Nelle piattaforme petrolifere del Mare del Nord 55 fuoriuscite in un mese

Greenpeace denuncia 55 fuoriuscite nell’ultimo mese dalle piattaforme offshore di Shell, BP e BG

Greenpeace lancia l’allarme: gli impianti e le piattaforme offshore dell’industria petrolifera britannica avrebbero rilasciato nel Mare del Nord petrolio e alter sostanze chimiche in ben 55 occasioni soltanto nell’ultimo mese. Le strutture gestite da Shell, BP e BG.

Per Greenpeace si tratta di dati allarmanti specialmente se rapportati a compagnie che stanno cercando di convincere il mondo che dovrebbe essere consentito trivellare nella acque incontaminate dell’Artico.

Stanno cercando di convincere il mondo della possibilità di operare in sicurezza in uno degli ambienti più duri del mondo, ma non possono impedire la costante fuoriuscita di petrolio e di altre sostanze inquinanti che filtrano nelle acque relativamente sicure del Mare del Nord. Questo farà poco per aumentare la fiducia del pubblico nella loro capacità di perforare in Artico senza danneggiare questo angolo del pianeta incredibilmente fragile e bello.

Per l’industria petrolifera le perdite sono contenute e le sostanze relativamente innocue. Uno degli incidenti più importanti dell’ultimo periodo è avvenuto il 3 giugno quando Shell ha perso lubrificante e altri scarichi chimici dalle piattaforme Brent Bravo e Brent Charlie.

BP che sta facendo i conti con il mega-processo per la marea nera nel Golfo del Messico ha segnalato di avere avuto alcune perdite di greggio al largo della Paul B. Loyd Jr.  il 6 giugno scorso.

Mike Borwell, direttore delle questioni ambientali dell’Oil & Gas Uk, ha dichiarato che

la stragrande maggioranza delle 103 fuoriuscite di quest’anno sono piccoli rilasci di sostanze chimiche che non hanno il potenziale per causare un incidente rilevante.

Ma dopo ciò che è successo tre anni fa come si fa a credere ancora ai comunicati che ci giungono dai gruppi di pressione dell’industria petrolifera?

Via | The Guardian

Foto © Getty Images

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