoppati l’oleodotto Keystone, il fracking e le trivellazioni artiche.

Mentre l’impatto delle misure potrebbe essere limitato, secondo Carbon brief, l’intervento di Obama inizia a spingere seriamente verso l’azione, nella speranza che il resto del governo, dell’amministrazione e del Congresso seguano a ruota.

Il climatologo Piers Forster dell’Università di Leeds ha fatto subito i conti degli effetti delle sole riduzioni proposte da Obama da qui al 2020: usando modelli climatici, ha stimato un minore aumento delle temperature di 0,02-0,04 °C, ovvero il superamento dei “°C rispetto all’epoca preindustriale con un ritardo di 2-5 anni. «Può sembrare poco»conclude, «ma tutto aiuta

Aggiungendo a questa rassegna la mia modestissima opinione, osservo che, come avrebbe detto  Bertolt Brecht, serve poco usare la testa solo per scuoterla, e come avrebbe detto Antonio Gramsci, al pessimismo del giudizio occorre unire l’ottimismo della volontà.

Il gesto di Obama ha un significato politico importantissimo a prescindere dalle sue ricadute pratiche e forse più che chiederci cosa potrebbe di più, dovremmo iniziare a chiederci cosa possiamo fare noi più di quello che già facciamo.

1) E’ evidente che dopo anni di ottuso negazionismo da parte dell’amministrazione USA, è fondamentale che la principale nazione del pianeta dia il buon esempio, visto che anche la Cina si sta orientando in questo senso. Il cosiddetto rallentamento della crescita delle temperature è poi un fenomeno di breve respiro che non va a intaccare il trend di lungo periodo.

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